| INTERVISTE
Angeletti, segretario generale della Uil
"La legge Biagi
non si tocca"
di Gaetano Mineo
Palermo. Pone nell'agenda dell'imminente governo Prodi, il
"rilancio"
dell'economia del Paese, come principale
priorità.
Tutti gli altri problemi, invece, per il segretario nazionale della Uil "sono
una conseguenza". Addirittura, Luigi Angeletti pone in secondo piano la stessa unità sindacale di fronte a
un'eventuale abrogazione della legge
Biagi. Favorevole da sempre, invece, alla realizzazione del Ponte.
Segretario, proprio sulla "Biagi", ancora tra i confederali parlate lingue
diverse.
"Nel sindacato ci sono opinioni diverse su molti punti importanti come quello
delle tasse, del mercato del lavoro
e del sistema di contrattazione. In ogni caso, l'unità sindacale è molto
importante, ma la cosa più importante è
la qualità della politica sindacale. In altri termini, non abbiamo alcuna
intenzione di abrogare la legge Biagi,
mantenere un sistema contrattuale che ci penalizza, o ancora non chiedere una
riduzione delle tasse. Certo, le
nostre opinioni possono essere oggetto di discussioni, ma è altrettanto certo
che non abbiamo intenzione di
abrogarle".
In sostanza, il sindacato può spaccarsi sulla legge Biagi?
"L'unità sindacale si trova se conveniamo sulle cosa da fare, non è
condizione prioritaria, ma una conseguenza
del convergere o meno. E questo vale per tutto, anche nei confronti del governo
che deve mettersi in testa di
avere a confronto sindacati con opinioni diversi. Il che vuol dire che il
governo dovrà cercare delle convergenze
sul merito mentre se, invece, aspetta che i sindacati si mettano d'accordo per
poi trattare, il governo farà la fine
della Confindustria con la quale non abbiamo confronto da due anni. Solo per una
battuta: questo la
Confindustria può permetterselo, il governo no".
Cuneo fiscale. Tutto il fronte sindacale parla di ridurlo. Ma sul come, la
Uil sembra essere voce solista.
"Non è la prima volta che cominciamo una battaglia da soli per poi finirla in
compagnia. Sul come ridurre il
cuneo fiscale è questione tecnica: non si può diminuere l'Irpef, quindi la cosa
fattibile è stabilire di non pagare
le tasse sugli aumenti contrattuali per 3-4 anni. Ciò consente un duplice
effetto: aumentare in termini reali i
salari e di ridurre il costo complessivo per le imprese. Una soluzione diluita
negli anni e che archivia anche il
problema di trovare subito i famosi 10 miliardi di euro".
Da decenni ogni nuovo esecutivo punta sul Mezzogiorno, ma poi…
"Abbiamo sempre cercato delle scorciatoie. Questa è la vera causa. E le varie
leadership politiche hanno, alla
fin fine, cercato una strada che non porta da nessuna parte, come la storia ci
insegna".
Per meglio capire?
"Cosa rende più complicato investire in Sicilia piuttosto che in Lombardia?
L'efficienza della pubblica
amministrazione; il controllo del territorio da parte dello Stato; i trasporti;
i sistemi energetici; e così via.
Ebbene, tutto ciò non è altro che un costo per la politica. E così, invece di
risolvere questi problemi, che
ovviamente richiedono molte risorse finanziarie e anni di lavoro, la politica ha
sempre elargito al Sud soltanto
soldi, alcune volte in regalo, altre in prestito. Come dire: non siamo
determinati per creare le condizioni dello
sviluppo? Compensiamo questa carenza dando risorse. E fino a quando continueremo
a pensare così, non ci
potrà essere alcun sviluppo".
La Sicilia, 16
maggio 2006
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