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INTERVISTE

Intervista a Luigi Angeletti, Segretario Generale UIL

a cura di Antonio Passaro

D) Angeletti, lo scorso mese di giugno si è chiuso il XIV Congresso della Uil. Un grande successo: sono intervenuti oltre mille delegati, centinaia di ospiti, uomini politici e delle Istituzioni e lo stesso Presidente del Consiglio, Romano Prodi. Tutti hanno dimostrato grande attenzione e interesse per i temi affrontati…

R) Si, il Congresso è stato un momento di intensa riflessione e di interessante confronto sulle idee e le proposte della Uil per il futuro del Paese. Al centro del dibattito, ancora una volta, abbiamo collocato un tema che rappresenta la nostra identità: il lavoro ed il suo valore. La Uil ha dimostrato di avere idee chiare, vincenti, di guardare al futuro con ottimismo e con la volontà di esserne protagonista. Sono molto soddisfatto.

D) Lo slogan del Congresso ha sintetizzato bene questo concetto, ma puoi spiegarci in breve, perché ancora una volta la Uil ha deciso di puntare sul lavoro?

R) Lo dice il nostro slogan: “Il lavoro è la vera ricchezza del Paese”; ma lo dice innanzitutto l’articolo 1 della nostra Costituzione: “ L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.” Questo è il nostro principio di fondo e continuerà a guidare le nostre scelte. Il lavoro è l’unico vero patrimonio della gente che rappresentiamo, ed è sulla sua valorizzazione che dobbiamo puntare per riuscire a realizzare, nell’interesse del Paese, gli obiettivi di sviluppo e crescita che ci siamo proposti e che, tutti, intendiamo raggiungere.

D) Da pochi mesi si è insediato il nuovo Governo dando inizio ad una nuova stagione della politica italiana. Il nuovo Esecutivo dovrà agire per modificare il corso dell’economia italiana, che negli ultimi tempi non ha navigato in buone acque, e rilanciare lo sviluppo. Nella tua relazione hai avvertito: no alla mistica dei sacrifici. Puoi chiarirci meglio questa posizione?

R) Certamente. Non siamo più nel ‘92: è cambiato lo scenario, sono mutati gli obiettivi. Noi siamo convinti che tenere i conti in ordine non sia solo una necessità ma un dovere e che sprechi e regalie con il denaro pubblico vanno eliminati. Al contrario, però, la riduzione indiscriminata della spesa pubblica sarebbe deleteria, perché comprimerebbe ulteriormente la domanda interna e l’economia verrebbe definitivamente affossata. Ecco perché noi siamo contrari alla politica dei due tempi: non si esce dalla crisi prima risanando e poi puntando allo sviluppo. Non è tagliando la spesa pubblica che si risolve il problema del debito pubblico. È un’illusione. La politica per lo sviluppo è l’unica strada da seguire, occorre un colpo di frusta per far ripartire subito l’economia. Deve aumentare la domanda interna facendo crescere i salari reali.

D) Puntare alla crescita dei salari reali presuppone una riforma del modello contrattuale, all’interno di una logica di sviluppo. Al momento, però, questa posizione sembra non essere condivisa da tutti. La disdetta dell’accordo del luglio ’93 è una possibile soluzione per uscire da questa impasse?

R) Si, potrebbe esserlo. Siamo ben consapevoli che né oggi, né nel prossimo futuro, è prevedibile un accordo tra le Organizzazioni sindacali. Ciò nonostante la riforma è necessaria. Noi siamo favorevoli ad aprire un confronto, ma se la Confidustria insistesse sulla necessità di un accordo preventivo tra i Sindacati, giudicheremmo questo atteggiamento come la ricerca di un alibi per non fare nulla. E allora è bene sapere che senza nuove regole, non ci sono regole. Sono queste la ragioni per cui il prossimo Comitato centrale della Uil, onde evitare ogni equivoco, dovrà prendere in considerazione l’ipotesi di una disdetta formale del Protocollo del luglio 1993.

D) Nonostante siano passati pochi mesi dall’insediamento del governo Prodi, come giudichi il nuovo Esecutivo?

R) Effettivamente è trascorso troppo poco tempo dall’insediamento del nuovo Esecutivo per esprimere giudizi e valutazioni compiuti. Tuttavia, l’intento dichiarato di realizzare nuove forme di concertazione è certamente positivo, E’ una disponibilità che va colta e praticata e che potrà avere conseguenze dirette sui rapporti con le parti sociali.

D) Il primo atto politicamente rilevante del nuovo Esecutivo è stato il decreto sulle liberalizzazioni, che ha provocato reazioni le più disparate. Qual è il tuo parere?

R) Si tratta, sicuramente, di un decreto apprezzabile, che può rappresentare un primo tassello nella costruzione di un nuovo quadro di sviluppo e competitività. Ci sono sevizi che costano troppo e sono erogati in quantità limitata perché non c’è concorrenza. In un paese come il nostro, che punta allo sviluppo ed ha bisogno di crescere, questa condizione non è accettabile. È necessario, dunque, un intervento diretto proprio nei confronti di quei settori che hanno, in qualche modo, bloccato la crescita del Paese. Il tutto non può essere ridotto ai problemi di una singola categoria. È il bene collettivo che deve prevalere.

D) Uno degli oneri di un Sindacato è quello di fare delle proposte. Cosa proponi al Governo per il prossimo futuro?

R) Sviluppo, ripartizione del reddito, risanamento. Queste sono le nostre priorità. Per puntare allo sviluppo bisogna innanzitutto, ripartire il reddito nella maniera più equa possibile. E perché questo si verifichi, l’ho ripetuto più volte, sono due le leve da attivare, quella della politica fiscale e quella della politica contrattuale per aumentare i salari reali, detassando gli incrementi contrattuali e distribuendo la ricchezza in maniera più capillare. Questa è la nostra proposta, e in mancanza di valide alternative, continueremo a sostenerla.

D) Un’ultima breve domanda. Qualche giorno fa hai incontrato il nuovo Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Quali sono state le tue impressioni?

R) Il Presidente Napolitano è molto attento alla vita politica ed economica del Paese e conosce bene la nostra realtà sociale. È stato un colloquio molto importante.

Lavoro Italiano, luglio-agosto 2006

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