ROMA "Strategia condivisibile, può rappresentare l’inizio di un vero cambiamento per raggiungere l’obiettivo comune della crescita della nostra economia". Il leader della Uil, Luigi Angeletti, promuove il progetto di Emma Marcegaglia. "Anche se poi - aggiunge - resta come sempre la prova dei fatti, legata in questo caso a due presupposti".
E quali sono?
"Che venga riconosciuto, non soltanto dalla Confindustria, che senza un incremento dei salari l’economia non tornerà a crescere. E che senza il rilancio dell’economia, i salari non potranno aumentare".
Ma la crescita dei salari non passa anche attraverso la riforma del modello contrattuale che la Marcegaglia ha sollecitato ancora una volta?
"E certo. La riforma può dare una mano perchè al suo interno ha proprio l’anima di realizzare lo scambio tra maggiore produttività e maggiori retribuzioni".
Un momento. Non fu proprio la sua Uil, all’inizio dell’anno, ad abbandonare il tavolo di trattativa?
"Lo spiego subito. Abbandonai il tavolo perchè non c’era una posizione unitaria. Dissi che occorreva prima un chiarimento all’interno del sindacato, altrimenti era inutile avviare un negoziato".
E cosa è cambiato nel frattempo?
"C’è stata una discussione e siamo riusciti a individuare una comune posizione".
Diciamo che avete convinto la Cgil...
"Lasciamo stare. Abbiamo convenuto che era giusto assumere una certa posizione".
Restiamo un attimo alla Cgil. Epifani dice che nella relazione della Marcegaglia non c’è alcun riferimento al tema dei redditi.
"Non so. Io, alle belle parole, preferisco i fatti. Quello che mi interessa è discutere su come risolvere i problemi".
Il nuovo presidente di Confindustria ha detto che il Patto del ’93 è superato.
"D’accordissimo. E’ la prima cosa che ho detto quando sono diventato segretario della Uil. Avrei dato subito la disdetta. Era un ottimo Patto per deflazionare l’economia, non per farla crescere".
Ha notato che l’applauso più caloroso la Marcegaglia lo ha incassato quando ha parlato dei fannulloni annidati nell’apparato statale?
"Come no? L’ho sentito benissimo. Sono rimasto leggermente sorpreso non per l’applauso, ma perchè è stato quello più lungo dopo quello tributatole al termine dell’intervento".
E cosa significa?
"Che la campagna contro il pubblico impiego ha suscitato larghe adesioni nel mondo degli industriali".
Lei condivide?
"E’ chiaro che c’è un problema di maggiore produttività. I lavoratori pubblici vengono visti come nullafacenti, in realtà nella pubblica amministrazioni coesistono professionalità eccellenti insieme a dipendenti che non lavorano quanto potrebbero e dovrebbero"
Intanto resteranno fuori dalla detassazione degli straordinari.
"La detassazione la considero un po’ un regalo. Credo che sarebbe stato meglio utilizzare certe risorse per migliorare i redditi dei lavoratori diendenti".
Cos.
Il Messaggero, 23 maggio 2008