di Antonio Passaro
Angeletti, nel mese di settembre è ormai tradizione che il governo incontri le parti sociali per illustrare le linee guida della legge finanziaria. Un provvedimento che, negli ultimi anni, è diventato sempre più snello ed essenziale al punto che si è giunti ad usare la definizione di finanziaria “light”. Ma quali sono gli impegni che la Uil ha chiesto al governo?
Noi crediamo che il governo abbia accolto le nostre indicazioni assumendo provvedimenti importanti in materia di ammortizzatori sociali e di gestione della difficile situazione occupazionale. Resta invece molta strada da fare sul fronte fiscale. Ecco perché al tavolo di Palazzo Chigi noi abbiamo chiesto che sia avviata una discussione per giungere ad un impegno: ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti. Ci vuole un piano, adesso. E noi proponiamo che, da questo momento, ogni euro in più che lo Stato riesce ad incassare debba essere destinato a questo scopo. Dal governo ci attendiamo questa disponibilità. Sempre su questo fronte, poi, abbiamo anche chiesto che la soglia di sbarramento per fruire della defiscalizzazione sulla contrattazione di secondo livello sia elevata a 40mila euro.
A tal proposito, consideri ancora valida la proposta di detassare le tredicesime?
Assolutamente sì: c’è spazio per la riduzione delle tredicesime sin da ora. Magari con modalità che non comportino un costo eccessivo. Si potrebbe pensare di applicare una cedolare secca del 10% e mettere un tetto ai redditi fino a 50mila euro. E’ un provvedimento indispensabile e prima o poi dovrà essere adottato: bisogna sostenere la domanda interna. Il governo dovrà convincersi di ciò e dovrà assumersi i rischi che ne derivano.
Tornando al tavolo di palazzo Chigi sulla finanziaria, la Uil ha anche sollevato la questione investimenti...
Certo, noi riteniamo che occorrano investimenti in infrastrutture. A questo proposito devo dare atto al governo di aver realizzato con rapidità ed efficacia il piano per la ricostruzione delle prime case ai terremotati abruzzesi. Bisogna far tesoro di quell’esperienza e, dunque, anche per altre situazioni, accrescere le prerogative dei commissari che, al momento, appaiono ancora troppo modeste e poco incisive.
E sulla vicenda del rinnovo dei contratti del pubblico impiego?
Ci aspettiamo, semplicemente, che il governo mantenga la parola e l’impegno assunti. Come è noto, anche il governo, in quanto datore di lavoro del pubblico impiego, ha sottoscritto la riforma del sistema contrattuale. Deve semplicemente applicarla nel suo ambito. Nulla di più, nulla di meno.
Sempre a proposito di rinnovi contrattuali, per i metalmeccanici la trattativa è in corso. La Fiom vi partecipa solo come osservatore ed è verosimile che non firmi la possibile intesa. La fase è quella tipica di un confronto negoziale classico tra la Fim e la Uilm, da un lato, e la Federmeccanica, dall’altro. Cosa succederà?
Bisognerà vedere. Credo, tuttavia, che ci siano le condizioni per fare un buon accordo. Peraltro, sarebbe la prima volta che un contratto si chiuda prima della sua scadenza, fissata, come è noto, al 31 dicembre di questo anno. Non credo che per le imprese possa essere un problema giungere ad un accordo sindacale senza la Fiom: è già successo due volte nel recente passato, in occasione dei rinnovi del 2001 e del 2003 senza che ciò comportasse alcuna conseguenza negativa. Anzi, grazie a quei rinnovi firmati solo dalla Uil e dalla Fim, tutti i lavoratori metalmeccanici, compresi quelli iscritti alla Fiom, videro aumentare i propri salari che, altrimenti, sarebbero rimasti al palo.
E veniamo ora al Congresso della Uil. La stagione congressuale è formalmente e praticamente iniziata…
La Direzione nazionale ha approvato le tesi congressuali e hanno preso il via i primi congressi di categoria a livello territoriale. Sarà una stagione importante per la Uil anche per riflettere sul futuro del nostro sindacato…..
… e del sindacato del futuro la Uil ha già cominciato a discutere organizzando un seminario al quale ha invitato studiosi, professori universitari e sindacalisti. Qual è il tuo parere su questo punto?
Io penso che il sindacato diventerà sempre più un’organizzazione di carattere internazionale. A livello nazionale non ci sarà più spazio se non per adattamenti di ciò che viene determinato su scala internazionale. Persino i modelli contrattuali, in un futuro non troppo lontano, avranno riferimenti europei. Il sindacato non potrà che essere un vero soggetto di aggregazione sociale mentre è decisamente tramontata l’idea di un sindacato della lotta di classe e della contrapposizione tra capitale e lavoro. C’è grande attenzione alla questione della coesione sociale da parte di molti governi, dalla Cina sino agli Usa. Persino la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno consolidato il dialogo con i sindacati. Insomma, cambia il contesto globale e il sindacato, a livello globale, deve essere in grado di raccogliere questa sfida.
Tu hai partecipato al G20 a Pittsburgh e, insieme ad altri tuoi colleghi, hai avuto colloqui anche con alcuni capi di Stato. In estrema sintesi, che clima hai colto e, soprattutto, quale ti è sembrato il principale nodo da sciogliere?
C’è chi sostiene che, in questa fase, siano stati immessi troppi soldi in circolazione e che ciò potrebbe generare una fiammata inflazionistica. D’altro canto, c’è chi ricorda che, per avere una politica occupazionale efficace, è necessario che circolino soldi. Al momento vi è dunque uno scontro in atto tra chi vuole che si continuino a dare stimoli all’economia e chi, invece, propugna la riduzione della quantità di danaro in circolazione. Personalmente, ho sostenuto la prima tesi: meglio correre il rischio dell’inflazione. L’altra strada potrebbe condurre ad un’ulteriore impennata della disoccupazione e ad un nuovo tracollo dell’economia.
Un’ultima domanda flash: cosa pensi dello scudo fiscale?
Non mi sembra una bella soluzione. Ma è una soluzione necessaria: far rientrare quei capitali nel nostro Paese può servire a rilanciare la nostra economia.
Lavoro Italiano, settembre 2009