di Antonio Passaro
Angeletti, entriamo subito nel vivo della nostra consueta chiacchierata mensile. Il 2010 è per la Uil l’anno del suo XV Congresso. Un appuntamento decisivo per la nostra Organizzazione. Quale sarà il tema centrale di queste assise?
Abbiamo scelto come slogan del Congresso: “La Uil. Il domani riformista”. Il nostro è un Paese al quale servono riforme e nel mondo del sociale noi crediamo ci sia bisogno di un’aggregazione che abbia queste caratteristiche perché l’economia riprenda slancio e i lavoratori trovino tutele adeguate al cambiamento dei tempi. Negli ultimi anni l’unica vera riforma è stata proprio quella del sistema contrattuale. L’abbiamo perseguita tra tante difficoltà e contrarietà ma, alla fine, abbiamo costruito un nuovo modello che consentirà di venir fuori, gradualmente, dalla spirale “bassa produttività-bassi salari”. Una spirale che ha frenato l’economia e ha dato il suo contributo negativo all’avvitamento della crisi. Ora è tempo di puntare anche ad altri obiettivi.
La riduzione della pressione fiscale sulla busta paga è una richiesta che la Uil porta avanti da molto tempo. Pensi siano maturi i tempi per portare a casa questo importante obiettivo?
Non solo credo che i tempi siano maturi ma penso che sia trascorso già sin troppo tempo senza un intervento forte sulla materia fiscale da parte dei governi che si sono succeduti in questi anni. Il nostro sistema fiscale è iniquo ma anche inefficace dal punto di vista economico. E’ assurdo che la media dei lavoratori dipendenti dichiari redditi superiori alla media dei datori di lavoro, o a quelli mediamente dichiarati da altre categorie di lavoro autonomo o professionale. Occorre, dunque, una riforma che consenta di ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati. Solo se si fa questo passo si creano anche i presupposti per rimettere mano al sistema fiscale nel suo insieme.
Perché dici che è inefficace dal punto di vista economico?
Perché drena risorse a svantaggio di categorie di contribuenti che hanno un’alta propensione marginale al consumo. Se si riducono le tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati si consente a costoro di avere maggiori risorse a disposizione per riattivare i consumi e la domanda interna. In questo modo si dà una mano all’economia ma anche all’occupazione. Certo, occorre del tempo perché questi benefici si realizzino, ma proprio per questo motivo non si può aspettare e bisogna agire subito.
Una riduzione delle tasse richiede risorse. Dove possono essere attinte?
Intanto bisogna intensificare la lotta all’evasione fiscale. E’ comprensibile che la politica faccia fatica ad affrontare questo capitolo: mettersi contro gli evasori non paga in termini di consenso. Ma il nostro sistema economico non può più permettersi alti livelli di evasione fiscale. Su questo fronte sono stati ottenuti risultati apprezzabili. Bisogna dare continuità all’azione di controllo e finalizzare una parte degli introiti alla riduzione delle tasse. Inoltre, si può innalzare l’aliquota sulle rendite finanziarie, comunque senza superare il livello europeo attestato mediamente sul 20%. Infine, bisogna ridurre la spesa di funzionamento della pubblica amministrazione e, ancora, occorre aumentare l’Iva su alcuni beni specifici e individuati. Così facendo si possono recuperare tutte le risorse necessarie a ridurre le tasse ai lavoratori.
Hai fatto riferimento all’occupazione. Qual è la strategia da mettere in campo?
La crisi economica, purtroppo, continuerà ad avere ripercussioni negative sui livelli occupazionali ancora per qualche tempo. Dobbiamo evitare che i lavoratori siano estromessi dal ciclo produttivo. Per dirla con uno slogan: meglio finanziare l’occupazione che la disoccupazione. Lo Stato, insomma, deve intervenire per far sì che i lavoratori restino legati al loro posto di lavoro anche se, in questa fase il lavoro dovesse scarseggiare. Solo in questo modo, quando ci sarà la ripresa, le nostre aziende potranno essere pronte a ripartire. In questa fase, un sistema efficace di ammortizzatori sociali deve tener conto di tale necessità.
Cambiamo argomento e parliamo di Fiat. In questi giorni, tiene banco, in particolare, la vicenda di Termini Imerese. E’ intervenuto il governo che ha convocato le parti interessate prima a palazzo Chigi e, successivamente, proprio in questi ultimi giorni di gennaio, al ministero delle Attività Produttive. Cosa succede e, soprattutto, quali sono le prospettive?
Come è noto la Fiat ha comunicato l’intenzione di cessare, nel 2012, la propria attività in quel sito. La reazione dei lavoratori di quello stabilimento e dell’indotto era prevedibile. C’è un problema specifico che riguarda 18 lavoratori che sono stati licenziati, la qual cosa ha ulteriormente inasprito gli animi. Sarebbe bene che la Fiat reintegrasse quei lavoratori anche per consentire al tavolo tecnico che, dal 5 febbraio, sarà insediato al ministero delle Attività Produttive, di partire con il piede giusto e di valutare serenamente le soluzioni possibili per quel sito.
Sta di fatto che quello stabilimento è di proprietà della Fiat e noi vogliamo sentire dalla Fiat quale sarà il futuro di Termini Imerese, cosa pensa di mettere in campo. Non si è mai verificato, in Europa, che una multinazionale decidesse di chiudere uno stabilimento e di andarsene senza aver prospettato una soluzione credibile al problema.
C’è infine la questione incentivi. Ebbene io penso che in un Paese come il nostro in cui il mercato delle auto è per il 67% appannaggio delle case automobilistiche straniere, riattivare quel tipo di sostegno significherebbe sostenere l’occupazione degli altri Paesi. Solo quando la Fiat deciderà di spostare in Italia la produzione di 300mila auto, io diverrò nuovamente uno strenuo sostenitore della necessità di un piano di incentivi.
Chiudiamo come abbiamo cominciato: con una domanda sulla stagione contrattuale della Uil. In queste settimane stai facendo il giro per i congressi territoriali e di categoria. In sintesi, qual è la tua prima impressione sullo stato di salute dell’Organizzazione?
Abbiamo una Uil davvero in ottima salute. Anche nelle situazioni più complesse, generate dalle difficoltà economiche che sta vivendo il Paese, ho riscontrato una capacità reattiva decisamente positiva e incoraggiante. I nostri quadri e delegati sono motivati, hanno piena consapevolezza dell’importante ruolo che la Uil è chiamata a svolgere per la tutela dei lavoratori e dei pensionati e affrontano i problemi della quotidianità nei luoghi di lavoro con senso di responsabilità, disponibilità e competenza. D’altronde, sono i risultati che parlano: cresciamo ovunque in termini di iscritti e di consensi. E’ questo il termometro giusto per testare lo stato di salute dell’Organizzazione. C’è entusiasmo e c’è fiducia: io credo, dunque, che per la Uil ci sia anche un grande futuro.
Lavoro Italiano, gennaio 2010