Nando Santonastaso
Il rinvio al Parlamento del ddl lavoro «non è una «sconfitta per chi come Uil e Cisl ha firmato con il governo l’avviso comune sulle regole dell’arbitrato». Lo assicura il leader della Uil Luigi Angeletti.
Eppure sembra che il Quirinale sia più sindacalista dei sindacati confederali...
«La legge era oggettivamente complicata e complessa. Tant’è che una personalità competente come Pietro Ichino, che non ha mai atteggiamenti strumentali, ne aveva già evidenziato i limiti attuativi. Il Quirinale offre ora una grande opportunità al Parlamento: recepire il nostro avviso comune e adeguare ad esso la norma rinviata dal Capo dello Stato. Del resto se le Camere sulle questioni di politica del lavoro ascoltassero le parti sociali eviterebbero certi pasticci».
Ma vi si accusa di avere minato l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
«Nient’affatto. L’arbitrato è un’opzione, nel senso che il lavoratore può scegliere se ricorrere alla magistratura ordinaria o, appunto, ad un arbitro. Non essendo obbligatorio, è vero il contrario: e cioè che non viene soppresso un diritto dei lavoratori, ma ne viene aggiunto uno in più. E poi, basta con questa storia dell’articolo 18 tirata fuori per ignoranza o malafede: l’articolo 18 non c’entra per niente. Il nostro avviso comune anzi esplicita che tra le materie oggetto di un arbitrato il licenziamento non rientra».
Ma non c’è il rischio che il lavoratore alla firma del suo primo contratto non abbia invece possibilità di scelta?
«No, lo ripeto. Non c’è alcuna possibilità di arbitrato in caso di licenziamento per giusta causa. Quanto alla questione se la clausola arbitrale inserita nel contratto individuale sia una penalizzazione per il lavoratore rispetto al contratto collettivo, io da sindacalista non posso che essere d’accordo: ma è il Parlamento che deve rispondere con più umiltà di quanto fatto finora».
La Cgil esulta per la decisione del Colle.
«La Cgil? Finirà com’è finita dopo lo strappo sul nuovo modello contrattuale. Epifani non ha voluto firmarlo ma le categorie del suo stesso sindacato sì. Lasci passare qualche tempo e vedrà che anche sull’avviso comune lo scenario sarà identico».
Ieri i dati Istat sull'occupazione, l’allarme per i giovani: preoccupato, segretario?
«Sì. Siamo entrati da un anno in una vera recessione, come non ne abbiamo mai conosciute negli ultimi 50 anni. Il dramma è che non ci siamo caduti solo noi, e non lo dico per un motivo consolatorio. Non possiamo essere sereni per i dati che attestano un aumento maggiore dei senza lavoro in Europa. Il problema è che non basta che ne usciamo noi: devono uscirne anche gli altri. I consumi, cioè, devono crescere in Italia e all’estero perché nel 2010 ci sarà una tenue ripresa e l’unica cosa che possiamo augurarci è che almeno cessi l’aumento della disoccupazione».
Il Mattino, 1 aprile 2010