L'intervista
GIUSY FRANZESE Roma. "Affronta un problema reale, quello di conciliare il diritto delle persone alla mobilità con il diritto dei lavoratori a scioperare". Luigi Angeletti, numero uno della Uil, plaude alla volontà del governo di stabilire nuove norme sul diritto allo sciopero nei trasporti pubblici. Ma avverte: ok a regolare meglio la proclamazione degli scioperi, ma senza toccare i diritti individuali.
Davvero in Italia si riuscirà a tutelare anche i diritti degli incolpevoli pendolari e viaggiatori?
"È necessario uscire da una situazione spiacevole e complicata, che non fa bene né ai lavoratori né ai cittadini. Ormai eravamo di fronte ad un paradosso".
Quale?
"Gli scioperi si fanno contro le aziende. Ma di fronte all’opinione pubblica, le aziende dei trasporti ne escono sempre bene perché sono quelle che difendono il diritto dei cittadini a viaggiare, mentre i lavoratori in sciopero sono i cattivi".
Il problema sono i disagi procurati spesso non proporzionali al peso della vertenza sindacale.
"La colpa è anche un po’ della stampa, che quando parla di questi scioperi lo fa sempre mettendo solo in risalto i disagi, mentre nulla o poco dice sui motivi della protesta. Le responsabilità delle imprese non compaiono mai negli articoli. Comunque il problema c’è, la soluzione non è semplice e per questo credo che il lavoro del governo sia da apprezzare. Anche se nella bozza che circola ci sono cose buone e cose che non vanno".
Partiamo dalle prime.
"Il punto più qualificante è l’introduzione dello sciopero virtuale. Che, se ben applicato, può davvero danneggiare le imprese e quindi essere una buona arma per far rispettare i diritti dei lavoratori senza intaccare quelli dei cittadini".
In che modo le aziende verrebbero danneggiate?
"Con penali pari a dieci volte il salario che perde il lavoratore in sciopero".
La bozza del governo non entra in questi dettagli.
"Lo proporrà il sindacato".
Quali le ”cose che non vanno”?
"L’obbligo della dichiarazione individuale di adesione allo sciopero da parte del lavoratore. Penso sia al limite della costituzionalità. Ed espone troppo il singolo".
Temete pressioni aziendali?
"Esatto. Se l’idea nasce per capire quanto veramente lo sciopero sia condiviso, ed evitare i danni da effetto annuncio, allora è sufficiente l’altra norma, quella dell’obbligo del referendum preventivo nel caso di proclamazione dello sciopero da parte di sigle che non raggiungono il 50% degli iscritti".
Lei è d’accordo sul referendum?
"Io sono per far votare la gente".
Come si fa a stabilire la rappresentatività di una sigla? Non c’è una legge.
"Con gli accordi. I modi ci sono. Lo abbiamo già fatto nel pubblico impiego".
Il Mattino, 26 febbraio 2009