Roma, 28 maggio 2007
Cittadine e cittadini di Brescia, lavoratrici e lavoratori, questa manifestazione è un’importante occasione per mantenere viva la memoria di quanto accaduto nella strage del 28 maggio 1974, per rendere omaggio alle vittime del terrorismo fascista, per non dimenticare quelle donne e quegli uomini che hanno perso la loro vita per salvaguardare quei valori fondamentali di democrazia e libertà validi per tutti i cittadini.
Noi non vogliamo, né possiamo dimenticare quella strage, ma dobbiamo costantemente ricordare le vittime che in quella Piazza si sono sacrificate in nome della libertà, quei lavoratori che, con fatica e sudore, hanno messo in piedi un Paese liberale, che hanno costruito, anche a costo della loro vita, una Repubblica democratica.
La prima vittima del terrorismo fascista, è stato l’illustre fondatore del nuovo sindacato, Bruno Buozzi, fucilato dai nazisti nel ’44, un sindacalista che aveva basato tutta la sua vita sugli ideali di libertà, giustizia e partecipazione.
Nell’immediato dopoguerra, mentre si tentava di ricostruire il nostro Paese e milioni di lavoratori tornavano a festeggiare il Primo Maggio, in Sicilia cadevano altri uomini, anch’essi vittime della violenza fascista, tesa ad impedire che tutti i cittadini cominciassero a rivendicare migliori condizioni di vita, a conquistare la dignità di persone civili e a permettere che la parola democrazia si coniugasse con quella di giustizia sociale.
E poi, molte altre volte ancora il fascismo, quella potente forza che ha voluto impedire un vero progresso civile e democratico nel nostro paese, è tornato all’azione spargendo di nuovo il sangue di persone innocenti e di onesti lavoratori.
Ancora oggi, quando si verificano forme di violenza e terrorismo, ogniqualvolta un uomo viene ucciso per le sue opinioni e i suoi ideali si mettono a repentaglio le nostre libertà.
La Democrazia non è una parola vuota che si esplica solamente nella rappresentanza politica o nella manifestazione del libero pensiero, ma è un luogo in cui anche le persone più deboli e povere possono lottare per migliorare le proprie condizioni di vita e far sì che vengano rispettati i diritti fondamentali di ogni persona. È nella democrazia che si passa da “sudditi” a “cittadini”. Noi rappresentiamo dunque quei cittadini che lavorano affinché gli siano riconosciuti i propri diritti, noi rappresentiamo tutti i lavoratori che svolgono ogni giorno con dignità e onestà il proprio lavoro. Il nostro compito è quello di tutelare questi lavoratori e consentire loro di vivere in uno Stato in cui la politica non rappresenti unicamente l’esercizio della forza e del potere ma si configuri come strumento indispensabile per la crescita dell’intero paese e per la condivisione di un bene comune. Questa politica è l’unica in grado di raggiungere i cittadini e di soddisfare i loro bisogni. Anche quando diventa teatro di scontro e confronto di idee si può parlare di una politica nobile perché il dialogo e la discussione producono scelte ottimali e decisioni migliori per noi e per i nostri figli.
Il nostro Paese vive un periodo particolarmente critico, milioni di lavoratori e cittadini versano in condizioni non vantaggiose e privi di un possibile riscatto sociale. Cari amici e compagni, noi dobbiamo essere in grado di invertire questa tendenza, dobbiamo permettere loro di migliorare le proprie condizioni di vita e sanare la profonda ingiustizia che grava su di loro. Siamo convinti che questo risultato sia raggiungibile solo a patto che la giustizia sociale si coniughi ai principi di libertà e democrazia. Ecco perché siamo qui oggi: affinché queste iniziative non siano solamente semplici ricorrenze, celebrazioni rituali delle vittime del terrorismo e della violenza fascista, ma manifestazioni di vitale importanza in una società, in cui è doveroso ricordare uomini che sono morti perseguendo i propri valori difendendoli anche a costo della propria vita, uomini che hanno creduto nel futuro di questo paese. Sono uomini che hanno donato la vita per affermare quella dignità e quei valori che fanno di noi persone libere.
“La democrazia ha bisogno di verità”. Le vittime, i loro familiari, le Istituzioni e tutti noi, non chiediamo vendetta ma verità, chiediamo che venga fatta luce sulla responsabilità. La verità è l’unica possibilità che abbiamo per creare le condizioni di una vera democrazia e una forte partecipazione, per celebrare le vittime della strage e, soprattutto, per costruire su basi più solide la nostra convivenza e il nostro futuro.
Grazie.