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INTERVISTE

Angeletti: la Uil non sciopera anche se resterà sola

"Certe proteste finora le hanno pagate i lavoratori, non il governo. Sì a lotte articolate, per regioni e per città"

di Luciano Costantini

ROMA - No allo sciopero, anche a costo di restare isolati. Sì ad una sorta di ”guerriglia” che metta al tappeto l’apparato dello Stato. Luigi Angeletti schiera la Uil il giorno dopo l’infruttuoso vertice di palazzo Chigi e alla anti-vigilia del conclave con Cgil e Cisl per decidere tempi e modalità della ”mobilitazione generale”. "Allo sciopero però non ci sto", avverte.

Anche a costo di rompere con Epifani e Pezzotta?

"Questo è un paese libero. E poi come vado a dire ai miei di fare uno sciopero che poi non darà alcun risultato?".

Magari il risultato arriverà giovedì quando, parola del ministro Baccini, si aprirà davvero la trattativa

"C’è da sperare che sia vero".

Intanto Berlusconi manda un messaggio: l’accordo sugli statali si può fare, ma sulla base di maggior rigore e della mobilità.

"Vorrei sapere chi informa il premier, sicuramente però non conosce i termini della questione. Qui stiamo discutendo non di rinnovo del contratto, ma di biennio economico, cioè dell’aumento salariale che deve compensare l’eventuale scarto tra inflazione programmata e quella reale per i due anni trascorsi e fissare gli aumenti per i prossimi due anni, in base all’inflazione prevista. Il contratto vero e proprio scadrà alla fine del 2005 e solo allora potremo discutere di eventuali nuovi meccanismi. Il governo se avrà qualche idea ce la potrà esporre in quella sede"

Lunedì dovrete decidere come rispondere al governo.

"Dovremo individuare interventi per fare in modo che l’esecutivo si convinca a firmare l’accordo. Certo dopo tre o quattro scioperi bisognerà discutere sulla loro efficacia. Perchè?"

Be’ ce lo spieghi lei.

"Perchè le amministrazioni e il governo non subiranno danni nel funzionamento della macchina statale, mentre il costo per i lavoratori sarebbe inversamente proporzionale. Gli scioperi sono forme di lotta suggestive, ma che non funzionano con questo governo".

Quindi lei è contro lo sciopero?

"Eh...eh...ci arrivo. Prima vorrei spiegare le motivazioni. Io ogni tanto parlo con i lavoratori e mi sento dire: ”ladovete fare finita di chiederci di dare soldi allo Stato attraverso gli scioperi; trovate altre forme di lotta”. E quindi dobbiamo sforzarci di trovarle queste nuove forme di lotta".

Lei ne ha in mente qualcuna?"Per esempio, diciamo ai lavoratori: ”per dieci giorni applicate i regolamenti”. Molte amministrazioni smetterebbero subito di funzionare. Poi perchè non bloccare le agenzie delle entrate? O far scioperare i dipendenti comunali addetti alle riscossioni?".

Questa è guerriglia.

"Termine improprio e non autorizzato. No, sto parlando di una forma di lotta efficace, praticata nell’industria. Se poi dobbiamo fare scioperi tutti insieme, be’ facciamoli regione per regione. Ogni giorno una città e una regione. Un dolore acuto ma breve è molto più sopportabile di un dolore basso ma prolungato nel tempo".

Ne ha parlato con Epifani e Pezzotta?

"Da venti giorni non faccio altro".

Cosa deciderete lunedì?

"Sicuramente non avallerò forme di lotta che costano solo ai lavoratori".

Se gli altri proclamassero lo sciopero?

"Facciano pure. Questo è un Paese libero con sindacati liberi"

Il Messaggero, 21 maggio 2005

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