| INTERVISTE
Angeletti "Finalmente fanno delle auto che si vendono,
ma non basta per il futuro"
di Laura Matteucci
Milano - "Sarà banale ma non cessa per questo di essere vero: il ritorno all’utile
dipende solo dal fatto che la Fiat è tornata a vendere automobili, che produce auto apprezzate dal mercato. Questa è
la soluzione alla crisi, la notizia davvero buona".
Vera svolta o successo momentaneo?
"Questo adesso non si può dire. Considerando che i nuovi modelli Fiat, quelli
che stanno andando bene, dureranno sul mercato un paio d’anni, la domanda è: in questo lasso di tempo
l’azienda avrà guadagnato abbastanza, avrà accumulato risorse sufficienti per potersi considerare
risanata? Le quote di mercato avranno continuato ad aumentare?". Parla Luigi Angeletti, segretario generale Uil.
Perchè se Montezemolo commenta i dati trionfante, i sindacati restano in allarme sul futuro della Fiat. Oggi sono
circa 700 gli impiegati degli enti centrali (degli uffici amministrativi) in cassa integrazione, e i sindacati
temono che gli esuberi arrivino ad un migliaio. Mentre prosegue la cassa integrazione a rotazione anche negli
stabilimenti, Mirafiori e Cassino innanzitutto.
La preoccupazione per i lavoratori resta tutta.
"Fino a qualche mese fa la sola idea che davvero la Fiat avrebbe aperto una
linea di produzione della Punto a Mirafiori destava quantomeno qualche perplessità. Perplessità fugate dal fatto
che la Punto si vende, sta ottenendo un buon successo. Come dicevo prima, è questa la base di tutto. tanto
che l’arrivo della Punto a Torino è stata addirittura anticipata. Per molto tempo, la linea è stata
praticamente opposta: si vende quello che si produce. Un’idea che è alla stessa origine della crisi della Fiat. Adesso si
è iniziato a pensare che si debba produrre solo quello che si vende. È chiaro che restano molte preoccupazioni,
che devono essere gestite con buonsenso da parte di tutti. Senza polemiche".
Maroni continua a dire che il governo non farà favori alla Fiat. Che di
assistenzialismo non vuole sentire parlare.
"Ecco, appunto. Passa il messaggio che il sindacato sia conservatore,
nostalgico degli aiuti statali, quando in tutti i paesi sufficientemente strutturati dal punto di vista sociale è
assolutamente normale che il governo affronti i problemi industriali e dei posti di lavoro. Non abbiamo mai detto che non si
possa discutere degli strumenti a disposizione, degli ammortizzatori sociali. Diciamo: esiste un problema sociale
serio, oggettivo, cui bisogna dare risposte, e per farlo dobbiamo utilizzare gli strumenti di cui disponiamo
oggi".
C’è anche un problema di assetto proprietario. E una questione piuttosto
pressante è: gli Agnelli avranno l’interesse e le risorse per investire?
"Mi sembra che gli attuali azionisti intendano scommettere sull’auto. Gli
investimenti in questo senso sono stati sufficienti, almeno finora. La struttura proprietaria è stabile, anche dopo
l’aumento di quote di capitale per mettersi al riparo da eventuali scalate. Per noi questi sono motivi di
soddisfazione. Il problema degli investimenti va visto in prospettiva, bisogna cercare di accumulare oggi per
investire domani".
Bisogna anche cercare alleanze? Marchionne, l’amministratore delegato, ne
ha già annunciata una entro l’anno.
"Alleanze di carattere industriale senza dubbio sì, vanno cercate. Di
carattere finanziario invece non ne vedo il bisogno, al momento. Tra un paio d’anni se ne potrà ridiscutere. Quello che
serve adesso sono la capacità e l’intelligenza di proporre e lanciare modelli apprezzabili".
Quanto pesa una Fiat che torna in utile sull’intero sistema industriale
italiano?
"Molto. Si è teorizzato a lungo sull’ipotesi che la Fiat dovesse smettere di
produrre auto, ma la verità è che nessun paese industrializzato può permettersi di dismettere un settore
strategico come questo. L’Italia non può fare a meno dell’auto, quindi non può fare a meno della Fiat. Del resto, la
lettura dei dati sull’andamento della produzione industriale indica che questa è fortemente condizionata dall’auto. E,
se l’industria registra qualche segnale di ripresa, è dovuto soprattutto alla Fiat".
L'Unità, 31 gennaio 2006
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