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INTERVISTE

Intervista al Segretario Generale della UIL Luigi Angeletti
al periodico della UIL di Trento

D) Angeletti, hai più volte sostenuto che nel nostro Paese esiste una questione salariale e un problema di redistribuzione del reddito. Anche il tuo intervento al convegno organizzato dalla Uil del Trentino mi pare che abbia rimarcato questa posizione…

R) Non vi è dubbio ed è sotto gli occhi di tutti che una parte del nostro Paese si sia impoverita. Una crescita dei prezzi avvenuta senza alcuna motivazione economica ma solo per ragioni di carattere speculativo ha determinato un’ingiusta redistribuzione della ricchezza a svantaggio dei redditi da lavoro dipendente e dei pensionati. Bisogna realizzare politiche nuove che facciano contestualmente crescere l’economia e i salari.

D) E qual è, a tuo avviso, la politica da realizzare per far crescere il Paese?

R) Una politica economica che si ponga questo obiettivo deve basarsi sull’espansione della domanda interna e deve perciò consentire ai cittadini di avere più soldi a disposizione. Bisogna, insomma, avviare una politica di investimenti in infrastrutture, ricerca e innovazione, da un lato, ma occorre anche alimentare i consumi ridistribuendo la ricchezza dall’altro. E per ridistribuire la ricchezza – obiettivo che non può essere disgiunto né concettualmente né temporalmente da quello della crescita - si deve far ricorso ad una politica salariale e ad una politica fiscale che siano coerenti e conseguenti. Devono perciò crescere i salari reali e devono essere ridotte le tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati che hanno una propensione marginale al consumo più alta.

D) Ma questo comporta, di fatto, una rivisitazione della politica dei redditi praticata in questi anni oltre che della concertazione?

R) La concertazione non si può fare che in tre e fino a quando uno dei soggetti coinvolti non la ritiene percorribile è bene non farsi soverchie illusioni sulla possibilità di riprendere quella prassi. Per quel che riguarda poi la politica dei redditi, di fronte a prezzi e tariffe che spesso non sono più sotto controllo, che senso avrebbe moderare solo la crescita salariale?

Peraltro, c’è una questione di obiettivi da perseguire. Undici anni fa, con la concertazione, con quella politica dei redditi e con quel sistema contrattuale si puntava al risanamento del Paese e al controllo di una preoccupante dinamica inflativa. Quel risultato è stato conseguito. Oggi, lo abbiamo già detto prima, bisogna porsi un altro obiettivo: lo sviluppo. Politica dei redditi e sistema contrattuale devono dunque tener conto di questo nuovo contesto. E se lo sviluppo è il nuovo obiettivo, la politica contrattuale deve essere costruita puntando ad una crescita del salario reale. Questo è ciò che conta ed è ciò che interessa ai lavoratori.

D) Le ripercussioni di questa posizione sul modello contrattuale paiono conseguenti ed inevitabili. Il sistema contrattuale va riformato?

R) Partiamo dai fatti. Innanzitutto, è finalmente stato avviato il lavoro della commissione di Cgil, Cisl e Uil sul modello contrattuale che proverà a formulare una rimodulazione dell’attuale sistema contrattuale. C’è dunque la volontà di tener conto dei cambiamenti di cui si parlava: vedremo se col tempo si giungerà a qualche risultato. Detto ciò, è del tutto evidente che già da qualche tempo non abbiamo più tenuto conto, nelle nostre rivendicazioni, del tasso di inflazione programmata. E così sarà anche per le prossime richieste contrattuali. Proprio in conseguenze del venir meno di una politica di tutti i redditi, il sistema contrattuale incentrato sull’inflazione programmata non regge più e non ha più ragion d’essere. Insomma non si possono sottovalutare la realtà e i suoi mutamenti ed ecco perché sarebbe un bene per tutti migliorare e attualizzare il sistema contratuale.

D) E su quali basi bisognerebbe attualizzarlo?

R) Non entrerei nei dettagli e lascerei lavorare la commissione che si è insediata proprio a cavallo di dicembre e gennaio. In ogni caso, l’obiettivo è quello di far crescere il salario reale dei lavoratori. Ciò si può ottenere consolidando il contratto nazionale, per garantire a tutti la salvaguardia del salario reale, e diffondendo la contrattazione di secondo livello nel modo più capillare possibile, per ridistribuire la ricchezza lì dove essa è prodotta. Nessuno stravolgimento, dunque: il modello contrattuale va semplicemente rivisitato inserendolo in una logica di sviluppo e non più di risanamento e in un nuovo contesto in cui ruolo e funzioni del Sindacato possono essere decisivi come lo furono negli anni Novanta.

Movimento Sindacale, febbraio 2005

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