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INTERVISTE

Un Sindacato Riformista e partecipativo. Intervista al Segretario Generale della Uil Luigi Angeletti.

di Antonio Passaro

Angeletti, parliamo subito del XV Congresso della Uil. Il Comitato centrale ha deciso: si farà a Roma dal 2 al 4 marzo 2010 e sarà il Congresso dei sessant’anni della Uil…

Sì, infatti per il giorno successivo, a conclusione del Congresso, si è pensato di organizzare anche una giornata celebrativa: ci è sembrato giusto far coincidere la conclusione della stagione contrattuale con i sessant’anni della Uil. Peraltro, non è la prima volta che vi è concomitanza tra data congressuale e giornata del 5 marzo: è già successo a Torino nel 2002. Così sarà una giornata di festa per la Uil e per tutti i delegati.

Al Congresso si parlerà anche delle prospettive di un Sindacato riformista?

La nostra ambizione è costruire un Sindacato riformista che sia punto di riferimento nell’affrontare e risolvere i problemi di tutti i lavoratori. Questo è l’obiettivo che ci prefiggiamo con il nostro prossimo Congresso. Serve un Sindacato in grado di affrontare le questioni della riduzione delle tasse, del mercato del lavoro, della contrattazione, della previdenza, senza impacci ideologici, attento solo agli interessi quotidiani e concreti di tutti i lavoratori.

Un sindacato riformista e partecipativo. Ma come dar corpo a questa partecipazione?

Non credo che i modelli classici di partecipazione siano veramente applicabili in Italia. Oggi è cambiata la percezione che il lavoratore ha del lavoro, è cambiato questo rapporto soprattutto per i giovani ai quali non interessa più tanto avere maggior potere in azienda: gli interessa, piuttosto, la cosiddetta ‘qualità della vita’, il ‘viver bene’. Insomma, il rapporto tra lavoratore e lavoro è meno ideologizzato e questo finisce per avere influenza anche sul minore o maggiore gradimento dei diversi modelli partecipativi. Ecco perché io penso che si debbano sviluppare forme di partecipazione utili e politicamente percorribili in Italia, puntando sul consolidamento e lo sviluppo degli Enti Bilaterali che offrono servizi ai nostri rappresentati e che sono vicini anche ai lavoratori della piccole imprese.

Nel corso della tua relazione al Comitato centrale di Fiuggi hai parlato della necessità di adattarsi ad una “cultura della differenza”. Puoi spiegare cosa intendi?

Sarà la fine di questa fase a produrre “differenze”, che saremo costretti a percepire e ad affrontare secondo canoni non tradizionali. Ridurre il peso della finanza e accrescere, invece, quello dell’economia, sarà una risposta alla crisi che stiamo vivendo. Ma poiché i lavori, le imprese e i lavoratori non sono, tra loro, tutti uguali, c’è chi uscirà dalla crisi più forte e chi non ne uscirà affatto. Ebbene, il Sindacato è cresciuto nella cultura dell’uguaglianza e non in quella della differenza e, dunque, dovrà imparare ad affrontare situazioni complesse in cui, contemporaneamente e sullo stesso territorio, dovrà gestire assunzioni, in una realtà, e cassa integrazione, in un’altra. Il Sindacato dovrà confrontarsi e fare i conti con questa novità.

Chiudiamo il capitolo dedicato al Comitato centrale con una notizia: Carlo Fiordaliso entra a far parte della Segreteria confederale…

Sì, il Comitato centrale ha deciso l’integrazione della Segreteria confederale votando all’unanimità l’ingresso di Carlo Fiordaliso nel massimo organismo della Uil. Carlo è un dirigente sindacale di grande esperienza, Segretario generale di categoria dal 1977, da anni a capo della FPL, la categoria con il maggior numero di iscritti attivi. Si tratta di un ritorno in Confederazione di cui siamo tutti molto felici: gli diamo il bentornato e gli auguriamo un proficuo lavoro.

All’inizio del mese di Maggio, il ministro Sacconi ha presentato il Libro Bianco sul Welfare. Qual è il tuo giudizio?

Il Libro Bianco si prefigge obiettivi ambiziosi: in un Paese come il nostro, provare a coniugare meriti e bisogni è una sfida decisiva. Ma questi obiettivi vanno perseguiti con determinazione e trasparenza, coinvolgendo le parti sociali. In questa prospettiva, ribadisco che la funzione degli Enti Bilaterali può essere decisiva poiché questi Enti possono essere un importante strumento di partecipazione.

Da molte settimane ormai la Fiat tiene banco sulla scena economica mondiale. Dopo l’accordo con l’americana Chrysler, proprio in queste ore è in discussione l’acquisizione, da parte della casa automobilistica torinese, della tedesca Opel. La vicenda è molto complessa. La Fiat ce la può fare?

La vicenda è davvero molto complessa poiché coinvolge il governo tedesco, soprattutto, ma anche quello americano, per gli intrecci con GM e c’è, poi, interessamento di altri Paesi europei, oltrechè della Commissione. Per l’acquisizione dell’Opel, al momento, esistono più offerte: dunque è davvero difficile esprimersi. Tuttavia, io credo che l’offerta della Fiat per rilevare l’Opel sia l’unica di tipo ‘industriale’ oggi in campo, l’unica che possa rappresentare una risposta strutturale per la casa automobilistica tedesca, se l’obiettivo è quello di crescere, di espandersi, di aumentare le quote di mercato.

Ma c’è chi teme che una scelta del genere possa avere ripercussioni sui livelli occupazionali degli stabilimenti dei due gruppi e, dunque, anche su quelli italiani. A Pomigliano e a Termini Imerese c’è molta preoccupazione…

Comprendo le preoccupazioni ma io non credo che esistano ragioni industriali per le quali gli stabilimenti italiani della Fiat dovrebbero chiudere: se ci fosse un’intesa con Opel si creerebbe un grande gruppo al mondo è questa sarebbe una buona cosa. Piuttosto quel che io temo sono le possibili pressioni e i condizionamenti politici che dovessero giungere dal governo tedesco sulla Fiat affinché siano tutelati i posti di lavoro in Germania, al di là di scelte razionali e funzionali dal punto di vista industriale. E’ normale che il governo tedesco possa fare un tentativo in questa direzione, così come io credo che Marchionne non si farà condizionare politicamente più di tanto. In ogni caso, deve essere chiaro che noi non accetteremo tagli all’occupazione negli insediamenti industriali italiani che fossero frutto di questa logica politica.

Parlando di Fiat, non possiamo non fare un inciso sulla grande vittoria della Uilm nelle elezioni per il rinnovo delle Rsu nello stabilimento di Cassino

Una grande vittoria, hai detto bene, e un grande lavoro dei dirigenti e dei delegati Uilm di quella realtà che meritano le congratulazioni e il plauso di tutta l’Organizzazione. La Uilm si consolida come primo Sindacato in uno dei più grandi stabilimenti italiani avendo ottenuto 1476 preferenze, pari al 39,13% dei consensi e 15 seggi. Rispetto alla precedente tornata elettorale la lista della Uil è cresciuta di 9 punti percentuali. Una bella iniezione di fiducia per il futuro della nostra Organizzazione.

Lavoro Italiano, maggio 2009

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