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INTERVISTE

Crisi economica: le politiche economiche e sociali devono essere coordinate con misure comuni a livello internazionale. Intervista al Segretario Generale della Uil Luigi Angeletti.

di Antonio Passaro

Angeletti, i temi della crisi economica e, soprattutto, le sue conseguenze occupazionali continuano ad essere al primo posto dell’agenda sindacale. Una questione che non riguarda solo il nostro Paese. Ne sono una prova eloquente gli incontri del G8-G14 del Lavoro che si sono svolti proprio a Roma alla fine del mese di marzo. Anche in quella circostanza hai sostenuto le tue argomentazioni e hai fatto le tue proposte. Puoi sintetizzarle?

Intanto, anche in quella sede c’è stata una condivisione delle cause della crisi che, come è noto, ha avuto una matrice finanziaria. Così come tutti hanno potuto constatare che di fronte ad un dissesto dell’assetto finanziario mondiale, reso emblematico dal fallimento della Lehman, tutti i governi, senza alcuna distinzione di orientamento politico si sono precipitati a salvare il sistema finanziario, anche con massicci interventi volti alla nazionalizzazione delle banche. Ma questa crisi – è sotto gli occhi di tutti – ha travolto anche le economie reali con conseguenze drammatiche: molte imprese hanno chiuso, è aumentata la disoccupazione e, con essa, la povertà. Si stanno distruggendo, insomma, le stesse condizioni di migliori aspettative economiche costruite negli ultimi dieci anni. Ebbene noi pensiamo che da questa crisi non se ne possa uscire da soli e che ora debbano essere gettate le basi per rendere possibile ciò che fino ad oggi non è stato realizzabile: anche le politiche economiche e sociali di tutti i Paesi coinvolti devono essere tra loro coordinate. E’ difficile e faticoso ma, viceversa, sarà davvero complicato superare questa crisi se le politiche dei singoli governi non si pongono l’obiettivo comune di puntare alla crescita dell’occupazione. L’idea di affidarsi ad un mix di protezionismo e di dumping sociale si trasformerebbe, invece, in una catastrofica illusione.

Le Global Unions, i sindacati internazionali, hanno presentato due documenti: uno per il G8-G14 Lavoro e un altro per il G20 di Londra. Viene proposta una strategia in cinque punti molto articolata. Se la dovessi tradurre in un titolo, come la sintetizzeresti?

In una sola battuta direi ai governi interessati: sino ad ora vi siete preoccupati di salvare le banche, ora preoccupatevi delle persone che lavorano. Alla base di tutto, c’è un principio che bisogna assumere: l’idea di fare soldi con i soldi non funziona più; per fare soldi bisogna lavorare. La ricchezza si crea con il lavoro e le politiche economiche dei governi devono essere coordinate e finalizzate a questo obiettivo. Occorre investire nell’economia reale.

Introducendo i lavori del G8-G14 hai fatto una proposta operativa?

Sì. Al G8 dei Capi di governo, che si svolgerà nel prossimo mese di luglio in Sardegna, a “La Maddalena”, si parlerà di economia, sviluppo e lavoro. E’ impensabile che si possano affrontare questi temi in assenza di rappresentanti sindacali internazionali. Questa volta bisogna fare un’eccezione: ad una sessione di quella riunione deve partecipare anche il nostro Segretario generale per esprimere a tutti i Capi di governo la nostra posizione ed ottenere risposte chiare.

Passiamo adesso alle questioni “interne”. Le conseguenze occupazionali della crisi sono preoccupanti anche per il nostro Paese e, in una situazione così eccezionale, tu hai proposto il ricorso a soluzioni eccezionali. E’ il momento dei contratti di solidarietà?

La Uil è sempre stata contraria ai contratti di solidarietà. Ma ora non è il tempo delle ristrutturazioni aziendali, ora è il tempo di una crisi di sistema. Dunque, vanno bene anche soluzioni eccezionali come, per l’appunto, la riduzione dell’orario di lavoro accompagnata da un intervento dello Stato che compensi la perdita salariale con un’integrazione. Dobbiamo fare in modo, per ragioni sociali ma anche economiche, che i lavoratori restino “legati” alle aziende. Quando la crisi finirà, se nel frattempo avremo chiuso imprese e licenziato lavoratori, non avremo più il patrimonio necessario a cogliere le opportunità della ripresa che prima o poi arriverà. Ecco perché bisogna finanziare il mantenimento dei posti di lavoro piuttosto che la disoccupazione.

Il primo pilastro su cui basare la ripresa è quello degli investimenti. E’ così?

Non c’è dubbio. Anche se le sole promesse non servono a nulla: ora quel che conta è spenderli davvero i soldi e realizzare gli investimenti il più velocemente possibile. Bisogna mettere a punto un piano d’emergenza per accelerare al massimo le procedure: le opere pubbliche vanno completate rapidamente e persino i controlli devono essere posticipati. E’ assurdo che, in un condizione di crisi come quella attuale, c’è ancora qualcuno che si permette il lusso di bloccare la costruzione di due centrali elettriche.

Si è tornato a parlare anche di pensioni. Ma il recente rapporto annuale dell’ Inps ha confermato che il sistema previdenziale è in equilibrio e che non è necessaria un’altra riforma. Qual è il tuo parere?

La Uil, da sempre, sostiene che non c’è alcuna emergenza previdenziale e, conseguentemente, che non c’è alcun bisogno di un’altra riforma: il nostro sistema funziona. E’ inutile, oltre che dannoso, mettere in discussione le prospettive pensionistiche dei lavoratori. Anzi, il recente Rapporto dell’Inps ci parla di un bilancio con un saldo attivo di più di 11 miliardi di euro. I soldi, dunque, ci sono e i contributi versati sono sufficienti per pagare pensioni più alte.

E la proposta di allungare l’età pensionabile per le donne nel pubblico impiego?

La Uil non pone veti ad un allungamento dell’età pensionabile delle donne purchè su base volontaria e incentivata e semprechè le risorse siano impiegate per migliorare i servizi per le stesse donne.

Pochi giorni fa, tu, Epifani e Bonanni, vi siete nuovamente incontrati dopo un lungo periodo di gelo nei rapporti tra le tre Confederazioni. Come è andata e di cosa avete parlato?

Tra noi esistono differenze che sono ampiamente note. Tuttavia, il clima non è da guerra. Abbiamo continuato a discutere di rappresentanza e rappresentatività e abbiamo assunto alcune decisioni sul Primo Maggio. Quest’anno la manifestazione si svolgerà a Siracusa e si parlerà del lavoro che unisce, della legalità e del rapporto con gli immigrati.

Lavoro Italiano, marzo 2009

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