Maria Paola Milanesio
«È un episodio preoccupante. Da noi il terrorismo è endemico e la vicenda Fiat è solo un pretesto per tentare di giustificare un fenomeno che è pura espressione di criminalità politica». Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, mostra preoccupazione per la stella a cinque punte contro Sergio Marchionne.
L’esito del referendum a Mirafiori è scontato?
«No, non c’è nulla di scontato. L’opinione dei lavoratori sull’accordo la conosceremo solo al momento del conteggio delle schede».
Le divergenze tra Cgil e Fiom renderanno più difficile la gestione dell’accordo?
«No, la gestione concreta dipende dal risultato del referendum».
A Pomigliano il sì ottenne il 60%. L’ampiezza del consenso non sarà ininfluente.
«Su Pomigliano c’era stata una aspettativa eccessiva. Ma non va dimenticato che mai negli stabilimenti Fiat c’è stato un plebiscito. Chi ipotizza un consenso unanime non conosce la storia dell’azienda torinese. Non penso che a Mirafiori dobbiamo aspettarci qualcosa di diverso da Pomigliano».
Come giudica questa sinistra divisa tra l’aspirazione al riformismo e l’oltranzismo della Fiom?
«Secondo me, la sinistra - anche quella riformista - ha perso un’occasione importantissima per affrontare due questioni fondamentali, strettamente collegate: la crescita e l’occupazione. Sono questi i due problemi che assillano il nostro Paese, ma la sinistra - che dovrebbe avere particolarmente a cuore il tema dell’occupazione - non ha saputo accettare la sfida».
Che cosa le rimprovera in particolare?
«In Italia chi lavora in aziende dove si applicano i contratti ha più diritti dei suoi colleghi francesi e tedeschi. Ma è pagato di meno. Concentrare l’attenzione sui diritti è una stupidaggine perché la vera questione è che i posti di lavoro non ci sono o sono malpagati. A non avere diritti piuttosto sono quei dieci milioni di persone che lavorano in aziende con meno di 15 dipendenti. Ma la Cgil sembra non occuparsene e divide i lavoratori in due serie, A - quelli che sono garantiti dai contratti di lavoro - e B - quelli che non hanno alcun diritto».
Le relazioni industriali, così come intese da Sergio Marchionne, comportano un cambio di prospettiva anche per la sinistra.
«Pongono una questione di affidabilità. Se si sigla un patto, ovviamente lo si può discutere, ma lo si rispetta. Qualora non accada, ci devono essere delle sanzioni».
Il pugno duro dell’ad di Fiat favorisce l’oltranzismo della Fiom?
«Probabilmente fa della Fiom un polo di riferimento dell’antagonismo».
Il Mattino, 10 gennaio 2011