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INTERVISTE

Intervista a Luigi Angeletti, Segretario Generale UIL

A cura di Antonio Passaro

Angeletti è appena terminato il Comitato centrale che, confermando quanto proposto dalla Direzione, ha deliberato sulla data del prossimo Congresso della Uil, dal 25 al 28 giugno a Roma. Hai parlato della necessità di un Congresso che dia un’idea chiara e riconoscibile della Uil. Cosa intendi con ciò?

Noi dobbiamo porre la Uil al centro della scena economica e sociale del nostro Paese. E oggi il problema principale che ha il Paese è quello della redistribuzione del reddito. In una società come la nostra il lavoro è la cosa più importante e, dunque, bisogna restituire valore al lavoro. Questo deve essere il nostro obiettivo, è di ciò che si deve occupare la Uil, questa è la questione a cui il nostro Congresso deve dare una risposta indicando proposte chiare ed efficaci.
Facendoci interpreti di queste esigenze e di queste aspettative, noi vogliamo continuare a costruire un Sindacato che sappia parlare ad una base ancora più ampia di quella che, oggi, organizziamo. Un Sindacato che sappia essere punto di riferimento per una quota crescente di lavoratori e pensionati e che sia interlocutore del potere politico ed economico.

Facciamo un piccolo passo indietro. Alcuni giorni fa Cgil Cisl e Uil hanno deciso 4 ore di stop per il prossimo 25 novembre. Anche quest’anno uno sciopero contro la Finanziaria?

Intanto non parlerei di sciopero “contro”, quanto di uno sciopero “per”. Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di predisporre un documento comune in cui fanno alcune rivendicazioni: lo sciopero è a sostegno di queste nostre richieste. Noi crediamo che non ci sia coerenza tra gli obiettivi di sviluppo predicati e le scelte poste in campo da questo Esecutivo. Avanziamo, dunque, proposte alternative pensando alla crescita economica del Paese.

Vuoi dire che se il Governo le accettasse, revochereste lo sciopero?

E’ evidente. Se invece così non fosse, sarebbe come se lo sciopero lo dichiarasse lo stesso Governo! Peraltro, sino al 25 novembre di tempo ce n’è tanto a disposizione per apportare le modifiche necessarie. E’ solo una questione di volontà politica.

Angeletti, il cavallo di battaglia della Uil è la detassazione degli incrementi contrattuali. E’ noto che l’inserimento di questo punto nel documento unitario è stato oggetto di una forte controversia con i tuoi colleghi di Cgil e Cisl. Alla fine, è stata accolta la tua richiesta?

Di fatto sì. Cgil, Cisl e Uil hanno convenuto sulla necessità di ridurre le tasse sul lavoro dipendente. Ci siamo poi impegnati ad individuare uno strumento che sia in grado di realizzare questo obiettivo. Sono aperto a qualunque soluzione ma credo che sia difficile individuarne un altro più efficace e di più rapida attuazione di quello della detassazione degli incrementi contrattuali. Alla fine si farà.

In pratica, come si traduce la proposta della Uil?

E’ semplicissimo. Si deve stabilire che, per i prossimi tre o quattro anni, gli aumenti contrattuali devono entrare, in toto, nelle buste paga dei lavoratori. Siamo stanchi di chiedere aumenti contrattuali una parte consistente dei quali va poi a beneficio del Ministero dell’Economia. Su 100 euro di incremento mensile solo poco più di 60 vanno nelle tasche dei lavoratori e il resto finisce in tasse. Nel frattempo c’è chi evade o elude in assoluta tranquillità.

Non c’è il rischio di un rilievo di incostituzionalità?

No, perché non si tratterebbe di un provvedimento strutturale ma temporaneo. Magari in attesa di un nuovo patto fiscale e di una nuova riforma fiscale che richiedono tempi di attuazione più lunghi. Ora, però, abbiamo bisogno di un provvedimento ad efficacia immediata e -ripeto- ritengo non ci sia altro, con queste caratteristiche, al di là della detassazione degli incrementi contrattuali.

Peraltro mi sembra di capire che non si tratterebbe neanche di un “precedente”…

Esatto. Noi chiediamo semplicemente di applicare al lavoro dipendente ciò che già si realizza per i lavoratori autonomi. Grazie al concordato preventivo e agli studi di settore, i lavoratori autonomi stabiliscono, a priori, quante tasse devono pagare determinando, di fatto, un sostanziale abbattimento del livello di tassazione applicato ai loro guadagni. Noi chiediamo, per un periodo limitato di tempo, una sorta di concordato preventivo anche per i lavoratori dipendenti.

Ma non basterebbe la restituzione del fiscal drag?

La restituzione del fiscal drag va bene ma da sola non basterebbe. Noi guardiamo anche a ciò che accadrà nei prossimi tre o quattro anni e mese per mese per tutti i lavoratori dipendenti.

E una manovra sull’Irpef di riduzione delle aliquote?

E no, questa proprio no. Significherebbe dare un ulteriore beneficio anche a molte categorie di lavoro autonomo e imprenditoriale alcune delle quali hanno già intascato i vantaggi derivanti dal mancato controllo sugli aumenti dei prezzi e delle tariffe. Sono i redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati ad essere stati falcidiati dall’aumento, economicamente ingiustificato, dei prezzi. Ed è l’intero sistema economico ad essere stato danneggiato da questa iniqua redistribuzione della ricchezza. A ciò occorre porre rimedio.

Insomma, per la Uil ci sono delle priorità da rispettare?

Esatto. Lo abbiamo già detto: il problema da porre al centro della nostra iniziativa è quello dei redditi delle persone e questa finanziaria non va bene perché non risolve questo problema. Per lo sviluppo del Paese e per la crescita dell’economia bisogna porsi pochi, chiari e conseguenti obiettivi: niente tasse sui prossimi aumenti contrattuali, una rivalutazione delle pensioni, controllo di prezzi e tariffe; e poi, ancora, una politica di rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e un tavolo per soluzioni strategiche sulle crisi industriali. Queste sono per la Uil le vere priorità perché questo è ciò che la gente ritiene fondamentale per se stesso e per il Paese.

C’è per lo Stato, però, anche un problema sul fronte delle entrate. Il senso di responsabilità del Sindacato induce a offrire alcune indicazioni anche su questo terreno. Quali?

Anche qui c’è un problema numero uno: il recupero dell’evasione fiscale. Possiamo ragionare di ciò che vogliamo ma se non si affronta con decisione questo tema non veniamo a capo di nulla. Inoltre bisogna tassare le plusvalenze sulle transazioni finanziarie e la compravendita di immobili. In Italia i redditi derivanti dagli investimenti in Borsa sono tassati ad un livello di gran lunga inferiore alla media europea: sarebbe sufficiente innalzare quel tasso appena al di sotto della media europea.

Lavoro Italiano, novembre 2005

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