| INTERVISTE
Intervista a Luigi
Angeletti, Segretario Generale UIL
a cura di Antonio Passaro
D)
Angeletti, l’anno 2005 volge al termine sotto il segno delle
mobilitazioni. Lo scorso 25 novembre c’è stato lo sciopero generale di
quattro ore, il 2 dicembre lo sciopero dei metalmeccanici e il 6 dicembre
la manifestazione dei pensionati. Tre vicende assolutamente diverse tra
loro nei contenuti e nella forma. Si può dire, tuttavia, che c’è un minimo
comune denominatore?
R) Se c’è un minimo comune denominatore io lo riscontro essenzialmente nel
fatto che gran parte delle persone e più precisamente i lavoratori
dipendenti e i pensionati si sono impoveriti in questi ultimi anni. Ma
andiamo per ordine. Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato con larghissimo
anticipo uno sciopero di quattro ore e hanno anche predisposto un
documento con rivendicazioni chiare e precise proprio per dare al Governo
il tempo necessario di convocarci e di valutare la possibilità di alcune
modifiche alla legge Finanziaria. Purtroppo non è stato così, il Governo
non ci ha convocato e non ha tenuto in alcun conto le indicazioni del
Sindacato. Lo sciopero dunque è come se lo avesse proclamato lo stesso
Esecutivo.
D) Cosa avevate chiesto?
R) Noi siamo convinti che per far ripartire il Paese occorra aumentare la
competitività e fare investimenti in infrastrutture e ricerca e,
contemporaneamente, sia necessario intervenire per evitare che lavoratori
dipendenti e pensionati continuino a perdere potere d’acquisto. Se non si
pone rimedio a ciò, la domanda interna continuerà ad essere fiacca e la
produzione a scendere. Questo è il circolo vizioso in cui siamo caduti e
la Finanziaria non fa nulla per uscirne. Purtroppo l’economia è ferma e il
2005 sarà un anno dalla crescita sostanzialmente piatta, il rischio è che
si perderanno posti di lavoro e continueranno a diminuire i redditi dei
lavoratori dipendenti. Noi abbiamo una proposta efficace, l’unica capace
in tempi rapidi di rimettere in moto l’economia: non tassare per i
prossimi anni gli aumenti salariali. L’idea è nota a tutti, ma non mi pare
che il Governo sia intenzionato a fare questo passo.
D) Il punto come hai già denunciato in altre circostanze è
l’inadeguatezza del sistema fiscale a porsi come leva per la crescita. Non
è solo insomma un problema di giustizia sociale...
R) Esatto. Nel nostro Paese metà della ricchezza è prodotta da pensionati
e lavoratori dipendenti, ma queste categorie pagano il 70% delle tasse.
Ciò vuol dire che i più poveri pagano le tasse per i ricchi che hanno la
possibilità di evadere tranquillamente il fisco. Un terzo dei cittadini
accumula ricchezza e aumenta il proprio patrimonio, i due terzi, invece,
fa fatica a vivere e a far quadrare il proprio bilancio. E’ assurdo poi,
lo abbiamo già detto, molte altre volte, che chi guadagna mille euro con
la compravendita di immobili o giocando in borsa paghi solo il 12% e chi
invece li guadagna facendo lo straordinario debba versare al fisco il 30%:
basterebbe tassare le rendite finanziarie e immobiliari ad un livello di
poco inferiore a quello che c’è in Europa per ottenere in modo efficiente
un minimo di giustizia. Insomma ci sono troppe contraddizioni e questo si
riverbera sull’intero sistema economico che non cresce anche a causa di un
fisco squilibrato e penalizzante per i pensionati e i lavoratori
dipendenti.
D) Parlavamo dei pensionati che hanno poi manifestato anche il 6
dicembre. Qual è il tuo parere su questa specifica situazione?
R) Ovviamente, noi sosteniamo con forza le rivendicazioni dei pensionati e
siamo stati al loro fianco nella giornata di mobilitazione nazionale che
hanno organizzato lo scorso 6 dicembre. Anche su questo fronte, noi
abbiamo fatto una richiesta molto chiara: vogliamo la rivalutazione delle
pensioni. Peraltro, quest’ultimo è un obiettivo tanto più importante se si
considera che i pensionati hanno pagato più di altri le conseguenze di un
aumento economicamente ingiustificato dei prezzi e delle tariffe. Non
abbiamo più come dirlo: la crescita dei salari e la rivalutazione delle
pensioni devono essere il centro della politica economica del nostro
Paese.
D) Se si parla di pensioni “declinando” l’argomento al futuro viene
però da pensare anche a quanto ancor più povere saranno le future pensioni
dei giovani di oggi. E a quanto necessaria allora sarà la previdenza
integrativa. Ma anche su questo fronte c’è stata una battuta d’arresto.
Cosa succede?
R)E’ bene intanto sottolineare che il diritto ad una vecchiaia dignitosa è
un principio di civiltà che non può essere disatteso. Così come è
altrettanto vero che l’attuale sistema previdenziale, ormai in equilibrio
dal punto di vista finanziario dopo gli interventi degli anni Novanta,
rischia tuttavia di generare tra qualche decennio nuove povertà. Il
sistema contributivo infatti determinerà pensioni sempre meno sostanziose
e diventa perciò ineludibile l’avvio immediato del cosiddetto “secondo
pilastro” rappresentato dalla previdenza integrativa . In questo senso il
rinvio al 2008 della riforma sul Tfr non è stata una scelta felice. Il
testo è buono, rispetta le intese ma con la proroga si perderanno altri
due anni. E’ il caso di dire che con la riforme del Tfr il Governo ha
fatto una cosa buona ma poi se n’è pentito perché parte della maggioranza
non era d’accordo.
D) In ultimo parliamo della vicenda metalmeccanica. Dicembre sarà un
mese decisivo per il rinnovo del contratto della categoria. Dopo lo
sciopero, i giorni che precedono il Natale saranno tutti utili per tentare
l’affondo. Qual è la tua opinione?
R) Abbiamo l’intenzione di chiudere il contratto ma, come è noto, gli
accordi si fanno in due! Per noi è ormai l’ora di chiudere e
Federmeccanica non può avere più alibi: le richieste dei metalmeccanici
sono ragionevoli e devono essere finalmente accolte. Il contratto deve
essere chiuso entro Natale e nella sciagurata ipotesi in cui ciò non
accadesse saremmo costretti a mettere in campo gli scioperi articolati.
Noi vorremmo evitarli ma se Federmeccanica ci costringe, siamo pronti.
D) In queste ore rispunta l’ipotesi del cosiddetto “sabato lavorativo”.
La propone il vice presidente di Confindustria, Alberto Bombassei. La
questione sembra ascriversi al complesso capitolo delle flessibilità. Cosa
ne pensi?
R) Non mi sembra che la proposta di Bombassei sia del tutto chiara o,
almeno, diciamo che io non l’ho ben compresa. Pur partendo da interessi
differenti, se parliamo di flessibilità siamo disposti a discutere, a
patto che il lavoratore abbia un ritorno in termini di salario. Se invece
il confronto si prefiggesse l’obiettivo di ridurre la retribuzione oraria,
allora non siamo per nulla d’accordo. Comunque, se la Confindustria ha
un’idea, qualunque essa sia, la avanzi ufficialmente, faccia una proposta
concreta, articolata in modo chiaro e poi si vedrà
Lavoro
Italiano, dicembre 2005
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