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INTERVENTI

Commemorazione dei lavoratori dei cantieri di Monfalcone
a 60 anni dal 25 aprile: intervento di Luigi Angeletti

Oggi come ogni anno da quel lontano 25 aprile vogliamo onorare la memoria, di quanti anche al prezzo della propria vita lottarono, per allontanare per sempre dalla nostra patria, la dittatura fascista e l’occupazione nazista.

Il monumento che qui ricorda 503 lavoratori dei cantieri caduti per la libertà, è il simbolo di quella lotta che molti combatterono per affermare con forza e per la prima volta nel nostro paese i valori della nascente democrazia.

Il movimento dei lavoratori, e il ricostituito sindacato democratico guidato da Bruno Buozzi che pagherà nel giugno del ’44 con la vita il suo impegno per i lavoratori, rappresentarono il risveglio della coscienza civile, che dai cantieri, dalle fabbriche del nord, da ogni luogo di lavoro si mobilitò, si organizzò, combattè, per liberare l’intero paese da una odiosa dittatura, e dall’occupazione tedesca.

Un ventennio che aveva privato i cittadini, i lavoratori di ogni diritto, annullando ogni forma di libertà politica, sindacale e civile.

Fu proprio la reiterata negazione di ogni forma di libertà a scatenare la sollevazione dei lavoratori.

Dai cantieri uscirono nel settembre del ’43 moltissimi operai che formarono la brigata proletaria, segno distintivo la tuta di lavoro, ideale simbolo che coniugava la voglia di libertà a quella dei diritti dei lavoratori.

Ed è proprio alla brigata proletaria, unitasi alle formazioni partigiane slovene, che si deve il primo scontro organizzato, la prima battaglia contro l’esercito tedesco, come riportato in molte fonti storiche.

Quel sacrificio, quelle morti, insieme agli scioperi nelle fabbriche del nord, stanno a dimostrare che il bisogno di libertà, di giustizia, l’affermazione dei diritti sindacali, non possano essere soppressi troppo a lungo.

Da sempre nel nostro paese, ieri come oggi, è il sindacato, sono i lavoratori a far partire le mobilitazioni per affermare una società più libera, giusta, equa e solidale.

Furono gli operai insieme alle organizzazioni sindacali, negli anni difficili del fascismo, che mantennero in vita la speranza di un mondo migliore.

Furono sempre loro che con i sabotaggi riuscirono a rallentare la produzione nelle industrie belliche, e successivamente a preservare gli impianti per fare riprendere la produzione industriale.

L’esempio dei cantieri all’ indomani della caduta del fascismo è esemplificativo di come seppur schiacciati da un padronato ancora legato al fascismo, fosse possibile con piccoli e grandi gesti recitare la propria parte nella lotta per la libertà.

Il biennio 1943 – 1945 ha rappresentato il riscatto di una nazione. Il 25 aprile è dentro la nostra memoria come esempio che nessuno può dimenticare.

Ogni tesi revisionista è di fatto smentita dalla forza, dalla presenza di quella linfa democratica che permea il tessuto sociale del nostro paese.

Questa manifestazione che i lavoratori, il sindacato, la città, celebrano ormai da 25 anni in ricordo dei caduti, rappresenta un importante collante identitario capace di coniugare ieri come oggi lavoro giustizia e libertà.

Il legame tra passato e presente assume nel sacrificio dei 503 lavoratori tutta la sua pregnanza, travalicando l’episodio in se, per rappresentare nella memoria collettiva una pagina tra le più significative della nostra storia.

Quei lavoratori pagarono con la vita, l’impegno per la libertà, impegno che negli anni era stato già speso per migliorare le terribili condizioni di vita e di lavoro dentro i cantieri.

I lavoratori dei cantieri avevano visto durante il ventennio salire e scendere l’occupazione con drammatica puntualità.

Le condizioni di lavoro oltre ad essere massacranti con turni che andavano oltre le 60 ore, subivano la costante minaccia dei delatori.

Quei lavoratori vivevano in un clima di perenne paura e tensione. Nonostante ciò l’impegno per migliorare le condizioni di vita e di lavoro non venne mai meno.

Ed è anche per queste motivazioni di carattere più sindacale che la mobilitazione dei lavoratori dei cantieri, vide una straordinaria partecipazione popolare.

All’indomani del 25 luglio 1943 dopo la caduta del governo Mussolini, i lavoratori dei cantieri, le loro famiglie, i cittadini non compromessi con il fascismo, si mobilitarono in maniera spontanea.

Quelle manifestazioni esprimevano gioia voglia di riscatto e desiderio di libertà, ma anche ed in maniera significativa finalmente liberarono i cantierini dalla dura disciplina aziendale imposta negli anni della dittatura.

Quei lavoratori anteposero il bene del paese alla propria vita.

Tante giovani vite furono stroncate, innumerevoli furono i lutti che i nostri concittadini dovettero subire, ma nulla poté fermare l’ansia di libertà che ovunque ormai si manifestava.

Bisognerà aspettare ancora parecchi mesi da quella prima battaglia nella zona di Gorizia, ma la spietata e violenta reazione nazi-fascista non poteva più fermare la voglia di libertà, e con l’aiuto degli eserciti alleati anche il nostro paese il 25 aprile 1945 fu finalmente libero.

Sul sacrificio dei 503 cantierini insieme a quello di tante migliaia di italiani abbiamo costruito le fondamenta della nostra democrazia.

A nessuno è permesso dimenticare.

A questi nostri compagni, fratelli, amici, si deve il rispetto della verità storica, e soprattutto la gratitudine per aver permesso a noi di vivere nella libertà e nella democrazia.

I lavoratori, il sindacato rappresentano valori di giustizia, lavoro, libertà, decisivi e fondamentali per costruire una società moderna, democratica e civile.

Sono valori che si intrecciano, perché quando i popoli hanno fatto prevalere la giustizia sociale questa è rimasta incompiuta e si è persa anche la libertà.

Al contrario, quando è prevalsa solo la libertà, si è smarrito il senso della giustizia sociale e si è offuscata la libertà.

E’ sulla memoria di quel sacrificio che abbiamo costruito l’identità democratica di una nazione libera, forte e coesa.

Quei valori vanno trasmessi alle nuove generazioni per costruire un futuro migliore per tutti.

Una nazione che smarrisce il senso di identità e solidarietà nazionale è una nazione destinata ad essere debole, disgregata, e divisa.

Oggi come allora l’impegno del sindacato e dei lavoratori sarà sempre quello di affermare i valori che hanno guidato quanti hanno offerto la loro vita per la libertà e la giustizia.

Monfalcone 22 aprile 2005

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