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INTERVISTE

Governi sono utili se fanno delle scelte. Se non lo fanno non servono ed è bene che la parola torni agli elettori. Intervista a Luigi Angeletti, Segretario generale UIL.

di Antonio Passaro

Angeletti, mentre si dà alle stampe quest’intervista, in Francia, è in corso il G20. Nell’occasione hai incontrato il Presidente di turno del G20, Nicolas Sarkozy, anche in rappresentanza di Cgil e Cisl. Quali sono stati i temi del vostro confronto?

Con il sindacato europeo e mondiale e con i sindacati dei Paesi partecipanti al vertice abbiamo esposto al Presidente Sarkozy le nostre comuni posizioni in merito alla crisi economica e finanziaria. Abbiamo, innanzitutto, chiesto che l’Europa decida finalmente l’emissione di Eurobond per sostenere gli investimenti pubblici in infrastrutture ed energia. Le sole misure di austerità, infatti, sono recessive e non risolvono i problemi veri dello sviluppo e dell’occupazione. Abbiamo inoltre sollecitato regole per i mercati finanziari e una tassazione delle transazioni finanziarie.

L’Italia, nell’occhio del ciclone della crisi, sta attraversando un periodo complesso e incerto, sia dal punto di vista economico che politico. Si è parlato spesso dell’urgenza e della necessità di riforme per la crescita e lo sviluppo, sollecitate non solo dalle parti sociali, ma anche dallo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. In molti hanno sottolineato l’incapacità di questo Governo a dar avvio a questa stagione di riforme. Qual è la tua opinione?

I Governi sono utili se fanno delle scelte. Se non hanno più la forza politica e la capacità di prendere le decisioni necessarie, non servono ed è bene che la parola torni agli elettori. L’ho ribadito più volte: se questo Governo non è in grado di fare le riforme per lo sviluppo e la crescita dell’economia del Paese la cosa migliore è tornare a votare. E non è detto che si debba aspettare sei mesi: si può votare anche a gennaio. La Costituzione non ci impone di andare alle urne con la bella stagione.

Come vedi l’ipotesi ‘governo tecnico’?

Per me un Governo d’emergenza è un rischio. Temo che si muoverebbe con una logica molto dura di tagli a pensioni e servizi sociali. Per fare delle scelte difficili serve il consenso popolare.

La segreteria nazionale della UIL si è riunita per una prima valutazione in merito agli impegni assunti dal Governo italiano nei confronti dell’Unione europea. Tra le misure, quella che ha suscitato maggior malcontento è l’introduzione di una legge che modifichi le norme sui licenziamenti per ragioni economiche. Qual è la posizione della Uil su questo argomento?

E’ una scelta in totale contraddizione con quanto realizzato in questi anni di crisi con il massiccio finanziamento degli ammortizzatori sociali proprio per evitare licenziamenti di massa. In Italia, è già sufficientemente facile estromettere i lavoratori dai processi produttivi al punto che nessuna associazione di impresa chiede modifiche alle norme vigenti. La linea della Uil resta inalterata: bisogna finanziare l’occupazione e non spendere soldi per finanziare la disoccupazione.

In questi anni abbiamo evitato astensioni dal lavoro consapevoli che in una fase di crisi esse avrebbero rappresentato un sacrificio per i lavoratori e un danno per le imprese. Tuttavia, se il Governo decidesse di modificare le norme sul lavoro, unilateralmente, saremmo costretti a promuovere uno sciopero generale.

A proposito di scioperi, il 28 ottobre la Uil, con le categorie del Pubblico Impiego, per la prima volta nella sua storia, è scesa in piazza da sola. Vogliamo ricordare le ragioni di questo sciopero?

Nel tempo, si è creata una vera persecuzione nei confronti del pubblico impiego rispetto ai lavoratori privati. Siamo scesi in piazza perché noi vogliamo modificare questo stato di cose e vogliamo farlo cercando di applicare almeno nella parte relativa alla contrattazione aziendale le stesse regole che vigono nel settore privato.

Abbiamo scioperato, dunque, contro la politica sul pubblico impiego e, in particolare, contro il blocco della contrattazione nel settore. Con la manovra correttiva la contrattazione nazionale è stata bloccata per un ulteriore anno, il 2014, oltre al fermo degli stipendi previsto in passato per il triennio 2011 – 2013.

In questa condizione di crisi generale si è tornato ancora una volta a parlare di riforma delle pensioni, sollecitata anche dall’Ue.

Per quel che riguarda le pensioni, va accolta con favore la diffusa consapevolezza che il nostro sistema previdenziale è in equilibrio e che, dunque, non necessita di alcun intervento correttivo. Non accetteremo nessun intervento in materia previdenziale sino a quando i parlamentari non voteranno una legge che renda le loro pensioni omogenee a quelle degli altri cittadini. Ciò che serve, infatti, è eguagliare i trattamenti previdenziali di tutte le categorie, politici compresi, a quelli dei lavoratori dipendenti. Bisogna, altresì, rafforzare la previdenza complementare dimezzando il relativo carico fiscale e introducendo norme che la rendano effettivamente generalizzabile.

Quella della riduzione dei costi della politica è uno dei cavalli di battaglia della Uil, ormai da lungo tempo. In più di una circostanza e in documenti ufficiali già noti ai soggetti istituzionali preposti ad assumere quelle decisioni, l’Organizzazione ha indicato soluzioni concretamente applicabili in tal senso. È solo una questione di giustizia sociale?

La Uil ritiene che non sia possibile chiedere sacrifici ai cittadini se le Istituzioni che li rappresentano e le Amministrazioni, a tutti i livelli, non siano prioritariamente coinvolte in un’operazione di “igiene politica”. Non è solo, però, una questione di etica o di giustizia sociale ma anche di necessità economica. Le difficoltà e gli impegni a cui il Paese deve far fronte non ci consentono più di tollerare sprechi di nessun genere. Pertanto, la Uil chiede che vengano subito attuati interventi atti a ridurre costi della politica così elevati da non poter essere più sopportati.

fondamentale la definizione di una riforma fiscale. E’ un obiettivo possibile? Proprio in considerazione della fase che sta attraversando il nostro Paese, la Uil continua a considerare

Si. La riforma deve porsi l’obiettivo di ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati e le necessarie risorse dovranno essere reperite agendo su tre filoni. Bisogna, innanzitutto, proseguire e implementare l’azione di recupero dell’evasione fiscale, utilizzando una parte di questi introiti per la riduzione delle tasse. Deve, inoltre, essere rimodulato il sistema delle deduzioni e delle detrazioni a vantaggio del lavoro dipendente. Occorre, infine, spostare il carico fiscale dai redditi ai patrimoni la cui entità sia superiore ad 1 milione di euro.

Lavoro Italiano, ottobre 2011

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