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INTERVISTE

IL NODO DEL LAVORO/
Intervista al segretario della Uil che chiede nuove relazioni sindacali

Angeletti: "La legge Biagi non si tocca"

"Basta con i veti della Cgil, sulla riforma dei contratti avanti da soli"

di LUCIANO COSTANTINI

ROMA - "Le dure critiche del Financial Times? Più che una preoccupazione, mi sembra una constatazione. Temono che il centrosinistra possa aumentare la spesa pubblica, con interventi statalisti. Ma si tratta, ripeto, di una preoccupazione. Non vedo tutti questi rischi per il Paese, anche se, questo è più probabile, ci potrebbe essere un aumento dei tassi". Luigi Angeletti, segretario della Uil è determinato. Dopo aver affrontato il tema del giorno, va all’attacco sulle questioni più scottanti. "Noi - dice - di veti non ne accetteremo più. Però se sulla legge Biagi e la riforma dei contratti non riusciremo a trovare un accordo, be’ pazienza, andremo avanti lo stesso".

Cerchiamo comunque di fare un po’ di chiarezza. Lei conferma il ”no” all’abolizione della legge Biagi?

"E certo perchè se l’abolissimo, torneremmo ai Co.co.co. che sono la cosa peggiore. E sparirebbero quelle modifiche al collocamento che sono state positive. Anche se è ovvio che bisognerà correggere alcune parti del pacchetto che riguardano certe forme di assunzione assolutamente inapplicabili".

E poi serviranno gli ammortizzatori sociali.

"Naturalmente . Ricordo che si tratta di una misura concordata, ma che il governo non ha mai adottato per mancanza di soldi".

Il vice presidente di Confindustria Bombassei ha invitato i sindacati al tavolo per avviare un confronto a tutto campo. Lei ha risposto "sì", ma ha anche detto "no" ai possibili veti. A chi alludeva?

" Allora, volevo dire che ci sarebbe un grande bisogno di fare un accordo su un nuovo sistema di relazioni industriali, compreso il modello contrattuale. Ma il confronto è possibile solo se c’è una vera disponibilità a individuare soluzioni condivise".

Ma in particole sui veti, a chi alludeva? A una parte del sindacato o alla Confindustria?

"Io ho detto semplicemente che il diritto di veto esiste in quanto c’è qualcuno che lo riconosce. Faccio un esempio, poichè sul sistema di contrattazione le posizioni di Cgil, Cisl, Uil non sono uguali, e presumo che non cambieranno, be’ bisogna accettare l’idea che si può avviare una trattativa anche in presenza di posizioni diverse. Non si può dire ”si discute solo se passa la mia posizione o se siamo tutti d’accordo”. E dall’altra parte si subisce questo veto...Non so se ho reso l’idea".

Può essere più chiaro?

"Ci sono argomenti che la Cgil non vuole discutere e la Confindustria ha l’atteggiamento di chi dice ”io sono pronta a discutere, ma poichè quelli non vogliono, io non discuto”. Amen. Questo è il risultato di ciò che è avvenuto nell’ultimo anno e temo possa avvenire in futuro".

Riforma dei contratti. Ci arriverete o no?

"Le posizioni sono note per quanto diverse. Abbiamo discusso per un anno e non c’è alcun ragionevole motivo per continuare a discutere. Facciamocene una ragione. Viviamo pure senza riforma dei contratti. Vuol dire che faremo tanti contratti dei metalmeccanici".

Cosa si aspetta dal nuovo governo?

"La prima cosa è che tagli le tasse sul lavoro. Sui salari".

Magari attraverso la riduzione del cuneo fiscale?

"E certo. I benefici devono andare ai lavoratori dipendenti, sono loro che hanno subito i maggiori sacrifici in questi anni. Ridurre le tasse sul lavoro significa ridurre il cuneo fiscale".

Quei cinque punti di riduzione del cuneo, promessi da Prodi, come e dove dovrebbero essere distribuiti?

"Intanto un punto alle imprese arriverà quest’anno. E a noi non è stato dato nulla. Il minimo, per decenza, è che a noi arrivino tre punti".

Cioè tre ai lavoratori e due alle imprese?

"Sì, ripeto, sarebbe il minimo della decenza".

E i soldi dove si trovano?

"Non è un problema. Basterebbe la ricetta della Uil di non tassare gli aumenti contrattuali".

Un’ultima domanda. Anzi, tre titoli: legge Biagi, riforma dei contratti, legge sulla rappresentanza sindacale. Altrettante opinioni diverse tra Cgil, Cisl, Uil.

"E’ evidente, abbiamo di fronte uno scenario molto complicato. Però ci siamo abituati. Strada insieme possiamo farne anche se la vedo dura. Intanto la Cgil dovrebbe smettere di costruire unilateralmente delle posizioni e poi pretendere di esportarle. Solo così potremo fare qualche passo in avanti. Per una politica unitaria occorre che ci sia la disponibilità a cambiare opinione. Altrimenti non si va da nessuna parte".

Il Messaggero, 18 aprile 2006

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