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INTERVISTE

Angeletti (UIL): gli esuberi non saranno più di 3mila

Legenda

Di Antonio Troise

Roma. «Sia chiaro, nessun lavoratore Alitalia deve restare a terra». Luigi Angeletti, leader della Uil, è convinto che alla fine gli esuberi saranno 2-3 mila. Ma «prima di affrontare questo nodo - spiega nell’intervista - ci aspettiamo di vedere un piano industriale che prefiguri non solo il salvataggio ma anche il rilancio di Alitalia».

Sia sincero: rimpiange di non aver firmato con Air France?

«No. Se Air France avesse fatto una proposta che aumentava il numero dei collegamenti diretti dall’Italia all’estero avremmo firmato a occhi chiusi. Invece con quel piano i passeggeri Alitalia sarebbero stati portati su Air France e la nostra compagnia si sarebbe ”regionalizzata”».

Con Colaninno e soci il rischio è scongiurato?

«Scongiurato c’è solo il fatto che i nuovi proprietari non faranno il tifo per Air France».

Passera parla di un progetto per il Paese. Vi fidate?

«Credo che le sue parole abbiano un fondamento. Ha messo insieme una cordata fatta da imprenditori che vogliono guadagnare».

Bersani dice che molti sono entrati con la pistola puntata alla testa da parte del governo. Ha ragione?

«Forse c’è chi può avere interesse ad una contropartita. Ma ci sono imprenditori che non hanno nulla da chiedere perché il governo non può fare nulla per loro, e penso ad esempio a Riva, a Colaninno...».

A proposito di Colaninno, nel centrosinistra c’è qualche mugugno per la sua conversione, si dice, al verbo di Berlusconi.

«È paranoia tipicamente italiana. L’economia reale ubbidisce solo alla logica della convenienza. Chi sostiene queste cosa non avrà vita lunga. E forse non è neanche un male».

Nel piano sono previste deroghe alle regole del mercato. Che cosa dirà l’Ue?

«Lufthansa ha il 90% del mercato nazionale, Air France l’80%. Alitalia e Air One, messe insieme, non arrivano al 60%. La vedo dura per Bruxelles parlare di concorrenza negata».

Passera ha rivolto un appello: senza l’accordo con i sindacati l’operazione rilancio è destinata a fallire. Sarete responsabili?

«Se è un modo per fare una cosa scarsamente credibile scaricando sul sindacato le responsabilità del fallimento rispondiamo: «no grazie». Noi faremo le valutazioni sulla base delle soluzioni che saranno messe in campo, difenderemo gli interessi dell’azienda e delle persone che ci lavorano...».

Il sindacato è stato più volte accusato di aver difeso i privilegi di Alitalia. E ora?

«I privilegi oggi sono una favola. I lavoratori di Alitalia non sono trattati meglio rispetto ad altre compagnie. Quanto alle nostre responsabilità il discorso è semplice: l’azienda non era efficiente e ha subito le pressioni della politica. Il sindacato ha sbagliato perché ogni volta che si è cercato di ristrutturare ha abilmente fatto pressione sui partiti ed ha usato la politica per impedire il cambiamento. Ha cercato di allontanare il calice il più possibile. Una strategia non lungimirante. Ma devo dire che la politica ha evitato accuratamente di assumersi le proprie responsabilità».

Il ministro Sacconi mette in campo ammortizzatori sociale per 7 anni. Saranno sufficienti ad assorbire tutti gli esuberi?

«Ci sono attività indispensabili per far volare gli aerei. Ma non tutte possono essere svolte dalla compagnia che acquista. Quindi quando si parla di esuberi si omette questo piccolo particolare: tutti quelli che non verranno assunti da Colaninno potranno trovare un posto in un’altra azienda. È il famigerato spezzatino che avevamo a lungo respinto e che ora diventerà una realtà. Sono sicuro che alla fine le persone realmente in esubero non saranno più di 2-3mila».

Sta pensando di coinvolgere altre aziende pubbliche? E a chi pensa, alla Fintecna, alla Finmeccanica?

«Non voglio fare nomi, ma sicuramente è quello che dovrà fare il governo. E che forse avrebbe dovuto fare da tempo».

Il Mattino, 1 settembre 2008

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