L’argomento che abbiamo affrontato nel corso di questa giornata rappresenta uno dei presupposti più importanti per i lavoratori, nonostante molto spesso venga sottovalutato, o ancora peggio, considerato quasi un oggetto da cronaca nera. Su molti posti di lavoro, purtroppo, non si rischiano solo incidenti, più o meno gravi. Molto spesso si corre il serio pericolo di perdere quanto di più prezioso possegga un uomo, la propria vita.
Il lavoro occupa gran parte della nostra esistenza. È per questa ragione che è di primaria importanza affrontare tematiche quali la qualità dell’ambiente nel quale lavoriamo, le condizioni nelle quali si adempie al proprio compito, i rischi che provoca il mancato rispetto delle norme di tutela. Siamo tutti ben consapevoli di quanto sia essenziale lavorare in un ambiente sano.
Malgrado questa consapevolezza, però, pochi e del tutto modesti sono stati i progressi che la nostra società ha compiuto lungo questa strada. I risultati raggiunti fino ad ora sono così esigui che non possono essere considerati soddisfacenti. Nonostante tutti i nostri sforzi, il nostro impegno e le leggi in materia, ci sono almeno due importanti questioni ancora in attesa di una soluzione.
In primo luogo quella di una radicata sottocultura che impera da lunghi anni alle spalle dei lavoratori e che ha portato a considerare il lavoro solo nella sua parte economica, a valutarlo e pensarlo, quindi, solo sulla base del suo costo.
Negli ultimi tempi questa realtà, questa sorta di “filosofia” è stata ben nascosta nelle affermazioni e nelle dichiarazioni, ma non ha mancato di manifestarsi nei comportamenti. L’idea che per essere competitivi bisogna far costare di meno il lavoro, nei fatti non è stata abbandonata. Pagare sempre meno i lavoratori, non vuol dir altro che trascurare ogni modalità di tutela, non applicare le norme, non rispettare le regole per la prevenzione di incidenti e non investire il proprio denaro per migliorare la qualità dell’ambiente di lavoro.
Si è convinti che risparmiare non solo sui salari ma anche sulla salute dei propri dipendenti sia funzionale ad una competizione più forte.
Abbiamo il dovere di rovesciare nei fatti questo modo di pensare, e di diffondere la convinzione che il lavoro ed i lavoratori sono la nostra più grande risorsa, l’unica sulla quale si può e si deve investire per risanare i problemi del nostro Paese e puntare allo sviluppo.
È questa buona cultura del lavoro la giusta chiave per affrontare e risolvere questo problema. Finché la questione della sicurezza resterà nell’immaginario comune solo su piano etico e morale, senza concretizzarsi nell’economia di un’azienda come vero investimento, organizzeremo sempre buoni convegni, ma con esiti insufficienti.
Viviamo in un paese in cui il lavoro è sottovalutato, è per questo che i nostri lavoratori sono pagati poco e non godono delle giuste tutele. Il lavoro di qualità, è un lavoro che deve essere valorizzato, retribuito e protetto, perché produce ricchezza e consente al nostro paese di competere davvero ad alti livelli internazionali.
Questa è solo una delle questioni da affrontare. L’altro grande problema riguarda la struttura stessa della nostra economia e delle nostre imprese. Bisogna modificare il modo con cui affrontiamo i temi della sicurezza e dell’ambiente sui posti di lavoro e renderli coerenti con la realtà. Il 48% dei lavoratori regolari italiani lavora in imprese che contano meno di venti dipendenti, imprese, queste, in cui la presenza del sindacato è occasionale, e la nostra possibilità di controllo, di tutela e di contrattazione è realmente marginale. Cari amici e compagni, è arrivato il momento di agire sul serio e mettere in campo una politica che ci consenta di garantire a questi lavoratori protezione e tutele, attraverso forme di controllo, di negoziazione, di partecipazione. È un obiettivo che, però, possiamo raggiungere solo con l’aiuto di enti che operino direttamente sul territorio, e che quindi siano in grado di intervenire sui posti di lavoro.
Le teorie e le filosofie hanno poca importanza. Ciò che davvero conta è la concretezza e l’efficacia del nostro agire. Per questa ragione dobbiamo puntare sulla bilateralità, uno strumento che ci consente di poter essere presenti ed agire in tutti i posti di lavoro, a livello territoriale. Svolgendo una funzione di controllo e facendo in modo che le imprese che assumono comportamenti virtuosi godano di vantaggi ed incentivi, gli enti bilaterali giocano un ruolo fondamentale in questa partita, perché agiscono nel cuore del problema.
Un controllo attivo sul territorio da parte di questi Enti che preveda anche politiche di prevenzione e repressione dei comportamenti scorretti, è indispensabile, perché né noi né lo stesso governo disponiamo degli strumenti più giusti per controllare effettivamente ogni singola azienda.
Così come è importante prevedere un sistema di incentivazione, magari riducendone i costi, per quelle aziende che operano nella legalità, che hanno a cuore e tutelano la salute dei propri dipendenti, investendo sul loro lavoro, migliorando le condizioni ambientali e riducendo il rischio di incidenti.
Questo significa attuare una politica buona ed intelligente. C’è un ultima questione che vorrei affrontare. Dobbiamo insistere perché il governo attui una politica di coordinamento tra tutti gli Enti e gli Istituti preposti alla sicurezza nel lavoro. Abbiamo due Ministeri che si occupano del tema dell’ambiente, della sicurezza e della salute dei lavoratori e molti enti impegnati su questo campo. L’azione di tutti questi soggetti deve essere coordinata, dalle Asl all’Inail ai Ministeri. Solo così la nostra politica di prevenzione e tutela potrà davvero essere efficace. Attuare una seria politica sui temi dell’ambiente e della sicurezza che rivaluti sul serio il diritto dei lavoratori ad essere tutelati e protetti è il primo passo da compiere, e non solo per solidarietà, ma perché essi rappresentano il patrimonio più importante del paese. Il denaro speso per tutelare la loro salute, per metterli nella condizione di lavorare meglio, è un vero e proprio investimento, è una risorsa che viene impiegata nel miglior modo possibile, e produce sviluppo, occupazione, aumento della produttività e della ricchezza.
È fondamentale, perciò, fare in modo che i principi di questa politica arrivino e si concretizzino nella pratica quotidiana di tutte le piccole e grandi aziende sparse sul territorio. Per questo motivo abbiamo così bisogno che si diffonda la consapevolezza dell’importanza di un azione congiunta e coordinata di tutti gli Enti, le organizzazioni sociali e sindacali, i ministeri che si occupano di questo grande problema e che vogliono risolverlo una volta per tutte. Perché non dobbiamo mai dimenticare che il nostro compito è quello di rappresentare persone che lavorano per vivere, non il contrario.
Roma, 12 gennaio 2007