Notizie ADN Kronos
Il tuo browser non supporta attività java

UIL Segreteria Generale
UIL HOME CERCA NEL SITO CHI SIAMO AGENDA SCRIVI ALLA UIL ARCHIVIO

E-mail segreteriagenerale@uil.it

INTERVISTE

Intervista a Luigi Angeletti, Segretario Generale UIL

di Antonio Passaro, Lavoro Italiano - Gennaio 2005

Angeletti, se sei d’accordo eviterei le solite domande sui bilanci per l’anno trascorso e sulle previsioni per l’anno nuovo. Partirei da un fatto, però: la ripresa, immediatamente dopo la pausa natalizia, è stata segnata da un seminario delle segreterie di Cgil Cisl e Uil sul tema del rapporto tra politica e sindacato. Oggettivamente, un fatto di grande novità. E’ anche il segno di un rinnovato clima nel confronto intersindacale?

Effettivamente, per quel che mi riguarda, di una riunione tra le segreterie di Cgil, Cisl e Uil  su questo argomento così importante e delicato non ne ho memoria. Di per sé, dunque, il fatto che si sia deciso di affrontare il tema del rapporto tra politica e sindacato in un confronto seminariale ai massimi livelli sindacali è un avvenimento degno di nota. Ed è tanto più significativo se si tiene conto che, soprattutto negli ultimi anni, i rapporti tra Cgil, Cisl e Uil sono stati segnati negativamente proprio dalle diverse posizioni e dai diversi approcci che ognuna delle tre Organizzazioni ha assunto su questo tema. Da questo cambiamento di clima e da questa disponibilità ad un dialogo privo di pregiudizi, non trarrei, tuttavia, conclusioni positive affrettate. Ognuno di noi ha espresso le proprie convinzioni e i propri punti di vista con grande chiarezza e franchezza ma, ovviamente, non c’è stato né avrebbe potuto esserci un intervento conclusivo. Abbiamo sottolineato, tutti, la necessità di dare continuità a questo confronto per approfondire, sempre in una sede seminariale e sempre sullo stesso tema, alcuni argomenti specifici. Insomma, un fatto davvero importante e decisivo dal punto di vista del metodo e del dialogo, ma siamo ancora molto lontani dall’immaginare anche una sintesi sui contenuti.

Puoi ribadire, in poche battute, la posizione che hai espresso nel corso della riunione? A tal proposito c’è stato più di un quotidiano che ha riportato un passaggio del tuo intervento in cui hai parlato del primato della politica. E’ così?

Io credo che per un laico, in una democrazia, esista un luogo che ha una sua sacralità: il Parlamento. Ogni singolo cittadino, con il proprio voto, ha la possibilità di scegliere chi lo rappresenta e ciò rende il frutto di questa scelta “gerarchicamente” più importante. Ciò premesso, poi, è del tutto evidente che il Sindacato deve essere indipendente dal potere politico ma, al contempo, deve essere capace di esercitare un’influenza sulle decisioni politiche che riguardano gli interessi dei propri rappresentati. Sulla definizione di questi equilibri si gioca, secondo me, il delicato rapporto tra sindacato e politica.

E, in questo contesto, si è inserita la convocazione del Governo per avviare il tavolo sulla competitività……

Purtroppo è trascorso troppo tempo dal momento in cui tutte le parti sociali hanno sottolineato la necessità di un confronto sui temi della competitività e dello sviluppo. Comunque, meglio tardi che mai. Bisogna ora capire se si tratta semplicemente di un giro di valzer o se, invece, questo appuntamento è l’inizio di un confronto serio sul tema più importante per il nostro Paese. Su questo punto c’è bisogno di un dialogo vero perché la scarsa competitività genera scarsa crescita economica. E nessuno può permettersi il lusso di correre questo rischio.

Vi aspettate un impegno serio dal Governo. Sperate in un rilancio della concertazione?

Su questo aspetto, non mi faccio nessuna illusione. Spero invece nel buon senso perché se il Governo vuol dar vita ad una politica in grado di rilanciare la competitività e lo sviluppo non può non tener conto di ciò che potranno indicargli i principali attori di questo progetto e che sono, per l’appunto, le imprese e i lavoratori. Abbiamo fatto delle proposte e crediamo -per ciò  che dicevo- che un Governo serio debba prenderle in considerazione e farle proprie almeno in larga parte.

Ma da dove nascono, oggi, i problemi di competitività per le nostre imprese? 

Sgombrato il campo dall’idea sbagliata che il problema possa essere rappresentato dal costo del lavoro, è evidente che le difficoltà sono esterne al sistema delle imprese e penso, ad esempio, alle conseguenze determinate dall’euro o dalla globalizzazione. Tuttavia c’è anche un problema interno alle aziende che attiene al modello organizzativo ancora troppo ingessato dalla burocrazia e dalla gerarchia e tale da rallentare i processi decisionali.

Al di là di questi aspetti più interni, il sistema produttivo va comunque anche aiutato dall’esterno. Per affrontare e sciogliere alcuni di quei nodi, occorrono interventi governativi e abbiamo anche indicato alcune possibili soluzioni: formazione, incentivi all’innovazione e taglio delle tasse sul lavoro. Vedremo se questi suggerimenti saranno accolti.

Al mondo delle imprese metalmeccaniche, intanto, Fim Fiom e Uilm hanno già presentato il conto: la piattaforma per il rinnovo del contratto è stata varata e le richieste sono state giudicate “inaccettabili” dal direttore generale di Federmeccanica, Biglieri. Qual è il tuo giudizio al proposito?

Intanto va rimarcato il fatto che i metalmeccanici sono riusciti a realizzare una piattaforma unitaria. Una piattaforma, peraltro, equilibrata che tiene conto delle particolari condizioni di questo settore industriale e che è in grado di tutelare i salari reali, pesantemente decurtati dall’ingiustificato aumento dei prezzi. Adesso tocca a Federmeccanica convocare una riunione per rispondere alle rivendicazioni contrattuali e, in quella sede, motivare i consensi e i dissensi. Noi ci auguriamo che Federmeccanica faccia una rapida trattativa e che si possa giungere al rinnovo nel giro dei prossimi tre mesi, senza far ricorso a scioperi.

Gennaio è anche il mese dell’impegno sindacale per il Mezzogiorno. Una grande assemblea con oltre 6000 tra delegati e quadri al Palalottomatica di Roma è, per certi aspetti, il punto di arrivo di un lungo percorso, segnato anche da un’intesa con la Confindustria e con gli altri soggetti del mondo imprenditoriale e produttivo, ma è anche il punto di inizio di una nuova stagione per la centralità del Sud nella politica economica. È questo il messaggio?

Sì ed è soprattutto un messaggio di idee e di proposte da parte di un Sindacato che vuole indicare soluzioni e non si vuole limitare alla denuncia o, ancor più semplicemente, alla protesta. Se vogliamo far crescere il Paese, è il Mezzogiorno che occorre far crescere: in questo senso, quella del Sud è una questione nazionale. Su questo tema, nel corso degli anni, si è perso solo tempo perché invece di incamminarsi nei meandri delle inutili ed inefficaci scorciatoie, bisognava percorrere la strada maestra della ricerca e dell’innovazione tecnologica, della formazione e degli investimenti pubblici infrastrutturali, della sicurezza e della sburocratizzazione. Buona occupazione e sviluppo, infatti, possono essere figli solo di questa politica economica concreta e lungimirante. Ancora una volta, noi la vogliamo proporre con forza e con indicazioni chiare e precise al Governo e alle Istituzioni locali. Questo è un terreno su cui il dialogo e l’ascolto delle parti sociali potrebbe produrre risultati davvero importanti.

La Uil è un’Organizzazione che ha sempre guardato con attenzione non solo al nostro Sud ma anche al Sud del mondo, più in generale. In conclusione, allora, usciamo dai nostri confini nazionali e spostiamoci in Africa; in Libia, per la precisione, dove ti sei recato, sempre agli inizi di gennaio guidando una delegazione della Uil in un incontro con l’Ugpl, il Sindacato libico. Cosa è successo in quei giorni?

La Uil ha sancito un protocollo d’intesa con il Sindacato libico che, per la prima volta nella sua storia, ha deciso di collaborare con un sindacato occidentale non solo su alcuni programmi di sviluppo ma soprattutto sulla gestione del fenomeno migratorio. In Italia c’è circa un milione di immigrati irregolari. E’ un’illusione pensare di bloccare questi flussi. Bisogna perciò creare nei Paesi d’origine le condizioni di sviluppo capaci di generare posti di lavoro in loco. A questo proposito l’intesa prevede anche la definizione e la realizzazione di progetti sia di formazione delle risorse umane sia di cooperazione e sviluppo nei settori economici ritenuti prioritari oltre all’attivazione di sinergie a sostegno del sindacato in prospettive delle nuove sfide che lo attendono.

TORNA ALLA HOME