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INTERVISTE

Angeletti "Linea giusta ma serve moderazione"
"Bisogna evitare di favorire la fuga di capitali all´estero"

Luisa Grion

Roma - I due interventi fiscali annunciati da Visco non lo scandalizzano, non pensa che possano, in qualche modo, minare la ripresa. Ma il governo fa male a lanciare questi spot sulle tasse senza inquadrarli nel complesso contesto della politica economica.

Luigi Angeletti, leader della Uil, è d´accordo sul contenuto delle affermazioni del viceministro all´Economia, ma non sul metodo.

Fa bene Visco a voler intervenire sulle rendite finanziare e le imposte di successione?

"Sì, se tutto avviene entro precisi limiti. La tassa di successione, purché riferita solo sui grandi patrimoni - milioni di euro per intenderci - va introdotta, anche se più per motivi etici che economici, visto che non porterà grandi gettiti. E anche la armonizzazione sulle rendite finanziarie è giusta, ma lì sarei molto moderato".

Cosa intende dire?

"Resterei sotto la tassazione media europea, che è del 19 per cento. Non andrei oltre il 15-16. Facendo così non avremo problemi di fuga di capitali all´estero - perché resteremo competitivi - ma saneremo un'ingiustizia e non incentiveremo la speculazione. E´ possibile che su mille euro guadagnati in straordinari un dipendente possa arrivare all´aliquota del 33 per cento, mentre per un milione vinto in Borsa ci si fermi al 12?".

L´opposizione dice che queste due misure affosseranno i germogli della ripresa.

"Non è così, ma l´opposizione fa il suo mestiere. L´importante è che il governo non gli faciliti le cose creando confusione".

Chi ha creato confusione? Visco?

"Non bisogna fare interventi spot su materie sensibili come questa. E´ improduttivo, genera insicurezza. Quando si parla di fisco bisogna collocare il discorso nel contesto dell´intera politica economica"

Quindi questo non era il momento adatto per parlare di tassazione?

"Penso che per i membri del governo sarebbe utile, in questa fase, accogliere il suggerimento di Prodi: stare zitti, non parlare".

La Repubblica, 24 maggio 2006

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