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INTERVISTE

La riduzione delle tasse sulla tredicesima è per il bene dei lavoratori e del Paese noi incalzeremo il governo su questo. Intervista a Luigi Angeletti, Segretario generale Uil

di Antonio Passaro

Angeletti, per la prima volta nella storia della categoria il contratto dei metalmeccanici è stato rinnovato prima della sua scadenza. Un rinnovo importante che vede accrescere il salario delle tute blu che, però, non è stato firmato dalla Fiom.

Si tratta di un contratto decisamente importante, rinnovato prima della sua scadenza e con ottimi risultati dal punto di vista economico. La mancata firma della Fiom, tuttavia, non è una novità. Negli ultimi dieci anni, infatti, su quattro rinnovi contrattuali, la Fiom ne ha sottoscritto solo uno. Ma fortunatamente i salari dei lavoratori di questa categoria sono cresciuti proprio grazie alle intese che recano la sigla di Uil e Cisl.

Ma la polemica tra Fim e Uilm, da un lato, e la Fiom, dall’altro, continua. Ora la critica da parte della Cgil riguarda la manifestazione di Cisl, Uil, Fim e Uilm che si svolgerà a Bergamo il prossimo 6 Ottobre: la considerano una “novità”. Qual è la tua opinione?

Una manifestazione di Fim e Uilm insieme ai Segretari generali di Cisl e Uil non rappresenta affatto una novità: è già accaduto in occasione del rinnovo contrattuale di categoria del 2003. Ciò che, invece, costituisce una novità è la manifestazione che la Fiom vuole organizzare contro gli altri due sindacati. Assistiamo così alla parabola di un sindacato che, ormai, confonde Fim e Uilm con la controparte naturale. Un fatto, questo, che si commenta da solo.

A tuo avviso, così facendo la Cgil rischia di ostacolare i rinnovi contrattuali?

In altre categorie, come l’agroalimentare e le TLC, i rinnovi contrattuali hanno visto la presenza anche della Cgil. La questione dei rapporti tra le tre organizzazioni sindacali dovrebbe essere risolta nelle singole realtà categoriali. Il dato di fatto, sino ad oggi, è che, con o senza la Cgil, i rinnovi contrattuali si stanno facendo bene e rapidamente, a testimonianza della validità ed efficacia del nuovo modello.

Con la firma della riforma del modello contrattuale i vecchi pilastri su cui si fondavano le relazioni industriali sono venuti meno, dando spazio ad una profonda trasformazione nei rapporti tra le confederazioni sindacali. Una trasformazione che però non impedisce il rinnovo dei contratti di lavoro.

La riforma del sistema contrattuale ha segnato un autentico spartiacque nel sistema delle relazioni industriali del nostro Paese. È mutata la stessa Costituzione materiale su cui si fondano il Sindacato e i rapporti intersindacali. Le trasformazioni non hanno però intaccato minimamente il nostro lavoro che è quello di far aumentare le retribuzioni ed il potere d’acquisto dei lavoratori italiani. La riforma, che assolve a questo compito, ha già trovato la sua applicazione in occasione di importanti rinnovi di categoria. I lavoratori metalmeccanici, quelli del settore agroalimentare e delle telecomunicazioni hanno visto accrescere i propri salari grazie alle intese sottoscritte proprio nelle ultime settimane.

Da sempre hai sostenuto che le due leve su cui agire per far crescere i salari reali e ridistribuire la ricchezza, sono quella contrattuale e quella fiscale. Sul primo fronte, grazie alla riforma del modello contrattuale, si è finalmente raggiunto un primo traguardo.

Una delle due leve su cui agire per far crescere i salari è proprio quella contrattuale. Con questa riforma sono state finalmente gettate le basi per spezzare la perversa spirale “bassa produttività-bassi salari” che ha spinto verso il fondo l’economia nazionale. Il sistema contrattuale che abbiamo costruito ha in se’ tutti gli elementi per determinare l’auspicato positivo cambiamento. E la Uil darà continuità a questo modello.

L’altra è quella fiscale…

Certo. C’è un’altra leva su cui si deve agire per generare una più giusta ed efficace redistribuzione della ricchezza: la leva fiscale. Oggi, la media degli imprenditori - per non parlare di altre categorie - dichiara redditi inferiori a quelli dei lavoratori dipendenti. Questo non è solamente iniquo ma anche inefficace da un punto di vista economico. La Uil chiede dunque che si riducano le tasse solo ai lavoratori dipendenti. In particolare, la Uil continua a rivendicare la detassazione della tredicesima. Sarebbe una decisione che metterebbe, subito, a disposizione dei lavoratori risorse economiche e che consentirebbe un’immediata ripresa dei consumi.

Venendo appunto all’attualità della situazione economica italiana, più voci governative auspicano e propongono una soluzione per ridare impulso e vitalità all’intera economia nazionale. Si parla, infatti, in queste ultime settimane di una riduzione dell’Irap. Cosa ne pensi?

È vero, si parla tanto di riduzione dell’Irap. Ma io credo che, in queste condizioni, è assolutamente necessario che siano prima ridotte le tasse sulla tredicesima. Se ciò non accadesse, si incrinerebbero seriamente i rapporti tra la nostra Organizzazione ed il governo. All’Esecutivo riconosciamo di aver accolte le nostre richieste in materia di ammortizzatori sociali che hanno consentito di attenuare le gravi conseguenze occupazionali della crisi finanziaria ed economica. Su questa strada bisogna proseguire, evitando che chiudano le fabbriche e facendo si’ che i lavoratori restino legati al proprio posto di lavoro piuttosto che essere estromessi dal processo produttivo. Ora però bisogna mettere in campo anche quest’altra scelta sul fronte fiscale. E poichè la riduzione delle tasse sulla tredicesima è per il bene dei lavoratori e del Paese noi incalzeremo il governo su questo punto. Sono queste le battaglie che la Uil metterà in campo nelle prossime settimane. Battaglie coerenti e credibili che rendono forte la nostra Organizzazione il cui impegno, fatto di proposte e di iniziative sindacali, è rivolto, contestualmente, alla tutela dei lavoratori e alla crescita del Paese.

Lavoro Italiano, ottobre 2009

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