| INTERVISTE
Il giudizio del Segretario UIL sul documento presentato a Palazzo Chigi
"Solo propositi, niente ricette"
Angeletti: la
programmazione è un’altra cosa
Gli obiettivi sarebbero anche buoni. Le ricette, non pervenute". Il
segretario generale della Uil Luigi Angeletti non ha una grande opinione del documento di programmazione economica preparato
dal governo. Dice: "Hanno negoziato con Bruxelles i dati macroeconomici. Tornati a Roma, hanno
aperto il taccuino degli appunti e copiato le cifre".
Insomma, un Dpef lontano dalla realtà del paese.
"È chiaro che l’obiettivo è rientrare nei parametri della Commissione".
Si dice che il documento è vuoto: condivide?
"È grave che sia vuoto di risposte e pieno di propositi. Lotta all’evasione
fiscale, riduzione della spesa pubblica... siamo tutti d’accordo. Però sono traguardi costosi e non si capisce
dove troveremo i soldi. Dire solo che si ridurrà il deficit dello 0,8 per cento non è granché come
programmazione".
E i dettagli?
"Dopo le vacanze, quando si comincerà a lavorare alla Finanziaria. Quanto
vale il recupero dell’evasione fiscale? Quando rientreranno quei soldi? I Comuni avranno meno fondi?"
Pare di capire che le risorse per il rilancio non ci sono.
"La crescita all’1,5 per cento non è cosa che accade da sè, servono
provvedimenti. Andrebbe bene, per esempio, il piano per le infrastrutture: ma temo che resterà una speranza
delusa".
L’Italia dovrebbe recuperare competitività.
"Ormai è una frase fatta, come il rilancio dei consumi. Il Paese ha bisogno
di carburante per ripartire. Subito".
Il governo ribadisce: taglieremo l’Irap.
"Il governo non dice come compenserà il taglio. E quando parla di incentivi
all’impresa resta sul generico".
Le imprese non sono tutte uguali?
"Niente affatto: c’è chi è più soggetto alla concorrenza. Abbiamo perso un
punto percentuale sui mercati mondiali, la bilancia commerciale è in difficoltà. Per primo va aiutato chi
esporta. E il turismo, che si fa qui ma porta ricchezza dall’estero. Abbandoniamo la vecchia ricetta del poco ma a
tutti".
Difficile, per un governo che in primavera si presenta al voto.
"Se migliorano i conti del paese il primo a beneficiarne è il governo.
Propongo un ribaltamento del concetto di finanziaria elettorale: si faccia per conquistare il consenso, non per
comprarlo. In quel caso, evviva la finanziaria elettorale".
Parliamo di famiglie, cioé di prezzi. Il Dpef fissa l’inflazione all’1,7
per cento.
"La cifra è ininfluente. Sono anni che la crescita oscilla tra 0,3 e 0,4 per
cento. Ditelo a chi va a fare la spesa".
Questione di inflazione percepita?
"Il sistema di rilevamento dei prezzi funziona, i parametri sono stravecchi.
Le assicurazioni dovrebbero pesare per lo 0,9 per cento l’anno sui bilanci delle famiglie. Con un reddito di 30mila
euro, fa meno di 300. Listini alla mano, le cose non stanno così".
Torniamo al Dpef. Cosa manca?
"Il Mezzogiorno, quasi mezzo paese. E la volontà di produrre ricchezza in
fretta, per tutti".
Cosa si può fare?
"Liberalizzazioni vere. Perché l’aspirina in Italia costa più del doppio?
Perché un ordine professionale ha il monopolio e fa il prezzo gli pare. Dove l’aspirina si vende al supermercato non
succede. Facciamo circolare più taxi: le tariffe scenderanno. Su questo tema posso continuare per ore".
E chi sente i tassisti?
"È un problema vecchio. Quando una corporazione strilla tutti le danno
ragione, a cominciare da chi comanda. Come si dice: non scontentiamo nessuno".
Scontenteremo tutti.
"Già: i costi si scaricano sul sistema economico e li pagano gli italiani".
Settembre, finanziaria. Che dirà Luigi Angeletti?
"Che il mondo è cambiato. Nell’epoca dell’euro e della globalizzazione la
politica economica è ferma alla ricetta 'un po’ di debiti, un po’ di svalutazione' e basta così".
Come vede il futuro del paese il capo della Uil?
"Sono ottimista: abbiamo toccato il fondo, peggio di così non può andare".
La Stampa, 16 luglio 2005
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