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INTERVISTE

Il leader della Uil oggi a Venezia: non abbiamo governi amici ma dobbiamo sederci subito
a un tavolo per far ripartire l’economia

Angeletti: indispensabile la concertazione

"Legge Biagi da completare: la flessibilità deve costare di più alle aziende.
Pensioni: via lo scalone"

Antonio Liviero

Allora Angeletti, niente governi amici?

Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, oggi a Venezia per il congresso regionale, esclude per il suo sindacato qualunque collateralismo anche di fronte alla nuova stagione politica che si apre con forti rischi di instabilità. "Siamo un sindacato autonomo - dice -. Non abbiamo governi amici. Noi con i governi siamo abituati a confrontarci sulle questioni e a favorire la trattativa. Non ci sono pregiudizi, né sudditanze. La linea della Uil non cambierà".

Concertazione sì, però.

"La concertazione è un metodo che ha dato risultati significativi nella storia del nostro Paese. Il nuovo governo ne ha fatto un punto qualificante del suo programma. Noi lo prendiamo in parola e lo aspettiamo sui fatti. Anche perché crediamo che senza concertazione sia praticamente impossibile trovare l'unità di intenti necessaria a far ripartire l'economia".

Ma il tavolo di concertazione è il luogo in cui il sindacato va a dire al governo quello che deve fare?

"Assolutamente no. Ci si confronta, si cercano le intese sui singoli temi. Nessuno deve dettare condizioni. E non è detto che dobbiamo essere per forza tutti d'accordo su tutto".

Quali sono le vostre priorità per il nuovo governo?

"La riduzione del costo del lavoro è al primo posto. Il taglio del cuneo fiscale però non deve andare prevalentemente a favore delle imprese. Ma la riduzione dei 5 punti promessi da Prodi nel primo anno di governo dovrà riguardare i lavoratori dipendenti. Peraltro una riduzione delle tasse sul lavoro consentirebbe ai dipendenti di avere più risorse a disposizione per far ripartire la domanda interna e generare così una crescita dell'economia"

Sgravi fiscali a pioggia per le imprese?

"Questo no, ritengo necessari solo interventi selettivi a favore di chi fa innovazione tecnologica. E non certo per una discriminazione tra imprese, ma per stimolare l'innovazione, punto sul quale il nostro Paese è in grave ritardo".

Nel Nordest non ci sono solo gli interessi delle imprese. Migliaia di lavoratori, a causa delle piccole dimensioni delle loro aziende, non hanno contratto integrativo.

"Vero. Ma dirò di più: le cose non sono slegate. Per aumentare la competitività non occorre incentivare solo l'innovazione tecnologica, ma si deve far leva anche sui lavoratori, sui salari. Ecco perché sono d'accordo sull'introduzione di una contrattazione decentrata, territoriale, magari a livello di distretti produttivi".

Pensioni. Qualcosa da cambiare?

"Va bene la legge che c'è. L'unica cosa da togliere è l'innalzamento di tre anni dell'età pensionabile a partire dal 2008. Non se ne vede il bisogno. Credo che sia una norma talmente priva di fondamento che tutti i partiti concorderanno su questo punto. Anche quelli del centrodestra, che pur hanno introdotto lo scalone. Del resto la corsa alla pensione è venuta meno nel tempo: il costo della vita è tale che pochi sono disposti ad accettare una riduzione delle risorse economiche".

Legge Biagi. Difficile mettere d'accordo persino i sindacati. finora si è sentito di tutto: tenerla com'è, completarla, cancellarla, riscriverla. Dove si colloca la Uil?

"Credo che cancellarla sarebbe un errore. Non è che la legge Biagi abbia avuto un'applicazione molto estesa, sia chiaro. Ma non vorremmo neppure tornare alla situazione precedente, a quella dei "Cococo", una forma di precariato che non rimpiangiamo. Diciamo piuttosto che la legge Biagi andrebbe completata. Non è che siamo contro la flessibilità ad ogni costo. Sarebbe anacronistico. Vanno messi però dei paletti per ridurre la precarietà. La flessibilità va pagata di più dalle imprese che la vogliono utilizzare. In questo modo vi ricorrerebbero solo nei casi in cui il ciclo produttivo lo richiede e non in modo indiscriminato".

Ma la Cgil non la pensa come voi: Epifani ha detto prima di volerla cancellare, poi che va riscritta.

"È già un passo avanti".

Ma ciò lascia pensare che le divisioni nel sindacato non renderanno per nulla facile quella concertazione che voi proponete.

"Valgono per i sindacati le regole generali della concertazione. Non è che dobbiamo pensarla sempre allo stesso modo, e che se non lo siamo la concertazione non vada avanti".

Dunque il sindacato resta alla stagione dell'unità competitiva, per dirla con le parole dell'allora segretario Cisl D'Antoni.

"Diciamo che l'attuale momento non ci induce a ipotizzare in tempi brevi il ritorno all'unità sindacale. L'intesa andrà ricercata di volta in volta su singoli temi. C'è un proverbio cinese che ben si adatta al momento del sindacato: dormiamo nello stesso letto ma facciamo sogni diversi".

Il Gazzettino, 3 maggio 2006

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