UIL: Segreteria generale | Novità nel sito
Il nostro indirizzo e tutte le informazioni per contattarci

INTERVISTE

Intervista al Segretario Generale della Uil Luigi Angeletti: “Tra Cgil, Cisl e Uil ci sono sensibilità diverse: ma o si riesce a fare un passo avanti tutti insieme oppure un accordo separato sulle regole non avrebbe senso”.

di Antonio Passaro

Angeletti, chi ci legge ha già conosciuto l’evoluzione della trattativa per la riforma del sistema contrattuale. Tra pochi giorni, infatti, giovedì 24 luglio, si svolgerà una sessione del confronto con la Confindustria decisamente importante per conoscere la strada che sarà imboccata. Resta la speranza di concludere entro la fine del mese di settembre. Ma è davvero, al momento, una prospettiva ancora realistica?

La strada è decisamente in salita e il prossimo appuntamento è cruciale. Oggi le posizioni sono distanti sia riguardo all’indice inflativo di riferimento per il rinnovo dei contratti nazionali sia in merito al peso economico da attribuire a questi ultimi. Se queste differenze saranno superate, a settembre il confronto potrà proseguire. Altrimenti non vedo quale miracolo ci potrà portare ad un accordo.

Via l’inflazione programmata, qual è il nuovo indice che si sta approntando?

Nel nuovo sistema – lo abbiamo ribadito a chiare lettere – non ci sarà più l’inflazione programmata, ma un sistema di calcolo come quello adottato in Europa. Ciò significa che saremo al riparo da operazioni politiche e misureremo l’andamento dei prezzi così come avviene in Germania e in Francia. Tutto questo ci sarà – così come ci sarà anche una crescita dei salari reali con la contrattazione di secondo livello – se supereremo le attuali differenze e se a settembre firmeremo l’accordo.

Che la riforma del sistema contrattuale sia necessaria per far crescere i salari reali lo abbiamo detto da queste stesse pagine in più di una circostanza. Non mi pare che, a questo punto, ci sia molto altro da aggiungere se non attendere l’esito dell’incontro del 24 luglio, sperando nel prossimo numero di poter dar conto di positivi avanzamenti. Ma un’ultima domanda vorrei fartela. Proprio in queste ore è stato firmato il rinnovo del contratto nazionale di lavoro del commercio solo da Uil e Cisl. Quale ripercussione può avere la vicenda di questa categoria sul tavolo generale della riforma?

Rispondo brevemente. Che tra Cgil, Cisl e Uil ci siano sensibilità diverse non è un mistero. Ma ciò che è avvenuto nella categoria del commercio non avrà alcuna conseguenza sul tavolo della riforma del sistema contrattuale. Sia chiaro che o si riesce a fare un passo avanti tutti insieme oppure un accordo separato sulle regole non avrebbe senso. Per il resto, sono proprio d’accordo con te: è meglio non aggiungere altro e attendere l’esito dei prossimi incontri. Ne riparliamo a settembre!

E allora cambiamo argomento. Cosa pensi della cosiddetta “Robin Tax” e delle critiche che, al proposito, sono state rivolte al ministro Tremonti?

Io credo che sulla Robin tax abbia ragione Tremonti e che, invece, sbagli chi sostiene che non si possano tassare le banche e le compagnie petrolifere perché altrimenti si trasferirebbero sui consumatori i costi derivanti da queste maggiori tasse. Se ciò fosse vero, vorrebbe dire che non si potrebbe tassare nessuna impresa e che, alla fine, unici soggetti da tassare sarebbero operai e impiegati. Semplicemente inaccettabile…

Intanto l’economia va decisamente male. I recenti dati su produzione industriale, fatturato e ordinativi sono sconfortanti. Qual è la tua opinione?

I dati sono preoccupanti e confermano l’opinione unanime che si sta andando incontro ad un rallentamento dell’economia che coinvolge anche l’Europa e il mondo. Per quel che ci riguarda, abbiamo un problema in più: che non aumentino le differenze tra noi e gli altri Paesi con cui dobbiamo competere. D’altro canto, è difficile che si produca se non si vende. Lo abbiamo detto molte volte e in tante occasioni: siamo un Paese che produce prevalentemente beni di consumo e la caduta dei consumi in Italia è dovuta sostanzialmente alla perdita del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni. E per far crescere l’economia ci sono solo due ricette: fare investimenti e rilanciare i consumi, aumentando i salari e riducendo le tasse sul lavoro dipendente e sulle pensioni. E’ paradossale, ma da noi i salari scendono e il costo del lavoro sale. La ragione di ciò sta nella scarsa produttività e la soluzione a questo problema sta nel collegare l’aumento dei salari all’aumento della produttività. Ecco perché il rafforzamento della contrattazione di secondo livello è decisiva. Ma qui torniamo su un punto che avevamo deciso di lasciare in sospeso, per il momento…

Nei ragionamenti di alcuni si torna a parlare di “autunno caldo”. Che ne pensi?

Io consiglierei di evitare la ripetizione di formule logore. Di autunno caldo ce n’è stato uno in condizioni sociali ed economiche profondamente diverse. Quelle successive sono state tutte parodie. Resta il problema salariale, non da oggi ma da qualche anno. Un problema che non è mai stato affrontato in maniera seria e che non è stato mai risolto. Noi abbiamo dato delle indicazioni precise. Per assumere decisioni conseguenti, vediamo prima se e come quelle indicazioni saranno raccolte.

C’è anche un problema inflazione…

Sì è vero, ma è soprattutto un problema di speculazioni. I governi e le autorità monetarie dovrebbero preoccuparsi di combattere le speculazioni che generano inflazione. Al contrario, una politica economica ossessionata dall’inflazione rischia di essere una politica economica che conduce alla recessione. Bisogna concentrarsi sulla scarsa crescita, sul calo della domanda interna e sui bassi salari. Questo è il punto.

E intanto nel pubblico impiego si ripropone il problema del rinnovo contrattuale. Che fare?

E’ un problema serio. La discussione sul pubblico impiego deve essere complessiva e deve riguardare i salari, l’aumento di produttività e le norme che governano lavoro e retribuzioni. Si possono discutere criteri diversi per la loro erogazione, ma le quantità economiche non possono essere eliminate. Altrimenti lo sciopero, a settembre, sarà inevitabile

Lavoro Italiano, luglio/agosto 2008

Valid XHTML 1.0 Transitional Valid CSS! [Valid RSS]