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INTERVENTI
“Ricordando
Guido Rossa”
Genova, 23 gennaio 2004
DI
ROSA:
Ringrazio
il Dottor Vigna. Luigi Angeletti è il Segretario Generale
della UIL. Angeletti, Vigna ha appena detto che il mondo del
lavoro è un argine, una volta, in quegli anni la fabbrica era
il punto di riferimento il luogo del malessere anche, oggi il
malessere si è spostato sui servizi, nel mondo dei trasporti.
Crede lei che oggi il Sindacato è pronto, come fu pronto e
coraggioso Guido Rossa, a fare argine nei posti di lavoro nel
caso in cui sorgessero nuovi rischi, nuovi pericoli, come già
abbiamo visto sono sorti?
LUIGI
ANGELETTI:
Io
credo che oggi ci troviamo in una situazione concreta e reale
di tensione anche se di dimensioni fortunatamente più
modeste. Abbiamo alle spalle una storia che, per quanto
dolorosa, anzi soprattutto perché dolorosa e insanguinata ci
ha insegnato come affrontare oggi il nuovo terrorismo in una
condizione migliore rispetto al passato. Siamo più forti di
quanto eravamo 25 anni fa. Io come molti dei presenti ero già
iscritto al Sindacato, credo però che quello che Guido Rossa
rappresentò in quel momento non fu ben compreso; in fondo
c’era una certa sottovalutazione del terrorismo. Le Brigate
Rosse colpivano magistrati, poliziotti, deputati, rapirono
Moro, colpivano le nostre controparti, imprenditori, capi del
personale, e molti pensavano che in fondo la differenza tra il
terrorismo e il movimento fosse soprattutto se non
esclusivamente una questione di metodo, usavano metodi
criminali uccidevano le persone e questo, ovviamente ripugnava
la coscienza di quasi tutto il movimento, per alcuni, però,
erano compagni che sbagliavano. Nel 1979 questa cultura, che
non era per fortuna né egemone, né maggioritaria ma
abbastanza presente nel mondo del lavoro, produceva il
famigerato slogan: né con lo Stato né con le BR. Cioè un
atteggiamento di diffidenza quasi di indifferenza. Guido Rossa
era un lavoratore che aveva capito come molti altri in quale
abisso i terroristi potevano far cadere il movimento operaio,
i sindacati, la sinistra in questo Paese. Se i Sindacati, la
sinistra, non avessero avuto la forza, il coraggio, la lucidità
di contrastare in prima persona il terrorismo, noi oggi
avremmo forse un’altra storia, un futuro peggiore proprio
per i lavoratori, per le organizzazioni sindacali e per la
sinistra. Capirlo nel 1979 non è la stessa cosa che
affermarlo oggi. Questo è stato il coraggio di Guido Rossa:
denunciare fiancheggiatori e terroristi, ma quella scelta, in
quel contesto, fu giudicata dalle Brigate Rosse un tradimento,
si sentivano insomma i giudici di un’aberrante ideologia.
Questa era la situazione, la percezione che si aveva di quel
fenomeno. Prima hai parlato di coraggio e di lungimiranza
politica. Guido Rossa è stata una persona coraggiosa sul
piano personale, perché era cosciente dei rischi personali
che correva, ha avuto un grande coraggio politico sorretto da
una incredibile lucidità politica, capace di fargli capire
quanto sarebbe stato decisivo il suo comportamento per il
futuro di tutti noi e per il futuro della stragrande
maggioranza di quei compagni e degli amici che erano dentro il
sindacato. Io sono d’accordo, ci abbiamo messo un po’ di
tempo perché questa percezione, questo convincimento, queste
ragioni, questa lucidità politica diventassero assolutamente
condivisi, ma da quel sacrificio è cominciato il vero
cambiamento: la percezione che non si poteva più restare
indifferenti, che il futuro di milioni di italiani, di
lavoratori, non poteva essere costruito sull’indifferenza,
sull’ipocrito rifiuto della verità e sulla mancanza di
coraggio. Purtroppo lui ha dovuto pagare con la vita, penso
però che se il sindacato è riuscito a sopravvivere,
divenendo una grande forza, sociale, ma anche politica e
civile in questo Paese, se oggi noi qui possiamo dire che la
democrazia, la nostra libertà e quella dei nostri figli sono
state difese dal sindacato, lo possiamo dire a fronte alta
sapendo di dire la verità. Questo ci viene riconosciuto da
tutti anche dai nostri avversari, questo è stato possibile
perché abbiamo avuto una persona come Guido Rossa; da lì è
iniziato il cambiamento e dovremo essere riconoscenti, per
sempre, a questo uomo così coraggioso dal punto di vista
umano e politico.
DI
ROSA:
Angeletti,
avrete fatto sicuramente delle assemblee, in occasione di
episodi di terrorismo, sui posti di lavoro, c’è qualcuno
che ha ricordato Guido Rossa, il suo esempio, il suo
comportamento, il suo gesto?
ANGELETTI:
Sì, ovviamente soprattutto le persone ed i
lavoratori più anziani che, anche se non lo conoscevano
personalmente, avevano potuto vivere concretamente e
personalmente quegli anni. La cosa che colpisce positivamente
però è il fatto che malgrado l’attuale fenomeno del
terrorismo oggi sia politicamente isolato e numericamente
esiguo, e che quindi non susciti, non dico pervasività
sociale e politica nella società italiana ma neanche un
effetto comunicativo significativo. Le persone, i lavoratori,
anche quelli giovani, partecipano a queste assemblee,
intervengono capiscono la pericolosità potenziale legata al
fenomeno del terrorismo. Io sono veramente convinto però che
sia ormai una “malattia”, un “tumore” vinto nella
nostra società. In fondo sia il terrorismo internazionale che
quello nazionale, hanno un obiettivo politico, esplicito,
metterci paura terrorizzare la società ed i suoi
rappresentanti, per far sì che ci siano delle scelte
politiche diverse da quelle che vengono fatte
democraticamente. Questo obiettivo è nelle società
democratiche irraggiungibile. Non sono più in grado di
ridurci a persone impaurite e indifferenti che accettano le
decisioni politiche senza esserne direttamente coinvolti
attraverso la partecipazione, il voto, la democrazia. Non
hanno nessuna speranza e questo è la vera vittoria che noi
abbiamo conseguito sul terrorismo. Certo ogni tanto i fenomeni
di terrorismo e di criminalità ci mettono paura, ci mettono
ansia, ci preoccupano ma non ci intimidiscono, non ci fanno più
pensare che possa esistere una forma di convivenza, una forma
di organizzazione nella società delle persone basata
sull’uso della violenza per imporre il cambiamento, di una
politica o di un governo. Questo non è più nelle possibilità
di chi ci vuole mettere paura. Siamo diventati veramente un
Paese nel quale il senso della democrazia, il senso della
libertà è forte e radicato. Penso che qualunque tentativo,
di metterlo in discussione, di distorcelo, di modificarlo di
condizionarci, sia destinato a fallire. Ecco perché oggi il
terrorismo è veramente diventato un problema, più che
politico, un problema di criminalità, da risolvere con i
normali mezzi con cui si combattono le forme tradizionali di
criminalità e questo grazie alle persone che in questi anni
hanno dovuto pagare con la vita questo risultato. Oggi in
piena coscienza possiamo dire che tutti questi sacrifici ,
tutto il dolore vissuto dalle famiglie, non è stato vano.
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