| INTERVISTE
Intervista a Luigi
Angeletti, Segretario Generale UIL
a cura di Antonio Passaro
D) Angeletti, entriamo
subito nel vivo della nostra chiacchierata mensile: vogliamo cominciare
dalla politica energetica?
R) Direi di sì…
D) Le ultime tue dichiarazioni sull’argomento hanno destato un certo
scalpore. Mi riferisco alla vicenda della centrale di Civitavecchia. Cosa
è successo?
R) E’ molto semplice. Noi condividemmo il progetto di riconversione a
carbone pulito della centrale Enel di Civitavecchia; conseguentemente
riteniamo sbagliata la scelta da parte della Regione di bloccare le
relative opere. La diversificazione delle fonti, anche con il ricorso al
carbone, è necessaria perché è impensabile che il nostro paese possa
produrre energia solo con il gas. Bisogna essere chiari: non ci si può
lamentare perché l’energia scarseggia o perché le bollette sono salate e
poi rinunciare al carbone pulito.
D) Quella della Regione Lazio, però, è stata una decisione assunta
in nome della tutela ambientale e della salute della popolazione. Non sono
motivazioni sufficientemente valide?
R) Certo, capisco e condivido la preoccupazione della Regione. Ma la
produzione di energia elettrica attraverso il carbone con le moderne
tecnologie è compatibile con la difesa dell’ambiente e delle persone. Oggi
ci sono dei sistemi che limitano le emissioni in polvere. Esistono
tecnologie già sperimentate che consentono di bruciare carbone pulito e di
rendere trascurabili le emissioni di gas serra. Peraltro, altri paesi
europei, come la Francia e in particolare la Germania, hanno già
intrapreso questa strada e producono una quota consistente dell’energia
elettrica proprio attraverso questo combustibile. Per inciso, ricordo a
noi tutti che anche i Verdi sono stati al Governo in Germania per molti
anni. Eppure in quei Paesi si è puntato sul carbone e sulle tecnologie più
innovative, ovviamente dopo aver ascoltato il parere degli scienziati ed
essersi informati sui vantaggi e sulle soluzioni tecniche da adottare.
D) Insomma, via libera al carbone pulito?
R) Noi riteniamo necessario che il Paese abbia un sistema, per così dire,
multicombustibile per la produzione di energia elettrica. Va ampliata,
insomma, la gamma dei sistemi di produzione e il carbone pulito è una
delle tante possibilità.
D) Il tema che stiamo toccando è davvero di quelli decisivi e
strategici. Proseguiamo allora nel nostro ragionamento. Mi sembra che alla
base di queste tue valutazioni vi siano chiare ragioni di natura
economica. E’ evidente che si tratta di una questione legata allo sviluppo
del nostro Paese. E’ così?
R) Assolutamente sì. E’ bene ribadirlo: il nostro è l’unico Paese dell’Ocse
che non riesce a produrre energia elettrica sufficiente per coprire il
proprio fabbisogno. Siamo dunque costretti ad importarne il 15% pagandola
il 30% in più dei nostri concorrenti. Inoltre noi siamo del tutto
dipendenti dal gas, che inquina poco ma costa caro, e dal gasolio. In
queste condizioni anche i progetti di sviluppo rischiano di avere un corto
respiro. Certo, dobbiamo cominciare a realizzare percorsi per il risparmio
energetico e dobbiamo produrre più energia dalle fonti rinnovabili, come
l’idroelettrico e il fotovoltaico. Ma tutto ciò non basta: occorre una più
completa ed efficace diversificazione così come ho detto poc’anzi.
D) E il nucleare?
R) Io non credo che nei prossimi dieci anni riusciremo a produrre un solo
Kw facendo ricorso al nucleare: non ci sono né le condizioni né i tempi
tecnici. Tuttavia, proprio perché l’attivazione di questa soluzione
richiede tempi molto lunghi, è necessario stare nei progetti di ricerca
sul nucleare e investire in essi. Si stanno studiando, in materia, sistemi
molto importanti che potrebbero risolvere numerosi problemi legati
all’utilizzo di questo combustibile. Bisogna, dunque, seguire con
attenzione e partecipare all’evoluzione della ricerca in questo settore.
Inoltre, si potrebbe compiere un altro passo nel breve periodo: comprare
le centrali nucleari che già esistono nei Paesi dell’Est, ristrutturarle e
importare quell’energia. Anche questa sarebbe una soluzione da prendere in
considerazione.
D) Cambiamo argomento. Abbiamo poco spazio ma affrontiamo brevemente
alcune altre questioni dell’attualità economica e sociale. In questi
giorni, c’è chi promette, per la prossima legislatura, possibili
interventi di riduzione del costo del lavoro parlando di decontribuzione.
Vogliamo ribadire in materia la posizione della Uil?
R) Noi siamo favorevoli alla detassazione ma non alla decontribuzione,
perché la maggioranza dei lavoratori italiani matura la pensione proprio
sulla base dei contributi versati e andare ad incidere sui contributi
significa programmare una riduzione sistematica dell’assegno
pensionistico. Per questo motivo bisogna andare molto cauti quando si
parla di decontribuzione. Noi invece, come è noto, siamo favorevoli alla
detassazione degli aumenti salariali; una misura, questa, che rende
peraltro meno problematico il problema di reperire risorse per la
copertura.
D) E sull’abrogazione della legge Biagi?
R) Abbiamo già parlato di questo argomento: noi siamo contrari
all’abrogazione della legge Biagi perché ciò significherebbe ritornare
indietro e riproporre i co.co.co. Piuttosto, questa legge può essere
migliorata, magari a partire dall’eliminazione di tipologie contrattuali
che non trovano applicazione.
D) La Uil ha organizzato con Il Diario del Lavoro un seminario sul
tema “valorizzare il Lavoro costruire lo Statuto”. L’idea proposta è
quella, per l’appunto, di costruire uno Statuto del Lavoro come corpus
legislativo complessivo. E’ un progetto realizzabile?
R) Mi sembra un’operazione molto interessante e ambiziosa tanto quanto lo
fu quella dello Statuto dei lavoratori negli anni Settanta. Sono passati
quasi quaranta anni e la realtà è cambiata: occorre tener conto di questi
mutamenti. Noi pensiamo che si debba costruire uno Statuto che accomuni in
una valutazione coerente tutte le varie tipologie di lavoro, a partire dai
tanti principi irrinunciabili già sanciti nel 1970. Crediamo anche che,
nella redazione di questo testo unico, occorra prevedere una precisa
funzione delle parti per l’attuazione articolata delle previsioni
legislative. In sintesi, si tratta di attualizzare il nostro diritto del
lavoro, dando un ruolo decisivo alle parti direttamente interessate e alla
loro attività negoziale. Noi, per il momento abbiamo voluto avviare una
riflessione sul tema: vedremo se ci saranno le condizioni per dare
continuità a questo percorso.
Lavoro Italiano, marzo 2006
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