Notizie ADN Kronos
Il tuo browser non supporta attività java

UIL Segreteria Generale
UIL HOME CERCA NEL SITO CHI SIAMO AGENDA SCRIVI ALLA UIL ARCHIVIO

E-mail segreteriagenerale@uil.it

INTERVISTE

Luigi Angeletti: non possiamo permetterci un anno di campagna elettorale, il Paese
deve andare avanti

"Politiche serie e non titoli, così si inverte la marcia"

Nonostante i timidi segnali di ripresa del Pil nel secondo trimestre dell’anno (più 0,7 per cento), le previsioni per il 2005 sono di un sostanziale ristagno dell’economia. E’ difficile in queste condizioni programmare la “ripartenza” del Paese, soprattutto perché siamo oramai a pochi mesi dalle elezioni politiche del 2006 e per tradizione, l’anno che separa il Paese dal grande appuntamento è parco di provvedimenti e di contro, ricco di campagna elettorale. Di questo e altro parliamo con il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, che oggi parteciperà al dibattito economico a Telese insieme, tra gli altri, ai suoi colleghi di Cgil e Cisl, Guglielmo Epifani e Savino Pezzotta.

Allora, Angeletti, con un’economia che ristagna, la grande industria che perde colpi, il commercio in difficoltà e la fiducia dei cittadini a terra, da dove si comincia per invertire la rotta?

"La situazione è quella che conosciamo da mesi, oramai, solo aggravata dal protrarsi della crisi. Del resto con un’economia ferma, nell’arco di pochi mesi avremo effetti ulteriormente negativi che si trasformeranno ben presto in una perdita di posti di lavoro. Fenomeno finora limitato dal punto di vista quantitativo ma che non risparmia alcun settore. Come abbiamo visto, non è solo il manufatturiero a patire, ma anche i servizi".

Ecco, data la situazione qual è il da farsi?

"Per far ripartire l’economia bisogna usare due leve: gli investimenti da una parte e l’aumento dei consumi dall’altra. Ma come fare, per esempio per far ripartire i consumi a terra da mesi?".

Lo chiediamo a lei…

"Diminuendo drasticamente le tasse sui lavoratori, soprattutto quelli dipendenti; esiste una forbice considerevole tra il costo del lavoro e il salario netto, una peculiarità tutta italiana, un record mondiale, insomma. Una delle conseguenze di questo sistema è l’evasione fiscale e contributiva massiccia e quindi il peso si scarica tutto sui lavoratori dipendenti, tassati direttamente dalle imprese. La diminuzione delle tasse provocherebbe due effetti benefici: l’aumento dei salari netti e quindi dei consumi, e l’effettiva riduzione del costo del lavoro per le imprese. Il tutto,naturalmente, è un piccolo contributo all’incremento della competitività, comunque significativo".

Per quanto riguarda gli investimenti, invece?

"Gli investimenti privati vanno bene, certo, ma gli effetti non sono né immediati,né certi. Quelli pubblici, invece, risolverebbero molti problemi: dai ritardi sulle infrastrutture, al gap del Mezzogiorno con il resto del Paese, al Pil. Anche sul capitolo riforme c’è da lavorare; alcune però, sono urgenti, penso alla legge sul risparmio che serve a dare più credibilità al sistema finanziario, penso a quella sul fallimento e anche a quella approvata sulla Pubblica amministrazione, riguardo al silenzio-assenso, che, però, andrebbe implementata".

Dalle anticipazioni del ministro economico Siniscalco, le risorse per il rilancio dell’economia presenti in Finanziaria sono pari circa a 6 miliardi di euro. Troppo pochi per le troppe falle del sistema-Italia, non crede?

"Sicuramente troppo poche, se poi a questo aggiungiamo la possibilità  che non siano utilizzate a dovere, sono ancora meno. Anche quest’anno la Finanziaria non darà alcun contributo al rilancio del Paese, al massimo si atterrà a rispettare i dettami dell’Unione europea riguardo al deficit pubblico".

Tra i Paesi dell’Unione europea, l’Italia è tra quelli che crescono meno. Un’anomalia che a lungo andare darà problemi seri.

"L’effetto che si otterrà a lungo andare è che il Paese si impoverirà a tal punto che l’emergenza economica sarà sopraffatta da quella sociale. Del resto, si sa, quando le cose vanno bene gli effetti benefici toccano prima chi già sta bene, quando vanno male, invece, a farne le spese sono i più deboli".

A proposito del costo del lavoro, il ministro del Welfare, Maroni, qualche tempo fa ha espresso il desiderio di affrontare l’argomento con un tavolo tra governo, sindacati e imprese. A che punto è il lavoro?

"Il tavolo come è nato è anche morto. Siamo stati convocati, e aspettiamo di cominciare a lavorare veramente per abbassare il costo del lavoro per tutte le cose di cui abbiamo già parlato".

Per cercare di aggiustare gli squilibri del fisco c’è anche chi ha proposto di tassare le rendite finanziarie. E’ d’accordo?

"Credo che sia una cosa assolutamente utile. Faccio un esempio per spiegare quanto in Italia il sistema fiscale sia iniquo. Se un impiegato attraverso del lavoro straordinario guadagna 1000 euro, paga allo stato un’aliquota pari al 33 per cento, che tradotto in moneta si tratta di 330 euro, se guadagna la stessa somma giocando in borsa, paga solo il 13 per cento".

Nel Documento di programmazione economica e finanziaria si parla di recupero e lotta all’evasione fiscale e riduzione della spesa pubblica. Titoli e poche risposte. Come sarà quest’anno che ci separa dalle politiche 2006?

"Sarà un anno cadenzato da un’incessante campagna elettorale. Non sono per niente ottimista riguardo alle cose da fare per recuperare terreno in economia perché già so che ancora una volta rimarranno progetti. Però, so anche che bisogna tenere alto il morale per forza, con la speranza che almeno le emergenze vengano affrontate con il piglio dovuto. Il Paese deve continuare a camminare, ma i problemi si risolvono con le politiche buone e non con le campagne elettorali"

Ilaria Di Pietro

IL CAMPANILE, 1 settembre 2005

TORNA ALLA HOME