Roma, Palalottomatica, 15 maggio 2007
Questa è una manifestazione molto importante, e per questo vi vogliamo ringraziare di essere qui, per cercare, attraverso la vostra presenza, di affermare alcune verità che vengono sistematicamente occultate. I media, i giornali e le televisioni danno spesso molto risalto alle proteste di corporazioni che, nonostante siano piccole e rappresentino quindi un modesto numero di persone, hanno molta visibilità.
Noi vorremmo cercare di spiegare al Paese, al Governo e al Parlamento alcune verità.
La prima è che se c’è qualcuno che in questi anni ha fatto seriamente dei grandi sacrifici, che ha dovuto ridurre il proprio tenore di vita, questi sono i pensionati, che hanno sofferto più di qualunque altra categoria in questo Paese.
Qualche anno fa si poteva andare in pensione percependo un importo mensile decente, ma nel giro di pochi anni quelle stesse pensioni hanno perso la capacità di garantire una vita dignitosa. Milioni di persone hanno dovuto ridimensionare sensibilmente il loro tenore di vita, hanno dovuto ridurre quantità e qualità dei consumi essenziali, e tutto questo è avvenuto in un clima di indifferenza. Ogni volta che un sindacalista solleva il problema delle pensioni troppo basse e della necessità di rivalutarle, dato che milioni di persone stanno scendendo sotto la soglia della povertà, questi viene messo a tacere, poiché manca la volontà di ammettere tali problemi.
L’ altra questione, ancor più disconosciuta, è quella che riguarda l’ esigenza di rivalutare le pensioni, problema che potrebbe essere risolto semplicemente rispettando la legge, che prevede che si rivalutino periodicamente le pensioni, sulla base dell’ andamento dell’ economia del Paese.
Non bisogna sottovalutare però una profonda verità: i pensionati di oggi sono le stesse persone che per anni hanno reso grande questo Paese, hanno creato ricchezza, e molta di questa ricchezza è finita nelle tasche di cittadini che non sono né lavoratori dipendenti né pensionati. Questi cittadini si sono resi ricchi grazie al lavoro di milioni di lavoratori dipendenti che hanno versato i contributi per avere una pensione dignitosa, ed hanno pagato le tasse, a differenza di coloro che le hanno evase. Ciò che si tende a dimenticare è che noi paghiamo più contributi degli altri lavoratori in Europa: dal 1945, anno in cui ha avuto inizio la contrattazione nazionale, abbiamo sempre accettato di pagare più contributi, avendo quindi un salario inferiore a quello dei lavoratori francesi o tedeschi, perché pensavamo che fosse giusto pagare contributi più elevati per avere pensioni dignitose nel nostro futuro. Questo è quello che ci preme far capire: una pensione dignitosa non è una concessione che ci viene data, ma è un diritto che ci siamo guadagnati.
Ritengo scandaloso, dal punto di vista morale e sociale, che venga taciuto il fatto che paghiamo più contributi di tutti, e lo facciamo non per stupidità, come forse qualcuno pensa, ma perchè siamo convinti che sia necessario garantire pensioni decorose ai milioni di persone che, dopo aver lavorato per 30-40 anni, anche in difficili condizioni, hanno diritto ad una vecchiaia serena.
La realtà dei fatti è molto diversa da come ci viene raccontata. Noi non abbiamo una spesa sociale pari a quella degli altri Paesi, spendiamo molto di meno in proporzione alla ricchezza prodotta di quanto spendono gli altri Stati Europei. Questo basterebbe a giustificare la nostra richiesta di aumentare la spesa sociale per equipararla al resto dell’Europa. Nonostante non venga negato che centinaia di migliaia di lavoratori non percepiscono pensioni in grado di garantire loro uno standard di vita accettabile, e che spesso non viene assicurato alle persone non autosufficienti neanche un livello minimo di assistenza, ci sentiamo dire che in Italia abbiamo un debito pubblico imponente, e che non è quindi possibile rispondere a tutte le esigenze. Bisogna tenere i conti in ordine. E’ come se ci stessero dicendo che il debito pubblico non è un problema di tutte le persone, ma solo degli italiani più poveri, e che spetta solo a loro doverlo risanare, mentre i più ricchi sono esonerati. Non mi sembra una cosa seria, non mi sembra un Paese normale.
Nell’ultimo periodo spesso appare la notizia che le risorse finanziarie disponibili per il Governo sono in realtà superiori a 10 miliardi, e che il Ministro dell’ economia ha stabilito che, di quei 10 miliardi, 7 e mezzo devono servire a ridurre ulteriormente il deficit, portandolo al di sotto del 3%; e che il rimanente dobbiamo spartirlo tra noi. Il solo sentir parlare di “tesoretto” mi infastidisce, e mi infastidisce ancora di più quando cercano di spiegarmi che con quelli che hanno deciso essere i soldi disponibili per noi dobbiamo far fronte a tutti problemi. Questo è inaccettabile: in un Paese come il nostro, che ha bisogno di riformare il sistema previdenziale e quello del pubblico impiego, 2 miliardi e mezzo sono una somma insignificante oltre che insufficiente, senza contare che, citando anche una dichiarazione del Ministro delle finanze, l’ evasione fiscale sottrae alla ricchezza del Paese ogni anno 250 miliardi.
Le nostre rivendicazioni sono sacrosante, non è elemosina quella che noi richiediamo, ma tutela di un diritto che ci siamo conquistati con i contributi che abbiamo versato.
I giornali stessi pretendono di spiegarci che non ci sono soldi, e che dovremmo ridurre la spesa pubblica. Danno rilevanza alle opinioni del presidente di Confindustria, che dà ragione al Ministro dell’ economia, dimenticando che la stessa Confindustria ha ottenuto una riduzione di tasse pari a 7 miliardi di euro; mentre ci si accusa di voler mandare a picco le finanze dello Stato perché pretendiamo la distribuzione di 2 miliardi e mezzo. Sembra che il mondo giri alla rovescia: i più poveri pagano le tasse per ridurle alle imprese e per sostituirsi agli evasori fiscali. Ecco perché richiediamo che venga applicata la legge e vengano rivalutate tutte le pensioni, frutto del lavoro e del sudore di persone che hanno pagato i contributi. Noi vogliamo che tutte le pensioni vengano rivalutate e che questo impegno non sia solo una scritta sulla sabbia, ma che il Governo e Parlamento si assumano la responsabilità di rispettarlo.
Siamo persone moderate e pazienti ma la nostra pazienza è finita. Abbiamo riposto molte speranze in un Governo che si proponeva di promuovere sviluppo ed equità, adesso vogliamo dire a questo Governo che è arrivato il momento di garantire quell’equità e la giustizia sociale.
Conviene anche a loro ascoltarci, perché questo vorrebbe dire fare una buona politica. Se non ci ascoltano ci faremo sentire in tutti i modi che conosciamo, compreso lo sciopero generale. E’ arrivato il momento di spiegare al nostro Governo che se le nostre ragioni sono giuste, devono essere riconosciute, non solo per il bene delle persone che rappresentiamo, ma anche perché è l’unico modo di fare una buona politica nell’ interesse di tutto il Paese.