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INTERVISTE

Il leader della Uil: favorevole alla ricapitalizzazione, ma il governo deve spiegare come vuole spendere i soldi

"Fs, serve un piano industriale"

Angeletti boccia l’aumento delle tariffe: sarebbe una nuova tassa

di Luciano Costantini

ROMA La richiesta è già partita dal quartier generale delle Fs ed è arrivata a palazzo Chigi: un aumento delle tariffe, compreso in un’ampia griglia tra il 3% minimo e il 20% massimo, che dovrà però interessare esclusivamente gli Eurostar, i treni ad Alta Velocità e alcuni Intercity, nel rispetto del canonico parametro della domanda e dell’offerta. Cioè più alta è la domanda e maggiore è l’aumento. Verosimilmente i biglietti cresceranno di prezzo sulle tratte più affollate come la Milano-Roma. I consumatori hanno già bocciato il progetto delle Ferrovie. Il leader della Uil, Luigi Angeletti, parla di "un’ulteriore tassa in un momento già difficile per la gente". "Di tutto avevamo bisogno tranne che di un inasprimento delle tariffe ferroviarie. Perchè costituirà una spinta verso l’alto del costo della vita. Salirà inevitabilmente il carico fiscale e, di conseguenza, ci sarà una restrizione dei consumi. E ,come sempre, l’operazione toccherà soprattutto i redditi da lavoro dipendente".

Però le tariffe sono ferme da sei anni.

"Certo un ritocco si può anche immaginare, ma soltanto in futuro, non oggi. Comunque dovrebbe restare sotto il livello di crescita dell’inflazione, scattare non prima del 2008 ed essere limitato esclusivamente alle tratte più costose. Sembra tuttavia che gli adeguamenti coinvolgeranno soltanto gli Eurostar e l’Alta velocità".

E se così non fosse?

"Be’ non ci limiteremmo a una dichiarazione di disappunto".

Il ministro Visco dice che il disavanzo del 2006 potrebbe potrebbe salire fino a 6 punti del Pil proprio a causa dei debiti delle Fs.

"Mi sembra una valutazione eccessiva anche se non abbiamo fatto i conti".

Ma la situazione delle Ferrovie, sotto il profilo finanziario, è così dissestata?

"Rendiconti precisi, come ho detto, non ne abbiamo, ma certo lo Stato negli ultimi anni non ha trasferito all’azienda le risorse che sarebbero state necessarie".

Lei come vede l’ipotesi di ricapitalizzazione che hanno avanzato i vertici di villa Patrizi?

"Io penso che lo Stato dovrebbe comportarsi come un normale azionista offrendo all’azienda la possibilità di stare sul mercato attraverso investimenti necessari per renderla competitiva. Nel caso delle Fs, lo Stato dovrebbe comunque considerare il fatto che dagli investimenti non si possono ricavare profitti. Soprattutto per quanto riguarda il trasporto pendolari. Quindi la ricapitalizzazione va bene, ma prima serve un piano industriale che oggi non c’è".

Ma arriverà presto, si dice.

"Ne prendo atto. Ma va sottolineato, e la cosa vale per le Fs come per Alitalia: i governi non possono limitarsi a nominare nuovi manager e poi scaricare su di loro la responsabilità dell’andamento complessivo della gestione. E’ lo Stato che elabora le strategie, i manager devono applicarle. Il governo non può limitarsi a nominare Moretti e Cipolletta, ma deve dire loro: questo è il piano, fate in modo che funzioni".

E oggi un piano non c’è.

"Appunto, la ricapitalizzazione deve avvenire a fronte di un piano industriale. Lo Stato mette i soldi? Bene, deve anche dire come intende spendere questi soldi. Altrimenti dal tunnel non usciamo".

Conti in rosso

Il Messaggero, 19 novembre 2006

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