di Michele Lombardi
L’età pensionabile? «È già stata allungata a luglio, e nessuno se n'è accorto». Una nuova riforma? «L’unica riforma possibile è aumentare le pensioni, che sono basse e saranno sempre più basse nei prossimi anni». Il leader della Uil, Luigi Angeletti, non ha dubbi: «Sbaglia chi vuole spostare il peso del debito pubblico sulle spalle dei lavoratori».
Si torna a parlare di pensioni. Anche se il ministro Sacconi nega, nel governo e nella maggioranza si è aperta una discussione sul tema: c'è chi ritiene che la situazione dei conti pubblici apra la strada a una nuova riforma, come ha spiegato l’onorevole Cicchitto sul Secolo XIX . Qual è la vostra risposta?
«Noi siamo disposti a fare discussioni basate sulla chiarezza dei conti previdenziali perchè siamo assolutamente convinti che i conti dell'Inps siano in ordine. La verità è che, nei prossimi anni, avremo il problema di conti in ordine e pensioni troppo basse. E allora mi chiedo: di cosa stiamo parlando?».
Da più parti si chiede però di allungare l’età pensionabile perché la spesa previdenziale risentirà comunque della crisi economica che ha fatto colare a picco il pil ed ha richiesto uno sforzo enorme per gli ammortizzatori sociali. C’è questo problema?
«No, il problema dell’età pensionabile non esiste. A luglio abbiamo fatto un accordo con il governo, che è passato stranamente sotto silenzio forse perchè non ci sono state grandi polemiche, in base al quale l’età pensionabile è stata praticamente agganciata alle aspettative di vita a partire dal 2010. Si tratta della stessa intesa che abbiamo concordato a giugno con la Commissione europea».
Cosa prevede quella intesa?
«Prevede che, dal 2010, l’età pensionabile aumenti con l’aumentare delle aspettative di vita. Il primo aggiustamento si farà nel 2015 e, a seguire, ogni cinque anni: a ogni tappa, si verificherà di quanto è aumentata l'aspettativa di vita degli italiani ed eventualmente verrà allungata di alcuni mesi l'età pensionabile, per tutti».
Nel frattempo, cioè prima del 2015, chi ha meno di 65 anni andrà comunque in pensione più tardi per effetto degli “scalini” introdotti dal governo Prodi.
«Non c’è dubbio. Il meccanismo che è stato introdotto a luglio agisce oltre i 65 anni, senza un limite. Se tutti gli italiani si mettessero in competizione con Berlusconi per arrivare a 120 anni, l'età pensionabile si allungherebbe in modo impressionante».
Può bastare questo a frenare la spesa previdenziale?
«Ne sono convinto. Ma, se qualcuno volesse di nuovo aprire un tavolo per discutere pacatamente di conti, obiettivi e destinazione degli eventuali risparmi, non ci sarebbero problemi. Il presupposto fondamentale è che questo tavolo serva a fare chiarezza, non a imporre una tesi. Allora scopriremo che i conti Inps vanno bene. E andranno meglio nei prossimi anni. Non si può invece continuare con il solito ritornello: i conti dello Stato vanno male, allora mettiamo mano alle pensioni».
Ma allora al tavolo di cosa si dovrebbe discutere?
«Se ci dicono che sono disposti a tagliare i contributi e le tasse sulle buste paga in cambio di un allungamento dell’età pensionabile, se ne può discutere. Ma io dubito che qualcuno verrà proporci questo scambio. E poi, come ho già detto, l’età pensionabile ormai si allunga ogni anno che passa e, in più, l’abbiamo agganciata alle aspettative di vita anche oltre la soglia dei 65 anni. Non capisco cosa si possa fare di più».
Eppure, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi continua a battere sul tasto dell’età pensionabile. Di cosa si preoccupa?
«Non lo so. Anche il governatore Draghi, che ha sollevato la questione, alla fine ha dovuto riconoscere che il problema vero è quello delle pensioni troppo basse e che, semmai, bisogna trovare i soldi per aumentarle. L’unico argomento che non può usare è che le pensioni gravano sul bilancio dello Stato. Se poi Draghi pensa che i lavoratori devono andare in pensione più tardi per pagare il debito pubblico, che non dipende da loro, allora lo dovrebbe dire chiaramente. Ma non mi sembra un argomento valido».
Perché allora si ritorna a parlare di tagli alle pensioni?
«È una discussione politica, una cortina fumogena. Abbiamo fatto una cosa unica allungando automaticamente l’età pensionabile. E nessuno si ricorda più che le finestre d’uscita sono state ridotte a due l’anno con l’effetto di mandare più tardi la gente in pensione. Insomma, c’è poco altro da fare».
Il Secolo XIX, 19 ottobre 2009