L'intervista
Il leader Uil ai comandanti: "Attenti, Cai potrebbe assumerne altri Parte dei dipendenti non ha ancora capito che siamo all’ultimo giro";
Antonio Troise Roma. Il tono è fra il rassegnato e il preoccupato. Il ritorno di "aquila selvaggia", con gli scioperi improvvisi di piloti e assistenti di volo, gli ricorda altre stagioni, quando piloti e assistenti di volo erano davvero in grado i mettere in ginocchio l’Alitalia. "La verità - spiega nell’intervista il leader della Uil, Luigi Angeletti - è che c’è ancora una parte dei sindacati che non ha accettato la privatizzazione e che continua a sperare in ipotesi alternative". E, invece, spiega il sindacalista, "la partita è all’ultimo giro. O c’è la Cai o si va tutti a casa".
Insomma, questi scioperi non ci volevano proprio? "Sicuramente non siamo tranquilli. Anche perché la compagnia sta affrontando una fase molto delicata, il passaggio da un’azienda che non c’è più ad un’altra che non sappiamo ancora come sarà".
Ma, concretamente, quale può essere lo sbocco di queste proteste?
"Francamente, non ne vedo. Per quanto mi riguarda, ora la cosa da fare è concludere questa fase della vicenda. Il tempo è esaurito".
A che cosa si riferisce?
"Il fatturato dell’azienda si sta lentamente sgonfiando. E le risorse nelle mani del commissario per tenere in piedi l’azienda si stanno esaurendo. Insomma, o l’operazione si conclude nei termini stabiliti, con la Cai che conclude e perfeziona la vendita. O Fantozzi sarà costretto a portare i libri in tribunale".
Ma se l’aspettava una resistenza così forte da parte dei sindacati autonomi?
"Secondo me, non hanno mai accettato l’idea che la privatizzazione dell’Alitalia fosse irreversibile. Cioè che non esisteva nessuna alternativa concreta alla vendita. Hanno sempre pensato che quella era una possibilità, anche se non l’unica. E, al tavolo della trattativa, si sono sempre seduti con la convinzione che alla fine lo Stato avrebbe di nuovo rimesso le cose a posto. Come successo tante volte in passato".
Possibile che una parte dei lavoratori si senta ancora orfana del controllo pubblico?
"La prova l’abbiamo avuta quando c’è stata la trattativa con Air France: si sono mossi con la stessa logica. Ma allora questo atteggiamento ha pagato perché c’era una particolare congiuntura politica, quella elettorale, con Berlusconi che all’epoca era il capo dell’opposizione e aveva riaperto i giochi".
E ora?
"Siamo all’ultimo giro. Non esistono più le condizioni per tornare al passato. Questa è un’azienda che non può banalmente sopravvivere così com’è".
Nel frattempo, a Fiumicino è tornato il caos.
"Capisco che sono situazioni che hanno una forte esposizione mediatica. Ma sono sicuro che la storia finirà quando l’Alitalia avrà un nuovo proprietario e tutti capiranno che non ci sono alternative".
Ma la Cai non potrebbe anche decidere di assumere nuovi piloti al posto di coloro che scioperano?
"Perché no? Un’azienda che parte da zero ha tutto il diritto di assumere in piena libertà. Nel caso Alitalia noi ci siamo limitati a stabilire dei criteri, garantendo, comunque, il principio della discontinuità fra la vecchia e la nuova compagnia. In caso contrario Bruxelles avrebbe bocciato l’operazione considerandolo in aiuto di Stato".
I sindacati autonomi, però, dicono che avete cambiato le carte in tavola e che dall’intesa raggiunta a settembre a quella siglata solo dai confederali a ottobre, le condizioni sono peggiorate. È così?
"Nessuno ha cambiato le carte in tavola. Noi abbiamo sottoscritto interessi che riguardavano le norme salariali e gli orari, la parte più importante del contratto, rimandando il resto ad un altro tavolo. Infatti, il tempo a disposizione per la trattativa si era esaurito e la Cai doveva decidere se presentare l’offerta o ritirarsi".
Insomma, dovevate chiudere?
"Sì. Ma non a qualsiasi condizione. Abbiamo fatto un accordo fra gentiluomini e abbiamo affidato al sottosegretario Letta il ruolo di arbitro nel caso di incomprensioni o contenziosi. Era l’unica soluzione per uscire dall’imbuto".
Il Mattino, 11 novembre 2008