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INTERVISTE

Garantire l’occupazione e aumentare il potere d’acquisto dei salari. Intervista a Luigi Angeletti, Segretario generale Uil

di Antonio Passaro

Angeletti, nelle scorse settimane il Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha affermato che sarebbe una follia chiudere lo stabilimento di Termini Imerese. Cosa ne pensi?

In Sicilia, così come nel resto del Paese, non c’è bisogno di chiudere gli impianti del gruppo Fiat. In Italia si produce meno della metà delle auto che vengono vendute. Non abbiamo problemi di sovracapacità produttiva, ma al contrario, di sottocapacità. Questo ci rende un Paese unico in Europa.

Per quanto attiene invece agli aiuti statali? Sempre il Ministro Scajola ha sottolineato che gli interventi al settore automobilistico saranno inferiori rispetto a quelli erogati nel 2009...

Quanto agli incentivi la Uil non ha nessuna obiezione. Noi pensiamo che questi aiuti non siano soldi buttati. Anzi, più auto vengono immatricolate e conseguentemente più denaro incassano le casse dello Stato. Tuttavia, credo che gli incentivi debbano esser legati al mantenimento della produzione in Italia.

Nei giorni scorsi i lavoratori dell’Alcoa hanno manifestato nella capitale. L’azienda sarda di Portovesme avrebbe minacciato di chiudere lo stabilimento a causa della richiesta dell’Unione europea di restituire quasi 300 milioni di euro dati dallo Stato per tariffe energetiche agevolate: un aiuto considerato illegittimo. E i lavoratori dovrebbero pagare questo conto?

Quel che non ci convince della vicenda Alcoa è che la Commissione europea ha usato due pesi e due misure: ci sono altre situazioni in giro per l’Europa che non hanno avuto la stessa attenzione. Tuttavia – sono d’accordo - è altrettanto inaccettabile che quella decisione diventi, ora, un pretesto usato dall’Azienda per mettere in campo un piano di dismissioni. 

Dunque, qual è la tua opinione sul futuro dell’azienda e come si può intervenire per trovare una rapida soluzione?

Innanzitutto noi crediamo che l’attività debba proseguire e l’occupazione debba essere tutelata. Se la decisione della Commissione dovesse essere applicata, il costo dell’energia per quella realtà industriale rischierebbe di essere insostenibile. Ecco perché chiediamo al governo di mettere in atto soluzioni alternative, capaci comunque di garantire un prezzo dell’energia paragonabile a quello degli altri paesi europei.  

Passiamo ora al comparto del pubblico impiego. Nei giorni scorsi la Uil, insieme alle categorie della pubblica amministrazione e della scuola, ha avviato le procedure per giungere, in assenza di una definizione dei contratti, allo sciopero generale dei due comparti. Cosa vi aspettate?

Al momento non abbiamo ricevuto nessuna convocazione da parte del Governo. Abbiamo inviato una lettera al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e ai ministri dell’Economia Giulio Tremonti, dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, e della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta per chiedere l’avvio dei tavoli negoziali. Il governo ha firmato l’accordo del 22 gennaio sulla riforma del sistema contrattuale anche nella sua qualità di datore di lavoro del pubblico impiego. Ci aspettiamo, dunque, che dia seguito a quell’intesa avviando le trattative per i rinnovi dei contratti della scuola e degli statali. Se ciò non dovesse accadere, se il tavolo non fosse convocato, le procedure avviate avrebbero un solo approdo già segnato nel percorso: lo sciopero generale del settore per il prossimo 21 dicembre. Abbiamo chiesto, infine, agli Enti locali di firmare anch’essi la riforma del sistema contrattuale. Una tale lacuna va colmata al più presto per consentire anche ai lavoratori di questo settore, così vasto e così diffuso sul territorio nazionale, di rinnovare i contratti con le nuove regole.   

Angeletti, anche nel pubblico impiego emergono posizioni disomogenee tra le tre grandi Confederazioni. Sono in molti, tuttavia, a chiedersi se ci siano delle prospettive di unità sindacale o se invece tutto ciò sia realmente solo un ricordo….

I fili dell’unità sindacale non potranno essere riannodati fino a quando la Cgil non riconoscerà la validità della riforma del modello contrattuale. Solo allora potremo valutare l’avvio di un nuovo corso unitario. Sono convinto, tuttavia, che, nei prossimi mesi, sia ancora possibile trovare dei punti d’accordo e percorsi comuni su singole specifiche questioni.  

Cambiamo argomento. I numeri di novembre hanno iniziato a delineare un quadro relativamente positivo per l’economia e la ripresa sembra essere alle porte.  Tuttavia, a dispetto delle cifre e delle statistiche, l’occupazione continua a soffrire la crisi economica. Il peggio è davvero passato?

Il peggio della crisi sembra effettivamente essere alle spalle, ma sono ancora tanti i lavoratori in cassa integrazione ed il timore ora è che le imprese approfittino della situazione per trasformare la cassa integrazione in licenziamenti. Senza un’adeguata politica che incentivi gli  investimenti rischiamo di andare incontro ad un periodo nero, con migliaia di disoccupati. E’ chiaro che, per la Uil, potrà parlarsi di miglioramento e di crisi superata solo quando il negativo trend occupazionale si sarà significativamente invertito.    

Resta poi ancora da attivare la leva fiscale per far ripartire i consumi e far crescere la domanda interna. La Uil ha in programma un’iniziativa nazionale proprio sul tema del fisco. Quali sono gli obiettivi?

La produzione industriale tornerà realmente a crescere quando gli italiani torneranno a fare acquisti. Ciò sarà possibile solo se, finalmente, i salari dei lavoratori dipendenti ricominceranno a crescere. Non sono i numeri a segnare il passo dell’uscita dalla crisi, ma il sostegno alla domanda  interna, e non ci potrà mai essere alcun reale segno di ripresa, se non sarà attivata la leva fiscale. Bisogna ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti ed ai pensionati. La nostra battaglia deve essere quella per un nuovo sistema fiscale più equo e più efficace.

Lavoro Italiano, novembre 2009

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