| INTERVISTE
Ferrovie
Angeletti: «L’esecutivo ci
ignora.
Senza dialogo
non si va avanti»
Giorgio Levi
Questo è un conflitto senza fine. L’idea di fondo
è che le aziende non possono avere delle colpe. E tutto ciò
genera una tensione enorme». Luigi Angeletti, leader della Uil,
nel giorno della bufera dello sciopero delle ferrovie difende le
scelte sindacali e sostiene che le porte delle trattative sul
tema della sicurezza dei treni non solo non si sono mai aperte,
ma nessuno sta cercando di farlo nemmeno in queste ore.
Sarà anche una lotta aspra, ma un fatto è certo. Ogni volta si
discute sul numero delle ore di sciopero. Non si riesce ad
uscire da questo eterno conflitto?
«Così come siamo adesso no. Gli scioperi non sono
un fatto privato, così molti tentano di sviare la discussione
portandola sulle conseguenze dello sciopero, e non sull’origine
del conflitto».
Molti chi?
«Le aziende, ovviamente. In questo caso le
Ferrovie. Noi mica abbiamo scioperato ventiquattro ore per avere
più soldi nella busta paga. Ci siamo fermati per la sicurezza
sui nostri treni. Riguarda i lavoratori delle ferrovie, ma anche
i passeggeri. L’azienda ha tutto l’interesse a sviare l’opinione
pubblica. Ed è quello che sta facendo».
E
con Lunardi come va in queste ore? E’ vero che se lo aveste
informato avreste potuto sedervi ad un tavolo ed evitare tutto
questo disastro?
«Ma quale informato. Noi abbiamo sollevato la
questione da tempo e per tempo. Di certo non ci siamo svegliati
ieri. Qui c’è l’illusione che non sia necessario discutere con i
sindacati. Se si voleva parlarne c’era tutto il tempo per
farlo».
Con
Lunardi nessuno spiraglio di dialogo, dunque.
«Noi non abbiamo avuto nessun contatto, non
abbiamo riscontrato alcuna disponibilità».
Resta il fatto che avete lasciato a piedi milioni di altri
lavoratori.
«Lo sciopero nei trasporti è sempre un caso
particolare. I conflitti tra imprese e lavoratori sono un fatto
fisiologico. Quello che possiamo fare è evitare che diventino
distruttivi. Noi abbiamo proposto da tempo lo sciopero virtuale,
dove a pagare sono lavoratori e azienda, ma che non danneggia il
pubblico».
Risposte?
«Manco una. Le aziende credevano che tutto fosse
virtuale, anche le loro perdite».
Eppure oggi (ieri per chi legge,ndr) Antonio Martone della
Commissione di garanzia sugli scioperi ha detto che è una buona
idea.
«Sì, ogni volta dicono sempre così. Ma ripeto,
evitano sistematicamente di dire che lo sciopero virtuale
sarebbe molto oneroso anche per le imprese».
Restano sul tavolo altri contratti ancora da discutere, pubblico
impiego e medici ospedalieri tra i tanti. Che aria tira?
«Sul pubblico impiego bisogna aprire un tavolo
tecnico, ma per ora non ci sono contatti. I medici sono tre anni
che hanno il contratto scaduto e all’orizzonte non si vede
nulla. E poi c’è la questione della competitività, dove ci
sarebbe un impegno a parlarne, ma in concreto siamo fermi».
Ferri sempre più corti con il governo, pare di capire.
«Ne abbiamo viste di peggiori. Voglio essere
buono. Il governo ha un comportamento che tende ad eludere il
confronto con il sindacato nell’illusione che i problemi possano
esorcizzarsi o si possano chiudere da soli. Sono spiacente di
deluderli, ma nè l’una nè l’altra possibilità possono accadere.
Quanto prima il governo lo capirà Angeletti
La
Stampa, 12 febbraio 2005
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