"Non sono ottimista, la trattativa probabilmente si chiuderà entro il
mese,
ma è un problema politico"
ROMA - Angeletti, quanto è distante l’accordo?
"Esattamente come prima", risponde il leader Uil.
Cinquanta e cinquanta?
"Cinquanta per l’intesa è molto".
Qual è lo scoglio da superare?
"Gli scogli sono tanti. Un paio davvero seri: quello dello scalone e
della contrattazione di secondo livello".
Sono stati affrontati al tavolo?
"No, c’è stato un film a senso unico. Il governo non ci ha detto nulla,
ha preso solo appunti. Dire che sono stati fatti passi avanti è un esercizio di
fantasia. La verità è che ci sono problemi all’interno dell’esecutivo, su quanto
costa lo scalone e su tante altre questioni".
Ora si parla di scalini incentivati...
"Nessun riferimento. Abbiamo parlato solo noi. E noi abbiamo riproposto
la nostra opinione. Il governo ci ha detto: ”abbiamo fatto qualche passo
avanti...ci rivediamo giovedì”".
Le cifre sui presunti costi della cancellazione dello scalone sono
attendibili?
"Penso che siano state messe in giro ad arte. Sulla loro veridicità io,
come è noto, ho idee diverse. C’è chi fa i conti sui costi di una eventuale
intesa. Ma si tratta solo di chiacchiere. Una babele di cifre".
Lei dice che c’è anche un problema di detassazione sugli aumenti di
secondo livello.
"Sì, il governo su questo punto fa finta di non sentire".
Non sembra ottimista.
"Sono pessimista perchè cerco di usare il cervello. Non mi va di
pensare a quello che il governo può o non può fare".
Lei ritiene che si possa chiudere entro il 28 giugno, cioè giorno di
presentazione del Dpef?
"Su questo punto sono più ottimista perchè ritengo molto difficile
scavallare quella data. Certo può accadere di tutto anche perchè c’è la
necessità di evitare un patatrac".
Cioè crede che si possa e si debba chiudere entro quella data?
"Bisognerebbe chiudere".
La partita potrebbe essere rinviata a settembre?
"E’ una possibilità. Mettiamola così: in tutte le trattative le parti
fanno una valutazione sui costi del mancato accordo e su quelli dell’accordo. In
questo caso quale sarebbe il costo politico di un mancato accordo? O di un
accordo? Voglio dire che anche in questo caso si farà una valutazione politica
che non c’entrerebbe nulla con lo scalone o gli scalini. Il governo è un
soggetto politico e sarà il governo ad assumere la responsabilità politica di
firmare o no l’intesa. Il sindacato non ha possibilità di scelta".
Cos.
Il Messaggero, mercoledì 20 giugno 2007