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INTERVISTE

La Riforma del Sistema fiscale è l’obiettivo della UIL nel 2010. Intervista a Luigi Angeletti, Segretario generale Uil

di Antonio Passaro

Angeletti, i dati relativi all'ultimo scorcio del 2009 sembrano prefigurare una possibile uscita dal tunnel della crisi gia' a partire dai primi mesi dell'anno che sta arrivando. Pensi che la realta' rispettera' queste previsioni?

E' vero, sembra profilarsi l'uscita dal tunnel tant'e' che il prodotto interno lordo italiano, dopo aver sfiorato nel 2009 un calo record di quasi cinque punti, per la fine del 2010 viene visto in timida crescita. Segnali di ripresa sono già stati registrati nel terzo trimestre del 2009 con un più 0,6 che giustifica queste incoraggianti previsioni. Tendenze analoghe vengono prospettate anche per gli altri Paesi. Questa nuova complessiva condizione puo' riaccendere qualche speranza ma, tuttavia, non puo' affatto legittimare facili entusiasmi.

Perchè sei così prudente?

Perchè temo che l'onda della crisi possa essere più lunga e distruttiva del terremoto finanziario che l'ha generata e possa continuare a travolgere, per lungo tempo ancora, gli stessi luoghi materiali della produzione di beni e servizi, con il rischio concreto di serie e preoccupanti ripercussioni sull'occupazione. Grazie alle forti sollecitazioni operate dal sindacato e, in particolare, dalla nostra Organizzazione, si è riusciti ad ergere solide mura per fronteggiare questo rischio. Gli ammortizzatori sociali hanno funzionato bene e sono stati limitati i danni che, altrimenti, sarebbero stati ben più gravi. Ma sta di fatto che, per la Uil, non potrà parlarsi di ripresa sino a quando non ci saranno segnali chiari di una definitiva inversione di tendenza circa i dati occupazionali relativi all'Italia e all'Europa.

Immagino che le proposte della Uil per superare la crisi non siano mutate. In questo ultimo numero del 2009 di Lavoro Italiano, vogliamo comunque ribadirle?

Occorre muoversi su tre fronti. Da un lato, si deve continuare ad operare affinchè i lavoratori siano mantenuti nei loro posti di lavoro. E ciò non solo per ragioni di carattere sociale ma anche per evitare un depauperamento del patrimonio peroduttivo ed occupazionale che davvero impedirebbe, poi, di innestare la marcia per una ripresa duratura. Dall'altro, occorre una politica di investimenti in infrastrutture materiali e immateriali in grado di modernizzare il paese. Agendo sul fronte dell'offerta - oggi più che mai attivabile dagli istituzionali attori pubblici - si restituirebbe ossigeno al sistema imprenditoriale e, per questa via, al tessuto produttivo e occupazionale del paese. Il terzo punto, infine, attiene alla questione della riattivazione della domanda interna. Secondo la maggioranza degli esperti, è stato proprio il crollo dei consumi uno dei fattori scatenanti della crisi che oggi stiamo vivendo. Una pessima redistribuzione della ricchezza ha generato impoverimento e, quindi, recessione. Ora è giunto il tempo di restituire risorse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati per invertire questo meccanismo e per ridare fiato ai consumi e alla domanda interna. In questo senso, la leva fiscale è un potente strumento di riequilibrio dei rapporti economici.

A proposito di leva fiscale, nel mese di dicembre la Uil e la Cisl hanno dato vita ad un'iniziativa per chiedere una riforma del sistema fiscale, coinvolgendo anche le forze imprenditoriali del Paese. Quali sono le ragioni e i contenuti delle vostre rivendicazioni?

La riduzione della tassazione sui redditi da lavoro dipendente e da pensione non è più rinviabile. La pressione fiscale in Italia, secondo recenti dati Ocse, ha raggiunto il 43,2 per cento del reddito, una percentuale tra le più elevate al mondo, e se si parla di quella specifica sul lavoro si tocca il livello del 47 per cento del costo del lavoro totale contro il 40 per cento della media degli altri paesi. E' giunto il tempo, ormai, di dar vita ad una vera e propria riforma del sistema fiscale. Un aumento delle detrazioni per lavoratori dipendenti e pensionati, il ridisegno delle aliquote Irpef, un consistente aumento degli assegni familiari, un'armonizzazione della tassazione delle rendite finanziarie, una semplificazione e razionalizzazione della tassazione immobiliare sono, tutti questi, altrettanti capitoli da definire nell'ambito di una non più procrastinabile riforma complessiva. Così come strutturale dovrebbe diventare la detassazione della contrattazione di secondo livello. Si concorrerebbe così, anche per questa via, al rafforzamento della contrattazione decentrata e si genererebbe una migliore redistribuzione della ricchezza prodotta e una conseguente crescita dei salari.

Hai parlato di contrattazione integrativa. Ebbene, va sicuramente ricordato che il 2009 passerà agli annali della storia sindacale: finalmente è stata varata la riforma del sistema contrattuale. Sei soddisfatto?

Sono molto soddisfatto. Abbiamo raggiunto un traguardo al quale puntavamo da lungo tempo per ottenere una crescita del salario reale dei lavoratori. Negli ultimi anni, il vecchio sistema non era più adeguato al mutato contesto macroeconomico ed eravamo invischiati in quella perversa spirale di "bassi salari e bassa produttività" che ha contribuito a frenare l'economia del Paese. Ora, con questo nuovo modello contrattuale, si sono finalmente poste le premesse per cambiare le prospettive salariali dei lavoratori.

La Cgil però non ha firmato...

Ma le singole categorie, ad eccezione della Fiom, stanno firmando i rinnovi contrattuali tenendo conto delle nuove regole...

Un'ultima battuta: cosa speri che il 2010 porti con sè, sul fronte sindacale?

L'auspicio di ognuno di noi è, innanzitutto, che ripartano davvero l'economia e l'occupazione. Ciò premesso, io penso anche che, dopo la riforma del modello contrattuale, l'attuazione di una riforma del sistema fiscale farebbe davvero passare alla storia il biennio 2009-2010. La Uil non solo se lo augura ma sta già lavorando perchè ciò accada.

Lavoro Italiano, dicembre 2009

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