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INTERVISTE

Angeletti: "L’esecutivo può andare avanti "Il leader della Uil: "La vera emergenza
è redistribuire il reddito. Sulle pensioni, niente illusioni"

Angeletti:"Il governo otterrà la fiducia"

Ilaria Di Pietro

Il governo otterrà la fiducia,anche con una maggioranza risi- cata e se "metterà in campo poli-tiche efficaci che puntino anche a soddisfare i cittadini", allora avrà anche vita lunga. Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, a Padova per un direttivo dei sindacati unitari fa una panoramica sul futuro più immediato del governo, dicendosi convinto che ci sono buone possibilità che l’esecutivo di Prodi possa proseguire il suo cammino, facendo anche bene, ma con attenzione costante alle reali esigenze dei cittadini.

Sulle indiscrezioni relative alle pensioni, però, l’esponente sindacale punta i piedi: "Non si facciano illusioni, non siamo quelli che riaggiustano il vaso rotto da altri".

E se la precarietà non è a suo avviso un’emergenza, lo è redistribuire la ricchezza e tutelare gli stipendi dei lavoratori dipendenti, i più vessati dalle tasse. Infine, un punto sulla recrudescenza delle Br.

"Abbiamo vissuto senza la consapevolezza di questo rischio".

Mercoledì e giovedì ci sarà il voto di fiducia, prima al Senato, poi alla Camera. Faccia un pronostico.

"Per quanto al Senato il governo abbia una maggioranza risica-ta, sono convinto che otterrà la fiducia".

I numeri, comunque sia, a Palazzo Madama sono sempre risicati. Crede che il “rinnovato impegno” per dirla alla Prodi, servirà al governo per durare?

"Penso che quando i governi cadono, lo fanno per ragioni politiche. Ai tempi della Prima Repubblica, si sarebbe detto che i motivi sono da ricercarsi nell’esaurimento delle regioni politiche della sua esistenza. Comunque, se il governo metterà in atto politiche efficaci, che incontrano l’adesione della maggioranza dei cittadini, anche con una maggioranza numerica limitata, andrà avanti. Al contrario, se i rappresentanti dell’esecutivo dovessero continuare ad avere scarso successo di pubblico, allora non baserebbe neanche una maggioranza numerica di questa entità".

Riforme, famiglia e legge elettorale sono i tre punti di partenza del governo. Li condivide Angeletti?

"Bisogna vedere cosa si intende per riforme. Di questi tempi una maggioranza di governo deve fare riforme che sostengano la ripresa economica, allargando la distribuzione della ricchezza.Perché questa non è una conseguenza solo dell’aumento della ricchezza, ma è un fattore. Una migliore distribuzione, aiuta l’e-conomia. Insomma, bisogna sostenere l’economia e i redditi della maggioranza, ovvero dei lavoratori dipendenti che pagano le tasse più alte".

Sulla legge elettorale, invece,cosa ne pensa. Occorre farne una nuova come sostiene Prodi?

"E’ importante cambiarla, ma per farlo occorre una maggioranza trasversale e il problema politico al riguardo è che per ricercare una maggioranza più ampia,quella attuale potrebbe andare in crisi con più facilità".

Sulle pensioni è pronto il piano dell’esecutivo: dal 2008 in quiescenza a 58 anni. Ma nasce subito il nodo dei coefficienti, sui quali il sindacato ha già opposto la sua contrarietà…

"Quasi mai il governo ai tavoli di concertazione ci propone quello che gli viene attribuito. Comunque, la nostra risposta non può essere che negativa. Il governo non deve farsi illusioni,perché non vorrei che la teoria che qua e là un paio di senatori sfasciano il vaso e il sindacato sia pronto a raccogliere i cocci. Vogliamo governi stabili con i quali confrontarci e soprattutto niente sacrifici".

Domenica sera, Epifani alla trasmissione di Rai tre “Che tempo fa”, si è detto deluso della mancanza nei dodici punti del premier, della lotta alla precarietà. E’ d’accordo?

"La precarietà in Italia riguarda il 10 per cento dei lavoratori. Credo che lottare per sconfiggerla sia giusto solo dopo aver tutelato il restante 90 per cento".

Secondo il suo giudizio, che ripercussioni avrà la crisi sull’andamento dell’economia, in costante crescita?

"Se il governo nell’affrontare la crisi non rimane paralizzato e continua a fare buone politiche per sostenere la crescita, allora non si avranno ripercussioni negative. Se, al contrario, ci trovassimo con un esecutivo fermo, allora i danni ci sarebbero, eccome".

Ultimo punto la recrudescenza delle Brigate Rosse. Quanto conta il fatto che dei 15 arrestati, 7 facessero parte del sindacato?

"Potrebbe essere un buon mezzo per tentare di metterci da parte, e allo stesso tempo rivela che in questi anni si è sempre pensato che il problema del terrorismo fosse risolto. Abbiamo vissuto senza la consapevolezza di questo rischio".

Il Campanile, 27 febbraio 2007

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