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INTERVENTI

Comitato Centrale UIL Pensionati: l'intervento del Segretario generale della UIL Luigi Angeletti

Roma, 19 ottobre 2007

Non è semplice per me intervenire oggi al Comitato Centrale della vostra categoria. Con il mio intervento mi sembra quasi di rovinare quel momento di festa che abbiamo appena vissuto. Avete salutato il vostro Segretario generale, e ne avete eletto il suo successore.

Non mi dilungherò molto. Vorrei però soffermarmi su due questioni che ritengono fondamentali per la nostra Organizzazione.

Negli scorsi mesi siamo stati i protagonisti di una scelta importante per il nostro Paese. Abbiamo firmato un accordo con il Governo che, per la prima volta da tempo immemorabile, ha invertito la tendenza a raggiungere intese con l’unico scopo di ridurre le spese o i costi dello stato sociale o del sistema previdenziale. Abbiamo tagliato un traguardo storico, siamo riusciti ad invertire la rotta, nonostante siano ben noti gli orientamenti contrari dell’establishment della classe dirigente.

Questa, infatti, non ha mai mancato di spiegarci le sue ragioni, insistendo sulla necessità di ridurre la spesa pubblica,o riformare lo stato sociale, in altre parole, di spendere meno soldi a favore dei cittadini.

Abbiamo operato un piccolo miracolo: siamo stati in grado di capovolgere la situazione, superando gli ostacoli preparati da quelle forze che cercano di de-strutturare il modo con il quale si è costruita la democrazia nel nostro Paese.

La classe dirigente, così come i sindacati, rappresentano gli attori fondamentali della nostra società. Sono soggetti che hanno davvero gli strumenti necessari perché sia data voce a milioni di comuni cittadini, che, altrimenti, non avrebbero alcun modo di  influenzare il dibattito politico, e partecipare alle scelte che davvero contano, quelle più importanti per la vita dell’intero Paese.

Non amo fare retorica, soprattutto se si tratta di affrontare il tema del rapporto tra sindacato e democrazia e di considerare il sindacato come salvezza della stessa.

Non amo questa espressione. Tuttavia sul totale della popolazione italiana, solo 500 mila persone hanno la possibilità di far valere la propria opinione. Tutti gli altri sono tagliati fuori da qualsiasi opportunità d’influenza diretta sulle decisioni e sulle scelte – che piccole o grandi che siano, pur li riguardano direttamente – se non fosse per quelle che vengono definite come “modalità organizzative della democrazia”.  La possibilità, cioè, di  poter partecipare e di poter pesare collettivamente sulle decisioni importanti, diventando così cittadini.

È questa la differenza sostanziale che corre tra un cittadino ed un suddito. I cittadini hanno il potere di scegliere la loro guida, e di la possibilità di utilizzare questo potere influenzandone le decisioni.

I sudditi invece, non possono che subire.  Sia che si trovino sotto l’egida di regimi miti, sia di regimi violenti e totalitari, la dignità della persona e del cittadino in quanto tale, né è comunque compromessa.

Noi siamo uno strumento importante per garantire a milioni di persone l’opportunità di farsi sentire, di dar loro voce sulle grandi questioni e le grandi sfide che i nostro paese si trova ad affrontare quotidianamente. Ciò consente loro di non ridursi a semplici sudditi, ma di essere cittadini.  Questa è la nostra forza ed il nostro dovere.

Più di una volta, come credo anche voi,  mi sono interrogato sul senso del nostro essere sindacalisti. Mi sono chiesto perché sono e mi sento un sindacalista. 

Il nostro lavoro è fatto di trattative, riunioni, discussioni, dibattiti finalizzati a trovare le soluzioni ai problemi del paese. È fatto di adrenalina e passione. Tuttavia, dopo molti anni, ci si ritrova a riflettere sul senso più profondo del nostro operato. Alle volte si arriva anche a metterlo in dubbio. Alla fine però ci si accorge che il nostro lavoro è pieno di valore e significato. È l’orgoglio di esserci, di dare il proprio contributo, di tutelare gli interessi della maggioranza dei cittadini.

Lavoriamo ogni giorno per dare più valore al lavoro di milioni di persone, per costruire insieme ad esse una società migliore, garantendo loro il riconoscimento di tutti i diritti. È questa la forza del nostro essere sindacalisti, questa la ragione per cui abbiamo scelto di intraprendere questa professione.

Tra la Uil e la Uilp ci deve essere osmosi. Se la Uilp cresce, cresce anche la Uil. È su questa importante base che si fondano i nostri rapporti, anche nei momenti in cui si discute sulla ripartizione delle risorse per il buon funzionamento dell’intera organizzazione. Su questo tema non c’è alcun conflitto. L’unico interesse della Confederazione è che le entrate siano finalizzate alla crescita. È questa la nostra idea di osmosi. 

Forse non si tratta dell’idea migliore, ma sono convinto della sua efficacia. In Italia il principio del corporativismo non ha mai preso piede, per merito di tutti quelli che ci hanno preceduto. Il Sindacato è sempre stato e continuerà ad essere confederale, tutelando tutti indistintamente, e non discriminando i lavoratori dai pensionati. Il senso di questo principio sta nell’avere degli interessi comuni ed unire le forze. È necessario valorizzare questo legame di osmosi, saperlo organizzare al meglio e renderlo più forte per consolidare la nostra organizzazione.

Credo davvero in questo principio, e lo applico quotidianamente anche nei confronti dei segretari delle camere sindacali. Le parole di Silvano non sono una rappresentazione unilaterale e deformata della realtà, ma l’interpretazione oggettiva della quotidianità. Perché il principio dell’osmosi sia davvero efficace per il nostro sindacato, è necessario, però, cambiare la mentalità di molti segretari delle camere sindacali e delle segreterie regionali.

Solo così potremmo davvero essere importanti ed avere più potere, anche quando non sarò più io il Segretario Generale della Uil.

Un’organizzazione è tanto più influente ed importante quanto più è in grado di risolvere concretamente i problemi, e di rispondere alle sfide che la società le propone.

Un’organizzazione debole con pochi iscritti e con problemi finanziari non sarà mai autonoma, ma soggetta al condizionamento delle organizzazioni più forti ed indipendenti, dal  punto di vista politico ed economico.

È questo il senso del nostro lavoro: fare in modo che milioni di persone, lavoratori e pensionati,  possano condurre una vita dignitosa, e godere dei vantaggi e dei diritti che gli spettano.

Solo la consapevolezza di essere stati realmente utili a milioni di persone, potrà consentirci di essere soddisfatti delle nostre azioni e dell’impegno profuso nel corso degli anni. 

Questo è il nostro obiettivo. Non è sempre semplice però raggiungerlo. Ad esempio, non siamo riusciti a trasmettere il principio secondo cui le pensioni non sono una concessione del principe, ma un diritto, guadagnato lavorando. 

Una larga parte dell’opinione pubblica e della classe dirigente continua a dare un’immagine falsata del concetto di “pensione”, che resta un gesto di solidarietà per la sinistra, e un gesto di compassione per la destra. A nessuno di loro sfiora l’idea che la pensione sia un diritto guadagnato. È su questo fronte che dobbiamo continuare a batterci, perché  si tratta  di tutelare la dignità e i diritti di persone che hanno lavorato per tutta la propria vita, e che, con il loro lavoro, hanno contribuito a rendere questo paese più grande e più ricco.

Gli italiani negli ultimi 50 anni sono riusciti hanno saputo trasformare un paese agricolo e semi distrutto in uno dei dieci paesi più ricchi al mondo. Ci auguriamo che i nostri giovani siano in grado di continuare lungo questo cammino e che il sindacato sia in grado di seguirli. Per questo abbiamo bisogno di una Confederazione forte, capace di influire sugli orientamenti, sulle decisioni, sulla coscienza e sul modo di pensare dei cittadini italiani. Questo è il nostro vero traguardo. 

Silvano Miniati ha rappresentato per l’Organizzazione la personificazione di questa nostra idea di sindacato e di sindacalista, lavorando in maniera eccezionale.

E’ legittimo avere opinioni differenti sulle sue opinioni sindacali e politiche, ma Silvano, per lunghi anni, è stato sempre rigoroso e coerente prima con sé stesso e poi con gli altri. Dal punto di vista politico e morale, Silvano è stato un vero sindacalista. Il fatto che io abbia avuto da ridire sulle sue scelte e sulle sue azioni è solo una leggenda metropolitana. Ho sempre considerato Silvano, e considero tutt’ora Silvano un dirigente Uil di grande valore. Nonostante le note differenze politiche, nutro grande rispetto ed ammirazione per lui e per il modo in cui ha portato avanti il suo compito alla testa della Uilp, non chiedendo mai nulla all’organizzazione, ma impegnandosi per dare ad essa il meglio di sé. Seguendo il bellissimo esempio di Kennedy, non si è mai chiesto  cosa la Uil poteva dargli, ma cosa lui poteva dare alla Uil ed alla Uilp. 

Anche per questa ragione, Silvano non andrà via dalla Uil, ma ricoprirà altri incarichi. È una risorsa che l’Organizzazione non può perdere.

La storia della Uil è fatta da grandi uomini che la compongono e che in essa credono. La sua forza non si basa solo sulle politiche, sulle ideologie, ma anche sulla qualità dei suoi militanti, dai quali dipende il successo o l’insuccesso delle sue azioni. Silvano Miniati è uno di questi.

Il nuovo Segretario Generale è un Sindacalista di grande esperienza e capacità, che ha saputo guidare al meglio la categoria, rendendola bella ed importante. Non ci resta che augurargli buon lavoro.

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