| INTERVISTE
Intervista a Luigi
Angeletti, Segretario Generale UIL
a cura di Antonio Passaro
Angeletti, il 2006
sembra iniziare sotto i migliori auspici. Mentre stiamo per andare in
stampa giunge notizia della firma per il contratto dei metalmeccanici. Ci
riserviamo di fare una riflessione più approfondita nel prossimo numero.
Intanto, qual è il tuo primo commento?
E’ certamente un risultato importante: finalmente anche i
lavoratori metalmeccanici vedono salvaguardato il proprio salario.
Speriamo ora che Federmeccanica e Confindustria abbiano appreso la
lezione. Mi chiedo: cento euro erano “compatibili” anche sei mesi fa,
perché divenissero “compatibili” ci volevano proprio quaranta ore di
sciopero? Chissà se in futuro ci faranno vedere un altro film….
Affronteremo poi questo tema. Intanto registriamo che il 2005 si è chiuso
con un’importante novità per il mondo finanziario ed economico ponendo,
per certi aspetti, la parola fine alla querelle estenuante che ha
accompagnato le vicende di Banca Italia in questi ultimi mesi: Mario
Draghi è il nuovo Governatore. Cosa pensi di questa decisione?
La nomina di Mario Draghi a Governatore della Banca d’Italia è
una buona scelta, in grado di suscitare consensi molto ampi.
Credo che la sua indiscussa competenza e la sua riconosciuta
professionalità a livello internazionale costituiscano una garanzia per
restituire fiducia e credibilità non solo alla Banca d’Italia ma allo
stesso sistema finanziario.
Tornando nel nostro ambito sindacale, l’ultimo atto del 2005 è stato la
grande manifestazione a Reggio Calabria sul Mezzogiorno che ha visto la
partecipazione e lo sforzo organizzativo congiunto non solo di Cgil, Cisl
e Uil ma anche delle regioni del Sud e della Confindustria. Una grande
iniziativa per la legalità e per lo sviluppo, una questione complessa che
torna periodicamente alla nostra attenzione. Risolveremo mai i problemi
del nostro Sud?
Purtroppo il Sud è il luogo in cui le contraddizioni e le difficoltà
dell’intero Paese si moltiplicano. La crescita del prodotto interno lordo
nel 2004 si è fermata ad un valore pari alla metà di quello nazionale. Il
Pil pro-capite si colloca al 59,6% rispetto a quello fatto registrare nel
Nord, con un tasso di disoccupazione tre volte più alto.
Ma il vero freno allo sviluppo, ciò che determina un gap negativo
insopportabile rispetto al resto dell’Europa è rappresentato dal deficit
infrastrutturale. Ne abbiamo già parlato tante volte, anche da queste
pagine: mancano strade, ferrovie e, in molto zone, persino l’acqua. Per
quel che riguarda l’energia elettrica, poi, finchè continueremo ad
importarne il 13% del fabbisogno ad un costo superiore del 30% a quello
pagato da altri, parlare di sviluppo diventa un esercizio ai limiti della
presa in giro.
Se a tutto ciò si aggiunge l’enorme ostacolo costituito dalla criminalità
organizzata, si comprende perchè ogni idea, ogni progetto, persino ogni
azione rischia di essere destinata al fallimento.
Non ci sono scorciatoie: questi problemi vanno affrontati e risolti ora.
E’ tempo di cambiare registro. Dobbiamo fare un salto culturale, uscire
dalle logiche difensiviste, sconfiggere i sentimenti della paura e del
fatalismo. Dobbiamo pensare ad una parte del Paese che può davvero
rappresentare il luogo della ripresa. Siamo nel secolo della conoscenza,
un secolo in cui il valore aggiunto è dato dall’intelligenza, dal sapere,
dalle persone. Ed è sulle persone e sul lavoro che bisogna investire,
forse proprio nel Sud più che altrove.
Nelle tue riflessioni torna, puntualmente come sempre, il tema del valore
del lavoro. Il 2006 per la Uil è l’anno del Congresso e mi pare di capire
che ancora una volta quel tema sarà il punto di riferimento centrale della
discussione congressuale. Come mai questo bis?
Semplicemente perché il lavoro costituisce il patrimonio dei
nostri rappresentati e perché esso è la vera ricchezza del nostro Paese.
Non dare valore al lavoro significa non dare valore al Paese, che potrà
crescere se cresce la ricchezza e migliorano le condizioni dei lavoratori
dipendenti e dei pensionati.
Non si tratta solo di una questione di giustizia sociale né la
redistribuzione del reddito rivendicata dalla Uil risponde a logiche
meramente solidaristiche. E’ un problema di efficienza economica, invece,
che riguarda tutti e dal quale nessuno dovrebbe chiamarsi fuori. Questo è
il solco lungo cui deve muoversi la nostra azione; questo è il punto di
riferimento che dovrà guidare le nostre scelte.
Il 2006 è anche l’anno delle elezioni politiche. Il percorso congressuale
‘lambirà’ l’esito di una consultazione elettorale decisiva per il futuro
del nostro Paese, almeno per i suoi prossimi cinque anni. Qual è lo
spirito con cui la Uil guarda a questo appuntamento?
La parte conclusiva del percorso congressuale si collocherà a valle
della consultazione elettorale da cui scaturirà la nuova legislatura e la
composizione del nuovo Parlamento. E’ del tutto evidente che la
connotazione del prossimo Esecutivo deriverà dalle decisioni del popolo
sovrano. Alla nostra Organizzazione, come sempre e in coerenza con quanto
affermato, spetterà indicare e sollecitare a quel Governo, qualunque esso
sarà, l’attuazione di politiche sociali ed economiche positive per i
lavoratori, per i pensionati e per lo sviluppo del Paese.
E quale sarà la linea della Uil nei confronti del prossimo Esecutivo?
La nostra linea sindacale sarà identica a quella che abbiamo tracciato
in questo anno. La crescita dei salari e la rivalutazione delle pensioni
continueranno ad essere i nostri obiettivi prioritari così come una
politica fiscale e una politica contrattuale coerenti al raggiungimento
dell’obiettivo continueranno ad essere le nostre rivendicazioni. Il
Governo, qualunque Governo, continuerà perciò ad essere destinatario di
queste nostre richieste di politica economica, così come continueremo ad
incalzare la Confindustria sulle politiche contrattuali.
In conclusione, Angeletti, cosa ti aspetti dal Congresso?
Il Congresso sarà un momento particolarmente intenso di analisi e
proposte. Noi siamo una grande Organizzazione dalle enormi potenzialità
che vuole e può continuare a crescere. La nostra politica sindacale,
l’attività nei territori, l’azione nelle fabbriche e negli uffici, i
percorsi formativi, i servizi a tutti i lavoratori, tutto ciò che parla di
Uil e che di essa ne dà il segno nella società che ci circonda sono la
testimonianza della nostra forza.
Bisogna proseguire lungo questa strada per affermare e diffondere le
tutele di lavoratori e pensionati. La Uil, come sempre, avrà le idee
chiari e vincenti e il Congresso sarà anche un’ulteriore occasione per
dare risalto ad un’Organizzazione che guarda al futuro con ottimismo e che
di questo futuro vuole continuare ad essere protagonista.
Lavoro Italiano, gennaio 2006
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