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INTERVISTE

Risolvere la riforma fiscale, la riduzione dei costi della politica, la crescita della produttività e dei salari
Intervista a Luigi Angeletti, Segretario generale UIL.

di Antonio Passaro

Angeletti, il prossimo 9 ottobre, la Cisl e la Uil manifesteranno, insieme, in Piazza del Popolo a Roma. Quali sono le ragioni di questa iniziativa?

Abbiamo deciso di dar vita ad una manifestazione di piazza per sottolineare la necessità di una compiuta riforma fiscale, di una riduzione dei costi della politica e di una crescita della produttività e dei salari. Questi sono i nodi da sciogliere per fare ripartire il nostro Paese. La consapevolezza di tali priorità va diffusa anche facendo ricorso ad un’iniziativa che dia una visibilità, per così dire, fisica a queste rivendicazioni. Non abbiamo più gravi emergenze da affrontare, siamo agli inizi di una seppur timida ripresa e, dunque, non ci sono più alibi: è tempo di affrontare e risolvere quei problemi.

Una grande manifestazione di piazza, per la prima volta senza la Cgil…

La Cgil continua a limitarsi al diritto di critica. Ma non è più il tempo della critica, bisogna passare alle proposte. E noi abbiamo il dovere di farle queste proposte.

Tornando all’analisi economica, lei evidenziava che nonostante sia stata superata la fase più buia della crisi, siamo ancora fermi. È così?

Sì, ora il rischio è quello di una crescita modesta e discontinua. Potrebbero trascorrere ancora molti anni prima di tornare agli stessi livelli di produzione ed occupazione antecedenti al 2008, ecco perché non possiamo stare a braccia conserte.

La questione più rilevante è quella fiscale. È possibile risolverla approntando una riforma vera e compiuta?

Non solo è possibile ma ora è necessario. Noi non possiamo più permetterci un livello di evasione fiscale così elevato, non solo per motivi di giustizia ma per ragioni di tipo economico perché si drena un’enorme quantità di risorse. Stime condivisibili parlano di 120 miliardi di ricchezza che ogni anno vengono sottratti all’imposizione fiscale; tutte risorse in meno per gli investimenti e per la soluzione dei tanti problemi economici e sociali che affliggono il nostro paese. Il nostro sistema fiscale è vecchissimo. È stato concepito quando esisteva un altro mondo; oggi è diventato uno strumento per falsare la redistribuzione del reddito. Lavoratori dipendenti e pensionati hanno il sostituto di imposta e così si è generata un’effettiva disparità tra le diverse categorie di contribuenti, con ripercussioni anche dal punto di vista economico, sul mercato interno e sull’occupazione. Ecco perché ora bisogna intervenire.

Intervenire in che modo?

Si devono ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, agendo in particolare sull’aumento delle detrazioni. Inoltre occorre rendere strutturale la detassazione degli incrementi salariali legati alla produttività.

L’altro nodo da sciogliere è quello della bassa produttività e dei bassi salari…

Occorre spezzare questa spirale di bassa produttività e bassi salari che impedisce la ripresa dell’economia. È dal 1993 che la produttività è andata sempre calando. Tant’è che le statistiche parlano di 150 miliardi di reddito in meno. Non solo; in alternativa alla crescita della produttività le nostre imprese tendono a comprimere il costo del lavoro. E così succede anche che i nostri imprenditori siano più attenti a far costare di meno i loro prodotti piuttosto che a migliorarne la qualità. Un ultimo dato: in Germania la produttività è cresciuta più del 10% di quanto sia cresciuta in Italia; e lì i salari sono i più alti d’Europa.

Sono queste le ragioni economiche che hanno suggerito la modifica del sistema contrattuale. Oggi dunque i modelli vincenti sono quelli più flessibili e più aderenti alla singola realtà produttiva?

Non c’è dubbio che sia così. I modelli produttivi e i lavoratori sono differenti tra le diverse realtà territoriali e aziendali. E il futuro del Sindacato sta nella capacità di articolare l’offerta di tutela e di rappresentanza.

Un Sindacato confederale non deve puntare a ciò che ad esso conviene ma deve essere capace di dare risposte articolate nell’interesse dei lavoratori e del Paese.

C’è poi la richiesta di ridurre i costi della politica…

Quello dei costi della politica è un altro dei record negativi che deteniamo. Basti pensare che nessun paese dell’Ocse ha più livelli decisionali del nostro e spesso le funzioni pubbliche vengono esercitate mettendo in discussione le decisioni assunte dal livello precedente. Questo è un nodo da sciogliere perché è un costo enorme per la nostra economia. E’ stato calcolato che si possono ottenere 8 miliardi di euro ogni anni facendo risparmi nella Pubblica amministrazione, agendo sugli sprechi, sulle consulenze e non certo sui salari.

Uil e Cisl lanciano un messaggio chiaro. Sarà recepito dalla gente e, soprattutto, dalla politica?

In un Paese normale le risposte dovrebbero venire dalla politica. Ma tutti questi anni di transizione hanno creato molti problemi e ci sono milioni di italiani che si trovano in una condizione di confusione e non trovano risposte credibili. La gente, ad esempio, è poco interessata alla discussione sulla legge elettorale o sulla riforma della giustizia ma ha bisogno di avere risposte sul proprio futuro occupazionale e sulla propria condizione economica. Con questa manifestazione, Uil e Cisl puntano a modificare, in questo senso, le priorità dell’agenda politica. E siamo certi di poterlo fare, forti della nostra credibilità e della nostra coerenza.

Lavoro Italiano, settembre 2010

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