Angeletti: non saranno loro a rappresentare il malessere
Di Giusy Franzese - «Non è la contestazione dei lavoratori contro il sindacato. Ma solo il tentativo, purtroppo riuscito, di una sigla sindacale minoritaria di farsi vedere e sentire sfruttando una manifestazione organizzata da altri». Luigi Angeletti, numero uno della Uil, è appena rientrato da Berlino dove ha partecipato a una manifestazione dei sindacati europei contro la crisi. Non crede che l’aggressione al collega della Fiom Cgil Gianni Rinaldini sia il segnale di uno scollamento tra il mondo del lavoro e i suoi rappresentanti. E per quanto riguarda la vicenda Fiat, avverte: «Dobbiamo smetterla di giocare a figli e figliastri. Più di quello che il governo ha già concesso alla Fiat con gli incentivi, non può fare. Occorre pensare a un piano con sgravi contributivi per tutte le aziende che si impegnano a non licenziare in questo periodo di crisi».
Non è limitativo derubricare a fatto isolato l’aggressione torinese?
«A Torino ci sono stati dei militanti iscritti a un sindacato minoritario e con poco seguito, persone note venute appositamente da Napoli, che hanno sfruttato una manifestazione organizzata dai confederali per farsi notare. E infatti tutti i giornali e le televisioni parlano dei Cobas. Tutto ciò non ha niente a che vedere con eventuali contestazioni della base dei lavoratori verso scelte del sindacato confederale».
Esclude quindi che l’episodio possa essere il segnale di un malessere profondo dei lavoratori?
«Non sto dicendo che non esiste un problema di ansie e preoccupazioni dei lavoratori Fiat. Dico che quelli che hanno aggredito Rinaldini non li rappresentano, né possono essere considerati la punta dell’iceberg di una criticità».
Ma c’è il rischio, al di là della vicenda Fiat, che la crisi economica possa esacerbare gli animi di chi teme di perdere il lavoro e provocare uno scollamento con il sindacato?
«Il timore di perdere il posto di lavoro è serio. Ma non mi sembra che i lavoratori non si iscrivano più al sindacato, non vengano più alle nostre manifestazioni, non frequentino le assemblee. Anzi. Detto ciò sappiamo che i lavoratori non danno deleghe in bianco a nessuno, né ai sindacati, né ai partiti. E sono in grado di giudicare se chi li rappresenta sta facendo tutto il possibile per tutelarli».
E il sindacato confederale sta facendo tutto il possibile?
«In tutto il mondo c’è la crisi, in Europa si sono già persi tre milioni di posti di lavoro, in Italia trecentomila. Nessuno può promettere che non se ne perderà più nemmeno uno. Il nostro sforzo è pungolare il governo affinché metta in campo misure che limitino l'emorragia e assicurino protezione a chi purtroppo si ritroverà senza lavoro».
Tornando alla Fiat, trapela che per non chiudere stabilimenti Marchionne si attende altri aiuti dal governo.
«La Fiat ha già avuto gli incentivi. Marchionne pensi a convocarci e a negoziare con noi, non solo a comunicare, il futuro degli stabilimenti italiani nell’ambito del mega gruppo che sta nascendo. E poi la Ue non consente aiuti di Stato».
La Francia, però, ha varato un consistente piano di aiuti al settore.
«Al settore appunto, non ad una sola azienda. Perché in Italia dobbiamo fare figli e figliastri? Non esiste solo la Fiat. Ci sono tante imprese che hanno problemi. Secondo me una cosa da fare è concedere sgravi contributivi a tutte le imprese, grandi e piccole, che si impegnano a non licenziare e a rinnovare i contratti a termine».
Il Mattino, 18 maggio 2009