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INTERVISTE

L’altolà di Angeletti: "Cuneo fiscale, la metà dei benefici
ai lavoratori"

di LUCIANO COSTANTINI

ROMA Calma e gesso. Luigi Angeletti aspetta di vedere i contenuti della Finanziaria: i numeri hanno un valore relativo. E dunque lo ”sconto” di cinque miliardi promesso da Prodi e Padoa-Schioppa non gli fa stappare bottiglie di champagne. Semmai è l’ipotizzata (dal premier) ripartizione dei benefici del taglio del cuneo fiscale a irritarlo. "Due terzi alle imprese e uno ai lavoratori? Non se ne parla", avverte il leader della Uil. "Noi puntavamo e puntiamo al fifty-fifty, cioè al cinquanta e cinquanta. E quando si aprirà il confronto lo ribadiremo. Aspettiamo".

Aspettate, cioè di concertare con il governo. Dica la verità, questa concertazione funziona o no?

"Fino a questo momento l’esecutivo non ha assunto decisioni e forse anche per questo non si è concertato nulla. Quindi, al momento ognuno esprime le proprie opinioni".

Restiamo al cuneo. Confindustria non ha commentato, probabilmente perchè il criterio di ripartizione le sta bene. Vale sempre i concetto che quello che sta bene agli industriali, non sta mai bene al sindacato e viceversa?

"Sì, il concetto funziona quasi sempre".

Sul fifty-fifty Uil, Cisl e Cgil sono d’accordo? Cioè c’è una posizione unitaria?

"Noi e la Cisl abbiamo un’opinione abbastanza simile. La Cgil non ha mai espresso un’idea chiara, anzi in passato non è stata neppure favorevole a un intervento sul cuneo. Certo non ha mai precisato quanto dovrebbe andare ai lavoratori e quanto alle imprese. E comunque ogni volta che abbiamo cercato di affrontare la questione ci siamo trovati di fronte a posizioni non convergenti".

Intanto il governo ha ridotto di cinque miliardi la manovra. Soddisfatti?

"Il risparmio effettivo sul bilancio lo vedremo, ora è importante confrontarsi sul cosa fare. Cioè il confronto va fatto non sul quanto, ma sul come".

Anche sulle pensioni? Bersani dice che il governo sta esaminando la questione.

"Se si parla di correttivi per l’uscita su base volontaria, va bene. Se si parla di riforma che punti ad un innalzamento obbligatorio e legislativo dell’età, be’ non ci stiamo proprio. Le riforme sono già state fatte. E poi chi può dire oggi quanto si risparmierebbe da una riforma? Nessuno. Oltre tutto l’Ocse dice che gli italiani vanno mediamente in pensione a 61 anni".

Si parla di un possibile intervento sui ticket sanitari...

"Ripristinarli significherebbe aumentare le tasse e mi sembrerebbe contradditorio con le affermazione di Padoa-Schioppa".

Padoa-Schioppa a Telese ha parlato di nuovo Patto sociale.

"Ed io sono d’accordo, ma deve essere esclusivamente orientato alla crescita. Altrimenti non servirebbe".

Lei da qualche tempo insiste molto sulla meritocrazia. Una nuova battaglia?

"Ma no è che il merito viene sistematicamente non valorizzato. E poi si parla di mobilità sociale: ma se il merito continua ad essere considerato come una categoria negativa, è chiaro che anche la mobilità ne risente e si continuerà a far carriera secondo gli antichi parametri delle amicizie, della famiglia e del censo".

Il Messaggero, 31 agosto 2006

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