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INTERVISTE

Riforma Fiscale per giungere ad una redistribuzione della ricchezza. Intervista a Luigi Angeletti, Segretario generale UIL.

di Antonio Passaro

Angeletti siamo già in stampa mentre arriva la classica notizia dell’ultima ora: la Fiat ha ufficializzato la sua uscita da Confindustria. Ma ha anche confermato il Suv a Mirafiori e un nuovo motore a Pratola Serra. Un tuo commento a caldo…

L’uscita della Fiat dalla Confindustria è una questione che attiene ai rapporti tra l’azienda automobilistica e l’associazione imprenditoriale e su cui i sindacati non possono avere, più di tanto, voce in capitolo. Ci riguardano e ci interessano molto, invece, le decisioni su Mirafiori e Pratola Serra. Queste scelte rientrano nel rispetto dei patti sottoscritti con Fiat e sono una premessa per garantire l’occupazione e lo sviluppo negli stabilimenti italiani del Gruppo.

Anche a Pomigliano, siamo sulla buona strada per la produzione della nuova Panda. Tutto è cominciato da lì. Fu una giusta partenza, dunque?

Non vi è dubbio: con l’accordo di Pomigliano abbiamo salvato la più importante fabbrica del Sud. Se avessimo seguito le mode del momento, ora avremmo 5 mila persone in cassa integrazione, senza considerare l’indotto. E lo stesso ragionamento vale per gli altri stabilimenti della Fiat.

Parliamo ora delle iniziativa messe in campo dalla Uil per sollecitare le riforme necessarie per la crescita. Sono state organizzate tre manifestazioni: una si è già svolta a Napoli il 30 settembre e le altre due si terranno a Firenze il 14 e a Milano il 21 ottobre. Ridurre le tasse sul lavoro: questo bisogna fare. Perché?

Intanto va detto che in Europa si sta facendo una politica all’ombra del pareggio dei bilanci che rischia di produrre un po’ più di disoccupati. Quello che potevamo fare in Italia, e cioè dare una spinta all’economia, non lo abbiamo ancora fatto. E questo lo si può ottenere solo in un modo: riducendo le tasse sul lavoro. Il livello di tassazione, oggi, è concentrato soprattutto sul lavoro e questo frena i consumi, l’occupazione e lo sviluppo.

Dunque, la priorità resta la riforma fiscale?

Guardando all’immediato futuro, urgono le riforme, a partire da quella fiscale. La Uil ritiene che un primo passo decisivo per un’inversione di tendenza possa giungere da una redistribuzione della ricchezza sufficiente ad innescare la ripresa dei consumi, condizione di partenza per una crescita del Pil e dell’occupazione. Quella redistribuzione può essere operata riequilibrando il carico fiscale a vantaggio di tutti coloro che hanno il sostituto di imposta.

Sono anni che si insiste su questa battaglia: possiamo vincerla da soli?

Perché questa battaglia abbia possibilità di successo in tempi rapidi, è necessaria un’alleanza tra i sindacati confederali ma anche con le organizzazioni, le federazioni e le associazioni che rappresentano tutti i lavoratori dipendenti, a tutti i livelli, e tutti i pensionati. A sostegno di questa battaglia, poi, la Uil proporrà una forma di astensione dal lavoro di un’ora che sia in grado di coinvolgere tutti quei lavoratori che abbiano il sostituto di imposta.

C’è poi la questione dei tagli alla politica. Resta questo l’altro fronte della battaglia della Uil?

Ciò che della manovra economica non ci sta bene, in modo particolare, è che invece di tagliare i costi della politica, hanno rinviato questa decisione. La Uil, perciò, continuerà a rivendicare un’immediata, vera ed efficace riduzione dei costi della politica, da perseguire attraverso una diminuzione dei livelli decisionali, una razionalizzazione dei centri di spesa e un’eliminazione degli sprechi.

Si torna a parlare di possibili interventi sulle pensioni. La Uil è contraria. Quali le motivazioni?

L’età media effettiva di pensionamento in Italia è uguale a quella della Francia ed è inferiore di soli tre mesi a quella della Germania. Anche i dati dell’Inps dimostrano che quello previdenziale è un falso problema. Il Governo non pensi di trovare soldi nei bilanci delle pensioni. L’unica cosa accettabile è l’incentivo a rimanere al lavoro, magari prevedendo di inserire in busta paga i contributi di chi, pur avendo i requisiti per la pensione, rinvia l’uscita. L’unico problema vero è che le pensioni sono troppo basse e che quelle dei giovani di oggi rischieranno di essere al di sotto della soglia della povertà. Chi ha un sistema contributivo, quando smetterà di lavorare, prenderà il 60% dello stipendio medio degli ultimi dieci anni. Se questo è il tema allora siamo disposti a parlarne.

Qual è il tuo giudizio sulla patrimoniale?

La patrimoniale sarebbe accettabile a una sola condizione: che i proventi che ne derivino servano a finanziare una riduzione delle tasse sul lavoro. Ma se fossero utilizzati diversamente, ad esempio per mantenere le Province, allora noi non saremmo d’accordo.

Lo scorso 21 settembre Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno definitivamente ratificato l’accordo interconfederale del 28 giugno: un passo importante. Intanto, l’associazione datoriale ha varato un manifesto per la crescita. Cosa ne pensi?

Spero che Confindustria non si limiti a generici auspici. Servono proposte chiare e non “ecumeniche”. Insomma, può essere un’iniziativa interessante a patto che non sia solo un elenco dei desideri.

Abbiamo lasciato per ultimo il “piatto forte”: lo sciopero dei lavoratori del pubblico impiego per il prossimo 28 ottobre. Questa volta è stata la Uil a proclamare, da sola, uno sciopero generale, anche se di categoria…

Noi pensiamo che la riforma della Pubblica Amministrazione è necessaria per modernizzare e rendere più efficienti i servizi ai cittadini. Ma ciò è possibile solo con il coinvolgimento dei lavoratori del pubblico impiego ai quali, a questo proposito, deve essere adeguatamente riconosciuto il valore del proprio lavoro.

La UIL ritiene che una politica che deprima la Pubblica Amministrazione e mortifichi il lavoro pubblico sia fortemente contraria agli interessi del Paese. Occorre rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono, nel settore, l’esercizio della contrattazione ed avviare a soluzione i problemi del precariato.

Queste sono le ragioni di uno sciopero necessario e che si rivelerà anche utile per gli interessi dei lavoratori e del Paese.

Lavoro Italiano, settembre 2011

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