di Antonio Passaro
Angeletti, inizia un nuovo anno. Come tradizione, è il momento degli auspici. Cosa ti aspetti da questo 2011?
L'anno che sta arrivando dovrebbe portare con sé un incremento della produttività e dei salari. Il differenziale di crescita tra noi e altri paesi europei trova riscontro proprio nei differenti tassi di produttività che, in Italia, sono decisamente bassi da oltre un decennio. Così il 2011 potrebbe far segnare l'avvio di un'effettiva e duratura ripresa economica. Una ripresa che abbia positive ripercussioni sui livelli occupazionali. Bisogna puntare sulla crescita e sullo sviluppo per aumentare la domanda di lavoro: la buona occupazione è una derivata dell'economia e non della politica. Infine sarebbe molto importante se si procedesse verso la riduzione delle tasse per i lavoratori dipendenti e i pensionati e anche verso la riduzione dei costi della politica. Se tutto ciò accadesse, il nuovo anno sarebbe davvero un anno nuovo.
Alcune di queste considerazioni le abbiamo ritrovate anche nel discorso di fine anno del Capo dello Stato. Qual è stato il tuo giudizio sulle riflessioni di Napolitano?
Quello del Presidente della Repubblica è stato un discorso di grande spessore politico ed umano. Per quel che riguarda, in particolare, le questioni economiche sollevate da Napolitano, è da condividere pienamente il riferimento sia al valore della produttività, dal cui incremento dipende la crescita dei salari, dell'occupazione e dell'economia, sia alla necessità di una riforma fiscale. Infine, la pressante sollecitazione a rispondere alle aspettative dei giovani, da un lato, e l'esaltazione dei valori dell'unità nazionale, dall'altro, sono linee dell'intervento di Napolitano che invitano noi tutti ad essere protagonisti della costruzione di un futuro denso di migliori speranze.
Il 2010 si è chiuso con uno scontro politico-parlamentare risoltosi sul filo di lana a favore della maggioranza: l'Esecutivo ha ottenuto la fiducia sia al Senato sia alla Camera e il premier Berlusconi ha rilanciato la sua azione di governo. Ma pochi voti basteranno ad assicurare la governabilità?
Quello a cui abbiamo assistito nello scorso mese di dicembre è stato uno scontro tra due persone: Berlusconi, da un lato, e Fini, dall'altro. Ed è del tutto evidente che Berlusconi abbia vinto questo scontro. Rimane tuttavia il problema della governabilità e della possibilità di fare delle scelte. Il Paese ha bisogno di un governo che sia in grado di governare. Se questo sarà possibile, bene. Altrimenti, io continuo a pensare che sarebbe meglio andare a votare.
Nel mese di dicembre è stato avviato con il Governo un confronto sulla riforma fiscale. La convocazione è anche la conseguenza di una rivendicazione, potremmo dire, storica della Uil. Come procedono i lavori?
E’ fatto positivo che tutte le parti sociali abbiano avviato un confronto con il Governo proprio su uno dei temi che noi consideriamo prioritari dell'agenda economica. Dopo la riunione iniziale, sono stati insediati quattro gruppi di lavoro che dovranno affrontare altrettante questioni di carattere tecnico e operativo. L'obiettivo realistico è quello di giungere ad una conclusione di questa fase entro la fine del mese di marzo. Sarebbe un traguardo davvero molto importante. Peraltro, se si guarda alle dichiarazioni dei redditi si è portati a credere che, in Italia, i ricchi non esistono: solo l'1'5% dichiara redditi superiori a 150mila euro e questo è un fatto scandalosamente non vero. Ecco perchè è necessaria una riforma fiscale che consenta di individuare i diversi redditi.
Secondo uno studio di Bankitalia, il 45% della ricchezza sarebbe concentrata nelle mani del 10% degli italiani. Come giudichi questo dato?
Che nel nostro Paese la ricchezza sia concentrata, purtroppo, nelle mani di una minoranza di persone non è una notizia. Il fatto nuovo e preoccupante è che, nel 2010, la ricchezza sia ulteriormente diminuita. Per uscire dalla crisi diventa necessaria la crescita dell'economia.
A proposito di crescita, come procede il confronto, tra le parti sociali, sulla competitività?
Procede abbastanza bene ma si registrano posizioni contrastanti in merito al capitolo della produttività che, oggettivamente, è l'argomento più importante e anche più complesso da affrontare. Vedremo se tutte le parti coinvolte saranno in grado di sciogliere alcuni nodi per proseguire nel cammino.
E se si parla di produttività, non possiamo non parlare della vicenda industriale, sindacale ed economica più rilevante dell'anno: quella che ha coinvolto l'intero mondo Fiat. Una vicenda destinata ad avere ripercussioni anche nel 2011. Partiamo dagli accordi di Mirafiori e di Pomigliano...
Va subito detto che, grazie a questi accordi, sono stati salvati più di ventimila posti di lavoro, tra diretti e indiretti. Ora l'Italia ha la possibilità di tornare ad essere un grande produttore di auto con le conseguenti ricadute positive sull'economia e sull'occupazione. Inoltre, con questa intesa, si rompe quel sistema fondato sulla pretesa di un diritto di veto e sul rifiuto di assumersi le responsabilità: si fanno patti tra soggetti che intendono rispettarli.
Una delle novità è stata la scelta di realizzare singole trattative e singoli accordi nei vari stabilimenti dello stesso gruppo Fiat. Da cosa deriva questa decisione?
La Uil è stata tra coloro che hanno proposto alla Fiat di fare accordi specifici per i singoli stabilimenti rompendo quella logica un po' sabauda secondo cui tutti gli stabilimenti dovrebbero avere le stesse regole. E' una logica che poteva andar bene in tempi passati ma, oggi, non è più adatta. C'e' bisogno di "camicie" su misura perché gli stabilimenti non hanno uguali esigenze: l'unica cosa che hanno in comune è il proprietario.
E ora, dopo gli accordi per i singoli stabilimenti della Fiat, per le "newco" di Mirafiori e Pomigliano, ci si prepara alla definizione di un contratto per l'auto...
Si, nel mese di dicembre è iniziato un confronto con la Federmeccanica, tuttora in corso, per discutere di norme contrattuali specifiche per tutto il settore auto. Chiederemo a Fiat di valutare se prima o poi si debba fare un contratto nazionale per l'auto perché a noi interessano i due livelli di contrattazione.
Lavoro Italiano, dicembre 2010