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INTERVISTE

Intervista a Luigi Angeletti, Segretario Generale UIL

di Antonio Passaro

Angeletti non possiamo non partire, in questa intervista, da un seppur breve riferimento ad una vicenda che poco ha a che vedere con il mondo sindacale ma la cui portata storica ha coinvolto il mondo intero: la morte di Papa Giovanni Paolo II. Storia, religione, società, coscienza si intrecciano nell’analisi di questo evento in relazione all’eccezionale statura di questo grande uomo santo che ha segnato indelebilmente di sé l’umanità. Qual è il tuo pensiero?

Parlare di Giovanni Paolo II significa, senza nessun rischio di retorica, entrare in un’autentica dimensione storica: è un Papa che ha realmente cambiato il mondo e il corso delle vicende umane. Ma con Carol Wojtyla si entra anche sul delicato e personale terreno della propria coscienza religiosa e, da questo punto di vista, credo che tutti noi, oggi, siamo un po’ più soli. E’ stata una perdita enorme per chi crede e per chi non crede. Nel nostro animo il sentimento di dolore e di cordoglio si coniuga con un senso di gratitudine per la missione storica da lui adempiuta. Noi lo ricordiamo anche come un Papa vicino al mondo del lavoro, forte della sua giovanile esperienza di operaio. Questo mondo e questa Europa in cui viviamo sono frutto della sua opera e ciò ne renderà immortale la memoria.

Tu hai partecipato anche ai funerali…

Sì. La partecipazione della gente è stata davvero straordinaria. E’ stata un’esperienza molto coinvolgente, unica, toccante. Ma qui entriamo nella sfera personale…Credo, comunque, che tutti debbano inchinarsi di fronte a questo “grande uomo santo”, come tu stesso lo hai definito all’inizio.

Bene, cambiamo allora decisamente registro. Proprio in quegli stessi giorni volgeva al suo epilogo una campagna elettorale per il rinnovo dei Consigli regionali in tredici Regioni del nostro Paese. Il risultato è stato per certi aspetti clamoroso poiché, se è vero che i sondaggi avevano registrato un calo dei consensi per il centro-destra, pochi si attendevano alla vigila un ‘undici a due’ a favore del centro-sinistra. Cosa è avvenuto?

I numeri complessivi evidenziano un dato inequivocabile e cioè che la parte decisiva dell’elettorato, quella cioè che tende a cambiare opinione sulla base dei fatti, ha voluto dare un segnale chiaro di contrarietà al Governo e, più precisamente, alla sua politica economica. A segnare, peraltro, un punto a favore di questa tesi è proprio l’uniformità del voto, la cui valenza politica è davvero difficile disconoscere. Io credo, quindi, che il Governo abbia perso una parte del suo elettorato che non si è visto tutelato nel suo standard di vita. C’è stata, insomma, in particolare da parte dei lavoratori dipendenti, una percezione della riduzione del proprio tenore di vita. La disaffezione nei confronti di questo Esecutivo è maturata quando questa parte di cittadini ha colto che si stava impoverendo a causa di scelte di politica economica penalizzanti.

Tu hai ripetutamente segnalato che una parte del nostro Paese si è impoverita in questi anni. Il Governo non ha colto, non ha saputo o non ha voluto cogliere…..

Quella dell’impoverimento dei lavoratori dipendenti e dei pensionati è una questione vera: c’è stato un trasferimento delle risorse a svantaggio di chi rappresentiamo. In questi lunghi mesi, il Governo ha negato l’evidenza dei fatti e quando ha cambiato opinione ha poi sostenuto che nulla avrebbe potuto fare contro l’aumento dei prezzi, peggiorando così ulteriormente la situazione. Evidentemente, visti i risultati, una parte dell’elettorato si è convinto che avevamo ragione noi.

Continua inoltre ad esserci il problema della scarsa crescita del Paese. Anche su questo punto hai manifestato le tue osservazioni. Puoi ribadirle ancora oggi?

Certamente. In un’economia di mercato non esiste la possibilità di un aumento del tasso di crescita disgiunto da una sua redistribuzione perché questa è una componente fondamentale della domanda aggregata. E se la domanda interna non aumenta, le imprese non hanno la possibilità di vendere beni e servizi. Né può sopperire, da sola, la domanda estera. La Germania, ad esempio, ha accresciuto le proprie quote di mercato, è il primo Paese esportatore al mondo, eppure ha un tasso di crescita inferiore al nostro e un tasso di disoccupazione superiore al nostro, semplicemente perché c’è un problema di mercato interno. Questo è il punto anche per il nostro Paese.

E a proposito di redistribuzione, sul fronte del pubblico impiego non c’è verso di ottenere il rinnovo del contratto. Quali sono le prospettive?

Abbiamo già detto molto su questo argomento anche nei precedenti interventi. Mi limito qui a ribadire che si tratta di un problema che va risolto rapidamente, che le risorse ci sono e che le nostre richieste sono ragionevoli. E’ una questione di volontà politica. Spero che la conclusione di questa vicenda non sia resa ancor più difficile da quanto sta emergendo all’interno del Governo proprio in queste ore.

Infatti, proprio nei minuti in cui scriviamo, apprendiamo che il risultato elettorale starebbe determinando le condizioni per una crisi di governo. Stando alle indiscrezioni che cominciano a circolare tutti gli esponenti dell’UDC invieranno al Quirinale le lettere di dimissioni dai loro incarichi governativi. Anche il nuovo PSI ha deciso di ritirare la sua delegazione al Governo. Qual è il tuo giudizio?

Mi pare del tutto evidente che sia in corso una crisi di Governo i cui esiti sono difficilmente prevedibili. Come Sindacato abbiamo un interesse preciso: noi crediamo che il Paese abbia necessità di scelte chiare e di una politica economica che non tiri a galleggiare. Insomma, per dirla con uno slogan: abbiamo bisogno di un Governo che governi. Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni. Ora è ancora presto per esprimere giudizi più articolati.

Un’ultima domanda in previsione del prossimo Primo Maggio. Quest’anno è stata scelta Napoli e, in particolare il rione Scampia, assurto alle cronache nere negli ultimi mesi per la sanguinosa guerra di camorra che sta seminando terrore tra i cittadini di quel quartiere. Quale sarà il messaggio di Cgil, Cisl e Uil?

Noi vogliamo lanciare un messaggio importante: quello della legalità come fattore indispensabile per lo sviluppo dell’economia. Il rispetto delle leggi e la riduzione del crimine influiscono in maniera decisiva sullo sviluppo economico. La presenza e la forza della criminalità organizzata nell’economia è uno dei fattori più importanti che provoca la mancanza di sviluppo. Sarà un Primo Maggio davvero importante.

Lavoro Italiano, aprile 2005

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