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INTERVISTE

Angeletti a Palermo "Il turismo non può sostituire
la Stm o la chimica"

Gaetano Mineo

Rievoca l'economista Keynes, per dare un giudizio all'attuale politica attuata dall'Europa: "…nel medio periodo saremo tutti morti". E, intanto, Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, si prepara all'incontro di domani fra governo e sindacati sul trattamento di fine rapporto: "Noi non vogliamo che il Tfr dei lavoratori sia gestito dalle banche e dalle assicurazioni". Presente a Palermo ieri in occasione del consiglio generale della Funzione pubblica, il numero uno della Uil non s'è detto preoccupato per il futuro della Fiat di Termini Imprese, "ma per il destino dell'auto del nostro Paese". Ma è anche convinto che, in Sicilia, "il turismo non può sostituire la Stm o l'industria chimica".

Angeletti, come potrebbe decollare l'Europa?

"Occorre che si metta in campo la politica che Bush ha attuato dopo l'11 settembre per fare realmente del Vecchio continente il  luogo più competitivo del mondo. Gli Stati nazionali non possono sborsare alcun soldo perché strangolati dal trattato di Maastricht, quindi è l'Europa che deve mettere i soldi per finanziare tutte quelle cose decise a Lisbona. Deve essere la Banca centrale europea ad emettere delle obbligazioni per 100 miliardi di euro, soldi che dovranno essere gestiti dalla Commissione europea. Solo così l'Europa sarebbe ben vista dai suoi cittadini. E non come oggi, dove Europa significa burocrazia che ci spiega come possiamo o non possiamo fare la pizza".

Voi e la Cisl siete pronti a rivedere il sistema contrattuale. Invece, dalla Cgil arriva uno stop…

"Viviamo in un mondo in cui bisogna avere la capacità di leggere i fenomeni, organizzando risposte e soluzioni con una certa velocità. Ma la Cgil è di una lentezza paurosa. E per due motivi: primo, perché divisi al loro interno; secondo, perché non hanno un'idea precisa. In ogni caso, questa riforma bisogna farla per difendere i redditi dei lavoratori dipendenti".

Il prossimo passo in merito?

"Occorre che la gran parte di Confindustria e il governo, in qualità di datore di lavoro di 3,5 milioni di persone, siano disposti a sedersi attorno a un tavolo. Mi sembra che il governo l'abbia capito, adesso vediamo la Confindustria alla quale dobbiamo dire una cosa molto semplice: se non si fanno nuove regole, non rispetteremo nessuna regola".

Sulla riduzione delle tasse, invece…

"Occorre farla subito. Quasi un terzo del nostro reddito viene tassato. Quindi, ridurre le tasse è inevitabile. La vera battaglia non è se diminuirle, ma a chi. E, soprattutto, occorre partire dal Mezzogiorno. Bisogna chiedere all'Europa l'autorizzazione per la fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno".

Perché non attecchisce, in Sicilia, un sistema industriale?

"Per due motivi. Primo, perché c'è una cultura ancora maggioritaria ostile all'industria. Secondo, in Sicilia, ci sono due fardelli: infrastrutture e pubblica amministrazione. Non avere infrastrutture costa a un Paese, non solo a una regione. E non parlo solo di quelle stradali. Avere dei black-out energetici, ad esempio, costa. Poi la pubblica amministrazione che, molto spesso, è autoreferenziale. Invece di facilitare le attività economiche, le ostacola. Pensa, in sostanza, che le imprese devono adattarsi a essa anziché il contrario. E questo è un altro costo".

La Sicilia, 8 giugno 2005

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