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INTERVISTE

Angeletti: aumentiamo i salari

Raffaello Masci

ROMA - Il governo sembra voler giocare sulla difensiva: lunedì incontrerà i sindacati e il ministro dell’Economia, Padoa-Schioppa, mette subito le mani avanti: "Dai sindacati - ha dichiarato - mi attendo un intervento di moderazione salariale".

Segretario Angeletti, che cosa replica?

"Io andrò lunedì a palazzo Chigi e ascolterò attentamente quello che il governo vorrà comunicarci. Ma se questo è il segnale che ci viene inviato preventivamente, mi pare che non ci siamo proprio"

Dunque niente moderazione salariale: batterete cassa?

"Non si tratta di questo. L’obiettivo comune - nostro, della controparte datoriale, del sistema paese - quale è? La ripresa economica? Allora la moderazione salariale non solo non serve, ma può essere addirittura dannosa".

Adesso non esageri.

"Guardi che se vogliamo far ripartire la domanda interna, volano della ripresa, dobbiamo mettere nelle tasche dei lavoratori qualche soldo in più da spendere. E’ un criterio elementare".

Ma l’aumento del costo del lavoro crede che possa essere un fattore di competitività?

"Capiamoci bene: se l’Italia non è competitiva, la colpa non è del costo del lavoro. E’ l’Istat a dirlo nel suo ultimo rapporto, mica io. I numeri testimoniano che il lavoro da noi costa molto meno che in Francia e in Germania".

E dove sarebbe il problema? Nella produttività?

"Si capisce: è lì. Le imprese - anche questo dice l’Istat - hanno cercato una via di competitività basandosi solo sui bassi salari e il risultato è sotto gli occhi di tutti: i consumi già deboli, si sono ulteriormente depressi dal 2002 a oggi. Tutti gli economisti stanno invece dicendo quello che noi abbiamo sempre sostenuto, e cioè che l’unica via di competitività è nell’innovazione e nella ricerca. Altro che i salari!".

Come si fa dunque a restituire potere di acquisto alle famiglie?

"Si sta parlando da mesi di un’azione sul cuneo fiscale. Un primo passo è restituirne una quota al reddito dei lavoratori".

Come potrebbe realizzarsi questa misura?

"Noi proponiamo che non vengano tassati gli aumenti salariali dei prossimi quattro anni. Per il sistema sarebbe un costo dilazionato nel tempo e per i lavoratori un incremento apprezzabile".

E alle aziende?

"Anche il sistema delle imprese, certamente, deve poter usufruire della riduzione del cuneo fiscale. Ma dare un soldo a tutte sarebbe un errore. Puntiamo su quelle imprese più esposte alla competizione e a quelle che fanno ricerca e innovazione".

Il ministro Padoa-Schioppa sollecita una attenzione del sindacato mirata soprattutto alle "aree di più acuto bisogno".

"Sì, ho sentito, e condivido. Il più acuto bisogno oggi è quello di chi prende veramente poco. E cioè i giovani che sono esposti ai contratti atipici e alla precarietà. E’ duro dover ammettere che i nuovi poveri sono loro".

E che proposta volete fare? Un freno alla flessibilità?

"No. La flessibilità ormai è un dato acquisito in tutto il mondo sviluppato. Quello che noi diciamo è che la flessibilità non deve essere conveniente “anche” economicamente".

Cioè?

"Il datore di lavoro che fa un contratto flessibile ha una convenienza nella flessibilità medesima, ma non può averne una anche nel costo del lavoro. Quindi: più soldi e più contributi previdenziali per i lavori flessibili rispetto a quelli a tempo indeterminato"

La Stampa, 10 giugno 2006

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