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INTERVISTE

Il leader Uil: alle imprese serve meno burocrazia e più coinvolgimento
dei lavoratori

Angeletti: "Ecco che cosa chiederemo a Montezemolo"

ROMA - "Le difficoltà competitive della nostra industria, anche alla luce del supereuro, vanno affrontate senza perdere altro tempo. Per questo - dice il leader della Uil, Luigi Angeletti - insieme con Guglielmo Epifani (Cgil) e Savino Pezzotta (Cisl) ho scritto ai presidenti della Confindustria, Luca di Montezemolo, e delle altre associazioni imprenditoriali chiedendo loro un incontro urgente».

Chi ha perso tempo?

"Il governo. Che finora di tutto si è occupato meno che di questa emergenza».

Ma Berlusconi ha annunciato un incontro con le parti sociali dopo la Befana.

"Se ci sarà, tanto meglio, ma ancora non ci ha convocati. Nel frattempo sarebbe bene che sindacati e imprese avviassero tra loro la discussione, senza aspettare le mosse del governo».

Che cosa chiederete alle imprese?

"Oggi, a differenza degli anni Ottanta, i problemi di competitività nascono spesso fuori dall’azienda. Nessuno può sostenere che il problema sia il costo del lavoro. Gli handicap sono esterni, dall’euro alla globalizzazione, ma questo non significa che le imprese non possono fare nulla».

Per esempio?

"Cambiare il loro modello di organizzazione. Nelle nostre aziende, soprattutto in quelle grandi, c’è troppa burocrazia, troppa gerarchia e questo rallenta i processi decisionali, non facilita la circolazione delle idee e l’innovazione».

Sta per caso chiedendo la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese?

"Non mi interessano le battaglie ideologiche, nonostante ci siano direttive europee sulla partecipazione dei lavoratori che andrebbero applicate. Dico che le nostre aziende dovrebbero credere di più nei propri dipendenti e coinvolgerli maggiormente a tutti i livelli. È arrivato il momento di un salto di qualità nei modelli organizzativi».

Le imprese sembrano più interessate a che aumenti la produttività.

"Il sindacato non si sottrarrà alla discussione. Ma bisogna distinguere tra la produttività dei lavoratori, che è in linea con quella dei nostri concorrenti, e la produttività che dipende dall’innovazione, dove siamo in svantaggio, ma non certo per colpa dei lavoratori».

Con la Confindustria avete concluso già un’intesa qualche mese fa sul Mezzogiorno, ma non ha prodotto risultati.

"È ovvio perché lì si chiedeva un intervento del governo a sostegno del Sud, ma questo non c’è stato e le parti sociali da sole più di tanto non possono fare».

Questo è il rischio che si corre anche nella nuova discussione che proponete alle imprese.

"Sì, ma noi abbiamo il dovere di affrontare questi problemi e di indicare al governo le possibili soluzioni».

Quali?

"Per aiutare il nostro sistema produttivo servirebbero tre cose: gli incentivi all’innovazione, un programma per la formazione e il taglio delle tasse sul lavoro. Ma se il presidente Berlusconi decide di fare a meno delle nostre indicazioni e di continuare a fare tutto da solo, noi che ci possiamo fare?».

Enrico Marro

Il Corriere della Sera, 29 dicembre 2004

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